Ultim’ora – E arriva anche la Corte dei Conti dal Ministro Matteo Salvini – Ecco cosa ha combinato

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano rallenta. A confermarlo non sono le opposizioni o fonti politiche, ma la Corte dei Conti. Nella relazione semestrale sull’attuazione del PNRR, l’organo di controllo ha evidenziato ritardi preoccupanti sulla spesa dei fondi europei. Tra tutti i settori, quello dei trasporti — sotto la responsabilità del ministro Matteo Salvini — è risultato il più problematico, con il più basso tasso di avanzamento finanziario.

Obiettivi raggiunti, ma la spesa non decolla

Formalmente, l’Italia ha rispettato gli obiettivi tecnici: tutti e 67 i traguardi fissati per la seconda metà del 2024 sono stati conseguiti, con un tasso di avanzamento del 54% sul totale del piano. Bene anche le riforme, in particolare quelle relative ai contratti pubblici. Ma la vera criticità è l’avanzamento finanziario: «Stenta a mantenere il ritmo prefissato», scrivono i giudici contabili.

Alla fine del 2024, la spesa effettiva ammonta a 63,9 miliardi di euro, pari al 33% delle risorse complessive del PNRR e al 73% di quelle programmate per l’anno. Se si considerano i crediti d’imposta, come il Superbonus e il piano Transizione 4.0, la percentuale reale di avanzamento scende al 21,9%.

Trasporti: Salvini sotto accusa

Il dato più allarmante riguarda la missione “Trasporti”, gestita direttamente dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Secondo la Corte dei Conti, il settore registra un tasso di realizzazione finanziaria di appena il 13%, il peggiore tra tutte le missioni del piano. Il dicastero ha giustificato i ritardi con “complessità esecutive”, “criticità esogene” e “eventi imprevisti di natura geologica”.

In particolare, sono segnalati forti ritardi nei progetti ferroviari ad alta velocità, soprattutto nel Sud:

Sulla linea Salerno–Reggio Calabria, la spesa è ferma al 3,54% rispetto all’8% previsto.

La Napoli–Bari è al 34,76%, molto al di sotto del 59% atteso.

Va meglio su tratti come la Palermo–Catania e il collegamento con l’Europa del Nord, ma il quadro complessivo è negativo.


Il problema è strutturale: il 71% delle misure con finanziamenti assegnati ha uno stato di avanzamento della spesa inferiore al 25%, e il 45% non supera neanche il 10%.

Il Movimento 5 Stelle parla di “fallimento tecnico e politico” e chiede un intervento urgente da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Anche ambienti europei, seppur informalmente, esprimono preoccupazione per la sostenibilità dei tempi del piano italiano.

Prospettive e rischi: revisione PNRR all’orizzonte

Il Ministero delle Infrastrutture ha ammesso che sono in corso interlocuzioni con le istituzioni europee per rivedere alcune scadenze e modificare progetti. Tuttavia, la Commissione europea ha già avvertito più volte che gli obiettivi devono essere rispettati per non perdere l’accesso ai fondi. Il rischio concreto è di dover rinunciare a parte dei finanziamenti se le milestone non verranno raggiunte in tempo.

La Corte dei Conti chiude la sua relazione con un monito:

> «Serve uno sforzo straordinario da parte di tutti i soggetti coinvolti per evitare che le risorse vadano disperse. I prossimi semestri saranno decisivi».

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Conclusione: un banco di prova per il governo Meloni

I ritardi sul PNRR, e in particolare sulle grandi infrastrutture, si trasformano in un problema politico per la maggioranza. Salvini, che aveva promesso cantieri veloci e opere simbolo del rilancio nazionale, si trova ora al centro della critica istituzionale più pesante. La premier Meloni, già sotto pressione su più fronti (dalla politica estera alla sanità), dovrà decidere se continuare a coprire l’operato del suo vice o intervenire per evitare che i ritardi sul PNRR si trasformino in un boomerang elettorale.

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