Ultim’ora – Caso Santanché – Visibilia – Arrivano le riformulazioni delle accuse – La data del processo è il…

La Procura di Milano ha aggiornato i capi d’imputazione nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè e degli altri coinvolti nel processo Visibilia, con accuse che restano incentrate sul reato di falso in bilancio. I pubblici ministeri Marina Gravina e Luigi Luzi, su indicazione del tribunale, hanno ampliato e reso più dettagliate le contestazioni, pur sottolineando che si tratta di precisazioni e non di modifiche radicali. L’udienza è stata rinviata al 10 giugno, quando si discuteranno anche le eccezioni sollevate dalle difese.

Il nuovo atto, lungo quindici pagine, chiarisce i ruoli ricoperti dai singoli imputati in relazione ai bilanci approvati, con un’attenzione particolare alla posizione di Santanchè, che è stata presidente del gruppo Visibilia dal 2017 al 2021 e viene ora indicata come “soggetto economico di riferimento” dell’intera realtà aziendale. In aggiunta, le viene imputata la presunta alterazione del bilancio 2019 di Visibilia srl in liquidazione, società che all’epoca vedeva la senatrice di Fratelli d’Italia nel ruolo di amministratore unico.

Il procedimento giudiziario vede imputate in totale diciassette persone, tra cui alcuni familiari della ministra: il compagno Dimitri Kunz, l’ex partner Giovanni Canio Mazzaro, la sorella Fiorella Santanchè, la nipote Silvia Garnero, oltre alla stessa Visibilia srl in liquidazione. Le accuse riguardano i bilanci dal 2019 al 2023, con ipotesi di irregolarità e manipolazioni finalizzate – secondo i pm – a trarre benefici personali o per altri soggetti.

Nel testo dell’accusa, i magistrati descrivono un quadro nel quale gli amministratori e i sindaci avrebbero agito con dolo, omettendo controlli previsti dalla legge, validando documenti contabili che presentavano informazioni false o distorte, capaci di trarre in inganno i soci e il pubblico. Le irregolarità sarebbero state commesse «con più azioni esecutive riconducibili a un medesimo disegno criminoso» e riferite agli anni dal 2016 al 2022.

In particolare, i sindaci sono accusati di non aver svolto le attività di vigilanza e verifica, pur approvando bilanci che, secondo la Procura, non rispecchiavano la realtà economica e patrimoniale della società Visibilia Editore spa. Tutto questo, scrivono i magistrati, avrebbe prodotto un indebito vantaggio per alcune persone, a danno della trasparenza e dei diritti degli investitori.

La testimonianza dell’ex socio Giuseppe Zeno

Presente in aula anche Giuseppe Zeno, ex socio di Visibilia, da cui partì l’iniziativa che ha portato all’apertura dell’indagine. A margine dell’udienza, Zeno ha raccontato ai cronisti di aver cominciato a nutrire dubbi quando, nonostante le ripetute richieste, non riceveva informazioni chiare e dettagliate né dal collegio sindacale – in particolare dal dottor Gabelli – né dal consiglio di amministrazione presieduto da Daniela Santanchè.

“Avevamo tutto il diritto, come soci, di avere accesso a determinate informazioni. Ma quelle informazioni non ci venivano fornite in modo trasparente, così ci siamo rivolti al tribunale.”

Zeno ha spiegato che, dopo aver esaminato più a fondo i documenti contabili, ha individuato alcune anomalie nei bilanci che hanno spinto lui e altri soci a scrivere agli organi di controllo, tra cui Consob e Banca d’Italia. Le loro segnalazioni hanno infine portato alla presentazione di un esposto ex articolo 2409 del Codice Civile, nel giugno 2022, che ha aperto la strada all’indagine e al processo odierno.

“Se oggi ci troviamo di fronte a un rinvio a giudizio, significa che qualcosa non quadrava. Poi, certo, bisognerà attendere i tre gradi di giudizio, ma intanto il percorso giudiziario è partito.”

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Conclusione: un processo emblematico per la trasparenza e la fiducia nelle istituzioni

Il caso Visibilia rappresenta molto più di una vicenda aziendale con risvolti giudiziari: è un banco di prova sulla credibilità delle istituzioni, su come viene gestita l’informazione finanziaria, e sul comportamento di figure pubbliche che occupano oggi ruoli di governo. Le contestazioni rivolte a Daniela Santanchè mettono al centro un interrogativo cruciale: è compatibile la permanenza al governo con accuse così gravi, anche in fase preliminare?

In attesa dell’esito del processo, resta il nodo politico e morale: quale esempio si dà ai cittadini quando trasparenza e responsabilità vengono percepite come optional, anziché come doveri imprescindibili?

Il 10 giugno si tornerà in aula. Ma intanto, il dibattito – nelle aule e fuori – è già cominciato.

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