Una raffica di accuse, su più dossier, in poche ore. Intervistato al Tg3 (con dichiarazioni rilanciate dalle agenzie e con un passaggio annunciato per “Linea Notte”), il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha incalzato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su cinque fronti: legge elettorale, Ucraina, sicurezza, politiche sociali ed economiche e riforma della giustizia, aggiungendo poi un duro giudizio sulla linea del governo rispetto alla crisi in Venezuela e al ruolo degli Stati Uniti.
Il filo conduttore è politico: Conte punta a mettere in discussione l’efficacia dell’azione di governo e, allo stesso tempo, a contestare il metodo con cui l’esecutivo affronterebbe i passaggi più delicati, dalla legge elettorale alle riforme istituzionali.
Legge elettorale, Conte frena le “consultazioni” a Palazzo Chigi: “Confronto in Parlamento”
Sul tema della legge elettorale, Conte ha detto di ritenere “opportuno confrontarsi in Parlamento”, intervenendo sulla possibilità che sia la premier a guidare eventuali consultazioni. Il riferimento è anche a precedenti incontri a Palazzo Chigi: Conte ha ricordato “l’ultima volta” in cui l’opposizione sarebbe stata convocata sul salario minimo, sostenendo che, dopo essere stata “ascoltata con grande attenzione”, sarebbe stata “rimandata a casa”; poi, ha aggiunto, il governo “ha aumentato gli stipendi a ministri e sottosegretari”.
Il messaggio è doppio: da un lato Conte rivendica il luogo istituzionale del confronto (le Camere), dall’altro segnala una sfiducia verso tavoli a Chigi che, nella sua ricostruzione, non porterebbero a risultati concreti per le proposte dell’opposizione.
Ucraina, la stoccata più diretta: “Se Meloni ora parla di dialogo con Putin, ammette il fallimento”
Sul dossier Ucraina, Conte ha attribuito a Meloni una scelta di campo netta negli ultimi anni e ha trasformato l’eventuale apertura a un dialogo in un’ammissione politica: secondo il leader M5S, dopo aver “scommesso sulla vittoria militare sulla Russia a favore dell’Ucraina”, la premier, invitando ora a “parlare con Putin”, finirebbe per “ammettere il suo fallimento”.
Conte ha rivendicato la posizione del Movimento: “Noi lo abbiamo detto sin dall’inizio”, ha dichiarato, sostenendo quindi una linea che, nelle sue parole, sarebbe stata coerente e anticipatrice rispetto a un possibile cambio di impostazione.
Sicurezza: “Il primo nemico è questo governo. Con le loro norme fanno scappare spacciatori e delinquenti”
Sul terreno che più spesso la maggioranza rivendica come identitario, Conte rovescia l’accusa. “Il primo nemico della sicurezza è questo governo”, ha detto, motivando l’affondo con una critica specifica alle norme varate dall’esecutivo: secondo Conte, con le “loro norme” arriverebbero addirittura a “far scappare spacciatori e delinquenti” perché “devono essere avvertiti prima dell’arresto”.
È un passaggio costruito per colpire al cuore la narrazione securitaria del governo: non solo promesse non mantenute, ma leggi che – nella lettura del leader M5S – produrrebbero effetti opposti rispetto all’obiettivo dichiarato.
Venezuela e Stati Uniti: “Azione da Far West. Meloni è suddita”
Sul piano internazionale Conte alza ulteriormente i toni parlando del Venezuela. Definisce l’azione degli Stati Uniti “in deroga al diritto internazionale”, un “atto gravissimo” che “prelude al Far West” e al “disordine internazionale” e che, aggiunge, “va condannato”.
Poi l’attacco politico alla premier: Conte sostiene che Meloni “non può dimostrare sudditanza” verso Washington e allarga l’elenco dei dossier citati: “la partita delle armi, dei dazi e dell’acquisto di gas americano” e “la tassazione dei giganti del web”. Una “sudditanza”, conclude, che “pagano a caro prezzo i cittadini italiani”.
Anche qui il bersaglio è duplice: la condotta statunitense viene criticata sul piano del diritto internazionale, mentre la postura del governo italiano viene contestata sul piano della sovranità e dei costi economici e sociali per il Paese.
Bilancio del governo: “Nulla su sanità e scuola, e sui salari reali tracollo”
Conte torna poi sul fronte interno, collegandosi alla conferenza stampa di inizio anno della premier. Dice che Meloni “aveva l’occasione per rispondere a sei milioni di cittadini italiani che hanno rinunciato alle cure”, ma che non ci sarebbe stato “niente sulla sanità”. Aggiunge: “nulla anche per quanto riguarda la scuola”, che – sostiene – “subirà dei tagli”.
Il leader M5S inserisce anche due indicatori economici nella sua critica: parla di un “crollo della produzione industriale” e di “salari reali che subiscono un tracollo”, e chiude con la domanda politica: “Quali misure reali ha portato?”. È l’impostazione classica del contro-bilancio: mettere al centro i temi sociali (sanità e scuola) e accusare il governo di non aver portato risposte concrete.
Giustizia e referendum: “Separazione delle carriere non aiuta i cittadini, serve ai politici”
Sul capitolo giustizia, Conte si concentra sulla separazione delle carriere. Il giudizio è netto: “La legge sulla separazione delle carriere non aiuterà in nulla i cittadini”, perché – sostiene – “non avranno processi più brevi”. E rilancia un’accusa politica: servirebbe “soltanto al governo di turno”, rendendo “i politici sempre più intoccabili” e permettendo di “sottrarsi alle inchieste della magistratura”.
È un passaggio che posiziona il Movimento su una linea di contrarietà frontale alla riforma, legandola non a una modernizzazione del sistema giudiziario ma a un interesse diretto della classe politica.
Campo largo e primarie: “Vediamo se e quando”
Infine, sul tema politico delle primarie nel campo largo in caso di modifica della legge elettorale, Conte non chiude ma non apre nemmeno: “Vediamo se e quando, e poi ci confronteremo”. Una risposta che segnala prudenza e rinvia la scelta a un eventuale cambio di scenario, cioè alla concreta modifica della legge elettorale.
Leggi anche

Figuraccia OLIMPICA RAI – Ecco cosa è successo – Telemeloni colpisce ancora? L’accaduto shock
La cerimonia d’apertura di Milano-Cortina doveva essere la vetrina perfetta: spettacolo, orgoglio nazionale, racconto all’altezza di un evento planetario. E
VIDEO
Una strategia a più livelli: delegittimare i risultati e contestare il metodo
Messe insieme, le dichiarazioni di Conte costruiscono una linea coerente:
sul metodo, chiede che il confronto (specie sulla legge elettorale) avvenga in Parlamento e non in incontri a Palazzo Chigi;
sui risultati, sostiene che il governo non porti “misure reali” su sanità, scuola e salari;
sulle riforme, definisce la separazione delle carriere inutile per i cittadini e utile ai politici;
sull’agenda internazionale, accusa Meloni di fallimento sull’Ucraina se apre al dialogo e di “sudditanza” verso gli Usa sul Venezuela e su altri dossier.
Il quadro che Conte prova a fissare è quello di un governo che, secondo lui, non solo non mantiene le promesse, ma si muove con scelte politiche che producono conseguenze negative: sulla sicurezza, sul welfare e sul peso dell’Italia nelle dinamiche internazionali.


















