Autonomia strategica nel campo largo
Alla Festa del Fatto Quotidiano, sul palco del Circo Massimo, Giuseppe Conte ha voluto marcare con chiarezza la linea del Movimento 5 Stelle. Intervistato da Luca De Carolis e Peter Gomez, l’ex premier ha ribadito che con il Partito democratico esiste un percorso comune, ma che non si può parlare di alleanza automatica:
“Non ci possiamo dichiarare alleati. Siamo una forza diversa, con una storia diversa dalla Quercia coi cespugli intorno. Ogni giorno lavoriamo per costruire un progetto per contrastare questa destra estremista. Ma alleati saremo solo quando convergeremo su un progetto progressista, nero su bianco”.
Conte ha così rivendicato l’autonomia strategica del Movimento, respingendo l’idea di ridursi a “cespuglio” della sinistra, pur ribadendo la necessità di un fronte alternativo alla destra di Giorgia Meloni.
Renzi, le “accozzaglie” e l’affidabilità
Uno dei passaggi più discussi è stato quello sull’eventuale ruolo di Matteo Renzi in una futura coalizione. La platea ha reagito con fischi all’ipotesi, ma Conte ha frenato i personalismi:
“Non rimaniamo appesi ai nomi, ci siamo già passati. Faremo di tutto per evitare accozzaglie o armate Brancaleone. Serve un progetto serio, non basta mettere insieme sigle solo per vincere”.
Il leader pentastellato ha parlato di affidabilità come requisito imprescindibile: senza basi solide, ha detto, si rischierebbe la fine dell’Unione di Prodi.
Un programma alternativo alla destra
Conte ha tracciato anche alcune priorità programmatiche del M5s: sostegno alle piccole e medie imprese artigiane, lotta ai poteri forti e alla speculazione finanziaria, tassazione dei grandi patrimoni e dei profitti bancari record, che non vengono redistribuiti a famiglie e imprese.
“Non permetteremo che si arricchiscano i signori della guerra. E anche su sicurezza e sanità abbiamo tanto da dire”, ha aggiunto, indicando la volontà di costruire un programma progressista e credibile, non solo un cartello elettorale.
Attacco al controllo mediatico del governo
Conte non ha risparmiato critiche al governo Meloni, accusato di avere occupato l’informazione televisiva:
“Mi piacerebbe verificare il consenso se non avessero occupato i canali televisivi Mediaset e Rai, con tutte le testate affidate a editori vicini alla maggioranza. La situazione oggi è peggiorata rispetto a Berlusconi: lui era un editore e il conflitto era evidente, oggi invece lo si prende sotto gamba”.
Un affondo che lega il tema della democrazia e del pluralismo informativo alla tenuta stessa del consenso dell’esecutivo.
Il messaggio di Conte alla Festa del Fatto è stato duplice: da un lato la volontà di collaborare con il Pd per costruire un’alternativa alla destra, dall’altro il rifiuto di accettare formule improvvisate o coalizioni “di comodo”. Non una rincorsa a Palazzo Chigi per sé stesso, ha ribadito, ma un percorso di cambiamento “con obiettivi strategici chiari e preannunciati”.
In un clima politico polarizzato, le sue parole hanno offerto una bussola: il campo largo non come necessità numerica, ma come progetto condiviso, capace di reggere nel tempo e di opporsi all’egemonia della destra meloniana.
Leggi anche

Italia in stato di Emergenza – Ecco cosa hanno deciso a Palazzo Chigi poco fa – SHOCK
L’annuncio è arrivato al termine del Consiglio dei ministri: lo stato di emergenza viene dichiarato per dodici mesi in seguito
VIDEO:
La Festa del Fatto ha segnato un passaggio chiave per Giuseppe Conte: il Movimento 5 Stelle non vuole limitarsi a fare da spalla al Pd, ma punta a guidare un progetto alternativo fondato su coerenza, contenuti e credibilità. Nessuna “accozzaglia”, nessun cartello elettorale improvvisato: la sfida è costruire un fronte progressista che non si pieghi ai poteri forti né alle scorciatoie mediatiche del governo Meloni. La bussola di Conte è chiara: autonomia strategica, radicamento sociale e un programma che rimetta al centro giustizia sociale, lavoro e democrazia. Solo così il campo largo potrà trasformarsi da somma di sigle a vera alternativa di governo.



















