Ultim’ora – Caso Todde – Arriva la svolta – Ecco cosa ha chiesto la Procura adesso – Esulta il M5S?

Svolta clamorosa nel caso che da mesi agita la politica sarda e nazionale. La procura di Cagliari ha chiesto al Tribunale civile di annullare la decadenza della presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, decretata a dicembre per presunte irregolarità nelle spese elettorali. Secondo i magistrati Guido Pani e Diana Lecca, le violazioni contestate – pur esistenti – non sono sufficientemente gravi da giustificare la perdita del mandato. Un cambio di passo inatteso che potrebbe ribaltare il verdetto e confermare definitivamente Todde alla guida dell’isola.

La vicenda giudiziaria

Tutto inizia dopo le elezioni regionali del febbraio 2024, vinte da Alessandra Todde con il sostegno del Movimento 5 Stelle e del centrosinistra. A dicembre, il Collegio regionale di garanzia elettorale della Corte d’Appello di Cagliari emette un’ordinanza-ingiunzione: secondo il collegio, ci sono irregolarità formali e sostanziali nel rendiconto delle spese della campagna elettorale. Tra le contestazioni, l’assenza di un mandatario elettorale, obbligatorio per legge, e il fatto che alcune spese sarebbero state pagate direttamente dalla presidente, cosa vietata.

Il collegio infligge così due sanzioni: una multa da 40mila euro e soprattutto la decadenza dalla carica. Una misura che avrebbe avuto un impatto politico devastante: Todde sarebbe stata costretta a lasciare la presidenza dopo appena pochi mesi, aprendo un vuoto istituzionale e probabilmente nuove elezioni.

I legali della governatrice impugnano subito l’ordinanza davanti al Tribunale ordinario di Cagliari, sostenendo l’irregolarità e la sproporzione del provvedimento. Il procedimento si apre ufficialmente il 20 marzo 2025.

Il colpo di scena

Nelle conclusioni depositate in queste ore, la procura accoglie in parte le argomentazioni della difesa. Ammette che il rendiconto della presidente presenta “ambiguità e carenze”, ma ritiene che le violazioni non abbiano il peso giuridico e politico tale da giustificare la decadenza. Di qui la richiesta al collegio giudicante di annullare la sanzione più grave e di valutare invece una riduzione della multa pecuniaria.

La palla ora passa al collegio della prima sezione civile del Tribunale di Cagliari, presieduto dal giudice Gaetano Savona, che deciderà nell’udienza del 22 maggio. In quella sede verranno discussi anche i ricorsi presentati da altri soggetti coinvolti, tra cui lo stesso Collegio regionale di garanzia, che si è opposto all’impugnazione della presidente.

La reazione del Movimento

Il Movimento 5 Stelle, che ha difeso fin dall’inizio l’operato di Todde, accoglie con soddisfazione la mossa della procura. “Siamo sempre stati convinti della correttezza della presidente e questa richiesta conferma quanto abbiamo sempre sostenuto”, si legge in una nota ufficiale diffusa dal gruppo M5S sardo. E ancora: “La presidente continui a fare il suo lavoro, a testa alta, come ha sempre fatto. Noi continueremo a difendere il buon governo della Sardegna”.

Dietro le parole del Movimento, c’è la convinzione che il procedimento sia stato anche uno strumento di pressione politica, usato per tentare di delegittimare una figura scomoda alla destra e ai poteri locali consolidati. “Nonostante qualcuno cerchi costantemente di ostacolare il lavoro della giunta, noi andiamo avanti per difendere i diritti dei sardi e della Sardegna”, conclude il comunicato.

Il contesto politico

Alessandra Todde è la prima presidente donna della Sardegna, eletta al termine di una campagna combattuta, che ha visto il Movimento 5 Stelle tornare protagonista nel Mezzogiorno. La sua elezione è stata interpretata come un segnale di discontinuità e rinnovamento, ma anche come un duro colpo per il centrodestra, che negli anni passati aveva consolidato il controllo sull’isola.

Le contestazioni sulle spese elettorali – sebbene in parte fondate – hanno subito assunto un valore politico nazionale, con attacchi incrociati tra le forze di governo e di opposizione. Da mesi, la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni ha lanciato ripetute accuse, parlando di “gravi irregolarità” e chiedendo a Todde di dimettersi. Ma ora la posizione della procura potrebbe indebolire questa linea e rafforzare l’immagine della presidente come vittima di un accanimento politico-giudiziario.

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La posta in gioco

La decisione del Tribunale del 22 maggio sarà cruciale non solo per il futuro di Todde, ma anche per la stabilità della giunta regionale e per l’intera strategia del Movimento 5 Stelle nel Sud. Un’eventuale conferma della decadenza porterebbe all’apertura di una crisi politica profonda, mentre l’annullamento della sanzione – come ora chiede anche la procura – rafforzerebbe la presidente e rilancerebbe il M5S come forza di governo affidabile anche nei territori.

Per ora, da Cagliari a Roma, si attende il verdetto. Ma un dato è certo: il caso Todde non è chiuso. E la politica, come spesso accade, si gioca anche nei dettagli delle carte processuali.

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