Non è la prima volta che Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e cognato della premier Giorgia Meloni, finisce nella bufera per una dichiarazione controversa. Stavolta il tema è il vino, e il risultato è una nuova ondata di critiche.
Durante una conferenza stampa alla stampa estera, in occasione della presentazione del docufilm Divinazione Expo 2024, Lollobrigida ha attribuito il calo dei consumi di vino in Italia alla “criminalizzazione” della bevanda da parte di una parte dell’opinione pubblica.
«Se tutte le mattine ti alzi e leggi qualche indemoniato che ti dice che il vino ti uccide, tu pure se ti piace non lo bevi più», ha detto il ministro, innescando immediatamente la polemica.
Ma non si è fermato lì. Ha poi aggiunto:
«Una nazione che ha da 4.000 anni il vino nella sua alimentazione è la più longeva d’Europa, mentre quelli che non ce l’hanno vivono di meno».
Secondo Lollobrigida, il nesso tra consumo di vino e longevità sarebbe «banalmente logico», anche se – ha ammesso – non esistono prove scientifiche certe.
“Criminalizzare il vino fa più danni dei dazi”: la difesa a spada tratta
Lollobrigida ha anche voluto difendere l’industria vitivinicola italiana, che nel 2024 ha raggiunto il record storico di esportazioni con un valore di 8,1 miliardi di euro.
«La crisi dei consumi interni c’è soprattutto per la criminalizzazione del prodotto», ha detto.
«Criminalizzare il vino può fare più danni di qualsiasi dazio», ha tuonato, sottolineando che il vino rappresenta un patrimonio culturale ed economico da tutelare.
Secondo il ministro, il vino è sotto attacco ingiustificato e il calo dei consumi non sarebbe un fenomeno naturale, ma il frutto di una campagna mediatica e culturale che ne demonizza l’uso.
Pioggia di critiche: “Parole irresponsabili e antiscientifiche”
Come prevedibile, le dichiarazioni del ministro hanno scatenato un’ondata di critiche, soprattutto dal mondo scientifico e medico.
Numerosi esperti hanno ricordato che l’abuso di alcol è una delle principali cause di malattie croniche e che anche il consumo moderato di vino non è privo di rischi, come dimostrano anni di studi epidemiologici.
«Non esiste alcuna evidenza scientifica che colleghi la longevità al consumo di vino», hanno ribadito diverse associazioni mediche, sottolineando che messaggi semplicistici e fuorvianti su temi così delicati possono avere conseguenze pericolose sulla salute pubblica.
Anche diversi esponenti politici, soprattutto delle opposizioni, hanno parlato di “uscita irresponsabile”, accusando il ministro di anteporre gli interessi commerciali del settore vitivinicolo alla tutela della salute dei cittadini.
Una lunga serie di uscite sopra le righe
Non è la prima volta che Francesco Lollobrigida si rende protagonista di dichiarazioni discutibili. In passato era già finito al centro delle polemiche per aver parlato di “sostituzione etnica” in relazione all’immigrazione e per aver definito il “cibo sintetico” un «attacco alla cultura italiana».
Ora, con questa nuova uscita sul vino, Lollobrigida si conferma come uno dei ministri più divisivi e chiacchierati del governo Meloni, sempre pronto a lanciarsi in dichiarazioni che infiammano il dibattito politico e mediatico.
La strategia dietro le gaffe? Attirare l’attenzione (anche a costo di scandalizzare)
Secondo diversi osservatori politici, dietro queste uscite non ci sarebbe solo superficialità, ma una precisa strategia comunicativa: polarizzare l’opinione pubblica, rafforzare il consenso di una certa base elettorale tradizionalista e spostare l’attenzione dai problemi concreti.
Ma il rischio, secondo molti, è che a forza di banalizzare temi delicati come salute, alimentazione e cultura del vino, si finisca per delegittimare il dibattito pubblico e pericolosamente confondere i cittadini su temi che meritano ben altra serietà.
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Le ultime dichiarazioni di Francesco Lollobrigida sul vino confermano il suo ruolo di protagonista di una comunicazione politica sempre più provocatoria e divisiva. Ancora una volta, il ministro dell’Agricoltura ha scelto di trasformare un tema complesso — quello del consumo di alcol e della salute pubblica — in una battaglia ideologica, mescolando tradizione, economia e slogan acchiappa-consensi.
Se da un lato la difesa del settore vitivinicolo può apparire legittima, dall’altro i toni usati e i messaggi lanciati rischiano di banalizzare il dibattito e di confondere l’opinione pubblica, ignorando la responsabilità istituzionale di chi ricopre un ruolo di governo.
Più che una semplice “gaffe”, questa uscita sembra l’ennesima tappa di una strategia mirata: alimentare la polarizzazione, cavalcare le tensioni culturali e attirare l’attenzione, anche a costo di sfidare evidenze scientifiche e di accendere scontri mediatici. Ma la domanda resta aperta: quanto può reggere, alla lunga, una politica basata sulle provocazioni?



















