ULTIM’ORA – Disastro PNRR? Fitto e Governo tremano… Arriva la Corte dei Conti e decide di…

Una fotografia allarmante, che getta più di un’ombra sulla narrazione trionfante del governo Meloni sull’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. È quella che emerge dalla Relazione semestrale della Corte dei Conti, che ha analizzato lo stato di avanzamento del Pnrr nel secondo semestre del 2024. Se da un lato si celebra il raggiungimento formale di tutte le 67 milestone e target previsti per il periodo, dall’altro i dati finanziari raccontano una realtà ben più problematica: la spesa reale resta drammaticamente indietro.

Obiettivi raggiunti solo sulla carta

Secondo i giudici contabili, il tasso di avanzamento “formale” del Piano è salito al 54%, con un incremento di 11 punti percentuali rispetto al semestre precedente. Tuttavia, questo dato risulta fortemente scollegato dalla reale messa a terra dei fondi, che resta insufficiente. A fine 2024, la spesa effettiva si è attestata a 63,9 miliardi di euro, ovvero solo il 33% delle risorse complessive e il 73% di quelle che avrebbero dovuto essere spese entro fine anno.

E il quadro peggiora se si considerano solo le risorse che richiedono una concreta attuazione da parte di enti centrali e locali, escludendo quindi misure automatiche come il Superbonus 110% o il piano Transizione 4.0. In quel caso, la spesa reale crolla al 21,9%.

“Uno sforzo notevole” per evitare il fallimento

La Corte dei Conti parla chiaro: per rispettare la scadenza improrogabile del 30 giugno 2026 – data di fine ufficiale del Pnrr secondo la normativa europea – servirà uno sforzo eccezionale. E le aree più critiche sono quelle della Missione 5 (Inclusione e coesione) e della Missione 6 (Salute), che continuano a registrare ritardi preoccupanti. Al contrario, la Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) è quella con il miglior tasso di avanzamento, pur fermandosi sotto il 48%.

Il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto e la premier Giorgia Meloni avevano più volte rassicurato sulla piena capacità del governo di gestire le risorse, ma la Corte mostra una realtà ben diversa. Né aiuta il fatto che, come rilevato nel report, manca ancora trasparenza sull’ennesima proposta di modifica inviata a Bruxelles, di cui non sono noti i dettagli.

Amministrazioni centrali e locali in affanno

Anche i dati disaggregati sugli enti attuatori sono eloquenti. Scuole, università e società pubbliche mostrano performance sopra la media, mentre amministrazioni centrali e agenzie accusano un ritardo medio dell’8%, e le amministrazioni locali segnano un meno 3,2%. In totale, il 71% delle misure con dotazione finanziaria non ha ancora superato il 25% di avanzamento della spesa, e quasi la metà si ferma addirittura sotto il 10%.

Anticipazioni di cassa e Comuni in trincea

Il sistema delle anticipazioni di liquidità, tanto criticato dai Comuni, secondo la Corte ha mostrato qualche miglioramento grazie all’innalzamento del tetto ordinario, che ha facilitato le richieste di erogazione. Ma permangono margini inutilizzati, con un tasso medio di anticipazione che si ferma al 23,2% delle somme disponibili. Dal 2021 al 2024, in totale, sono stati erogati 27,1 miliardi, con un trend in crescita ma ancora lontano dal necessario.

Fitto e Meloni nel mirino

Il giudizio della Corte, seppur espresso in linguaggio tecnico e prudente, rappresenta un duro colpo per il governo Meloni e per il ministro Fitto, responsabile del coordinamento del Piano. I numeri smontano la narrativa di successo: l’attuazione del Pnrr è in gravissimo ritardo, e il rischio di non rispettare la scadenza del 2026 è concreto.

La Corte parla di un “ritmo che stenta”, ma il rischio vero è che l’Italia si ritrovi a perdere risorse fondamentali per il rilancio economico e sociale del Paese. Il tempo stringe, l’Europa osserva. E le opposizioni preparano l’ennesimo affondo.

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Promossi solo sulle riforme

L’unico fronte su cui i giudici contabili registrano progressi “significativi” è quello delle riforme strutturali, in particolare nel settore dei contratti pubblici. Raggiunti gli obiettivi su project financing, numero di stazioni appaltanti qualificate (oltre 3.300) e formazione del personale pubblico (coinvolto almeno il 40%). Bene anche la semplificazione e digitalizzazione di 235 procedure e le misure per ridurre i tempi di pagamento nella PA.

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