Ultim’ora – Caso Visibilia – Santanché, ecco cosa è successo nell’udienza – La decisione è stata di… –

Una nuova pausa giudiziaria nel caso Visibilia. La giudice per l’udienza preliminare Tiziana Gueli ha deciso di sospendere per almeno quattro mesi il procedimento che vede imputata la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, insieme al compagno Dimitri Kunz e ad altri tre coindagati, tra cui due società del gruppo editoriale Visibilia.
L’accusa, come noto, è quella di truffa aggravata ai danni dell’Inps, legata alla presunta gestione irregolare della cassa integrazione Covid per dipendenti formalmente in smart working ma, secondo la Procura, impiegati in altre attività.

La decisione della giudice: udienza rinviata al 20 febbraio

La gup Gueli ha “congelato” il procedimento fino al 20 febbraio 2026, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sul conflitto di attribuzione sollevato dal Senato della Repubblica contro la Procura di Milano.
Palazzo Madama contesta, infatti, l’utilizzabilità di alcuni atti d’indagine, ritenendo che l’autorità giudiziaria abbia violato le prerogative parlamentari della ministra Santanchè nel corso delle indagini preliminari.

Si tratta di un passaggio procedurale delicato, che potrebbe bloccare il processo per diversi mesi: i tempi di decisione della Consulta, infatti, potrebbero allungarsi anche fino a otto mesi o un anno, secondo fonti giudiziarie.

Il conflitto tra Senato e Procura di Milano

Il nodo ruota attorno al principio di insindacabilità delle attività parlamentari: secondo il Senato, alcune conversazioni e documenti acquisiti dalla Procura rientrerebbero nella sfera coperta da tale tutela, e quindi non dovrebbero essere utilizzati nel processo.
La Procura, al contrario, ritiene che si tratti di atti estranei all’attività politica e quindi pienamente legittimi.

Il conflitto di attribuzione, approvato a maggioranza dal Senato, ha spaccato l’Aula e sollevato forti polemiche sull’opportunità di un intervento politico a difesa di una ministra indagata.

L’accusa: truffa aggravata ai danni dello Stato

Secondo l’impianto accusatorio, Santanchè e gli altri imputati avrebbero falsamente dichiarato la sospensione dal lavoro di alcuni dipendenti di Visibilia, ottenendo così i benefici della cassa integrazione in deroga durante il periodo pandemico.
In realtà, sostiene la Procura, i lavoratori continuavano a operare regolarmente per le società del gruppo.
Un meccanismo che, se confermato, configurerebbe una truffa aggravata ai danni dell’Inps, con un indebito vantaggio economico stimato in alcune decine di migliaia di euro.

La ministra ha sempre respinto ogni accusa, parlando di una “campagna mediatica orchestrata” e rivendicando la correttezza del proprio operato e delle aziende di cui è stata socia o amministratrice.

Un procedimento sospeso tra politica e giustizia

La sospensione dell’udienza preliminare arriva in un clima di crescente tensione politica e giudiziaria.
Il governo Meloni ha finora difeso Santanchè, pur con qualche malumore interno, ma l’inchiesta rappresenta un punto sensibile per l’immagine dell’esecutivo.
In Parlamento, le opposizioni – in particolare il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico – hanno parlato di “uso strumentale delle istituzioni”, denunciando il conflitto sollevato dal Senato come un “atto di protezione politica” nei confronti della ministra.

Prossimi passi: la parola alla Consulta

Ora tutto dipende dalla Corte Costituzionale, che dovrà stabilire se gli atti contestati siano utilizzabili o meno nel processo.
Fino a quella pronuncia, il procedimento rimane formalmente sospeso, e di fatto bloccato per mesi.

Solo dopo il verdetto della Consulta, la giudice Gueli potrà decidere se rinviare a giudizio Santanchè e gli altri imputati o disporre l’archiviazione.

Nel frattempo, la ministra resta al suo posto, ma l’ombra del caso Visibilia continua ad allungarsi sul governo e su un processo che, a oggi, resta uno dei più delicati intrecci tra politica, affari e giustizia della legislatura.

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In conclusione, il caso Visibilia entra in un congelatore istituzionale: fino alla decisione della Corte costituzionale, il procedimento resta sospeso e la politica si prende la scena. La scelta della gup Gueli di rinviare al 20 febbraio 2026 certifica che il nodo vero non è (ancora) la responsabilità penale degli imputati, ma l’utilizzabilità degli atti contestati nel conflitto tra Senato e Procura di Milano.

La posta in gioco è doppia: giuridica, perché se la Consulta limiterà il perimetro probatorio l’impianto accusatorio potrà indebolirsi; politica, perché la sospensione alimenta l’idea di un intervento parlamentare a tutela di una ministra sotto inchiesta, con ricadute sull’immagine del governo. Solo dopo il verdetto della Consulta la giudice potrà decidere rinvio a giudizio o archiviazione. Fino ad allora, Santanchè resta al suo posto e il procedimento resta un test sensibile sull’equilibrio tra prerogative parlamentari e autonomia della giurisdizione.

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