Ultim’ora – Bufera su meloni dopo la sua dichiarazione: Ecco cosa ha detto sul Referendum – VIDEO

Roma, 2 giugno 2025 – Un terremoto politico ha scosso la Festa della Repubblica. In un giorno carico di significato per la storia democratica del Paese, Giorgia Meloni ha annunciato pubblicamente che, in occasione dei referendum dell’8 e 9 giugno, si recherà al seggio ma non ritirerà alcuna scheda. Una dichiarazione che ha immediatamente sollevato polemiche trasversali, a cominciare dal leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.

L’ex premier ha definito la scelta di Meloni “indignante ma non sorprendente”, sottolineando come la presidente del Consiglio abbia sempre ignorato le istanze dei lavoratori, dei giovani precari e di chi ogni giorno affronta le difficoltà del lavoro senza le tutele necessarie. “In quasi trent’anni di politica – ha scritto Conte sui social – non ha fatto nulla per tutelare chi si spacca la schiena ogni giorno, chi è costretto a rincorrere contratti a termine e sicurezza minima sui luoghi di lavoro”.

Ma ciò che ha fatto più scalpore è la tempistica dell’annuncio: proprio il 2 giugno, anniversario del referendum istituzionale che nel 1946 sancì la nascita della Repubblica Italiana e vide per la prima volta le donne italiane recarsi alle urne. “È vergognoso – ha detto Conte – che un messaggio di astensione rispetto a una scelta cruciale venga lanciato nel giorno che celebra la sovranità popolare e il diritto di voto conquistato con fatica, anche dalle donne”.

Conte ha poi citato Teresa Mattei, la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, ricordando come si sia battuta affinché la libertà e l’uguaglianza venissero riconosciute “di fatto” e non solo a parole. “Non sono liberi e uguali di fatto – ha aggiunto – i lavoratori che non possono difendersi da licenziamenti, dal precariato, dagli incidenti sul lavoro”.

Il messaggio dell’ex premier si è concluso con un appello forte alla mobilitazione democratica: “Viva l’impegno e la partecipazione per migliorare le cose, viva il 2 giugno, viva la Repubblica”.

Nel frattempo, anche altri leader politici, come Riccardo Magi e Nicola Fratoianni, hanno criticato duramente la decisione di Meloni, definendola un invito implicito all’astensione e una “pantomima vergognosa” che mina la credibilità delle istituzioni proprio nel giorno in cui si celebra la scelta democratica degli italiani.

Il rifiuto della scheda da parte di un elettore è legittimo, ma non viene conteggiato tra i votanti. Proprio per questo, la scelta di Meloni appare ancor più significativa sul piano simbolico: si tratta, nei fatti, di un segnale politico che, secondo le opposizioni, ha come unico scopo quello di affossare la partecipazione e il raggiungimento del quorum.

In un contesto di crescente disaffezione verso la politica, la decisione della premier rischia di trasformarsi in un boomerang. I referendum dell’8 e 9 giugno chiamano i cittadini a esprimersi su temi fondamentali come il contrasto al precariato, la protezione contro i licenziamenti ingiustificati, la sicurezza sul lavoro e il riconoscimento del diritto di cittadinanza.

Invece di rilanciare la partecipazione, il governo sembra volerla frenare. Una mossa che ha riacceso il dibattito sull’importanza della democrazia diretta e sulla responsabilità istituzionale dei rappresentanti eletti. Se l’astensione diventa una strategia politica, il rischio è che a perdere sia proprio quel tessuto democratico che il 2 giugno si celebra.

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Conclusione:

Nel giorno che dovrebbe unire il Paese nel ricordo della nascita della Repubblica e del diritto al voto conquistato a fatica, la scelta di Giorgia Meloni di non ritirare le schede referendarie appare come un segnale divisivo e strategico. Mentre l’astensionismo viene ormai usato come strumento politico, le opposizioni richiamano l’urgenza di difendere la partecipazione democratica, in particolare su temi che toccano la vita concreta di milioni di cittadini. I referendum dell’8 e 9 giugno rappresentano un’occasione per riaffermare la centralità dei diritti sociali e del lavoro: rinunciare a parteciparvi, soprattutto da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, rischia di svuotare di senso la democrazia stessa. Per molti, oggi più che mai, votare sarà un gesto di resistenza civile.
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