ULTIM’ORA – Ecco chi potrebbe prendere il Posto di Chiara Appendino nel M5S – Il nome shock

Il Movimento 5 Stelle si prepara a una nuova fase interna, tra conferme, tensioni e possibili colpi di scena. Dopo le dimissioni di Chiara Appendino da vicepresidente, la guida di Giuseppe Conte si appresta a essere riconfermata dagli iscritti con un voto online che, di fatto, avrà valore simbolico: Conte è l’unico candidato in corsa, e nessuno dei venti sfidanti è riuscito a raccogliere le 500 firme necessarie.

Le riconferme: Taverna, Gubitosa e Turco restano al vertice

Secondo fonti interne, tre dei cinque vicepresidenti uscenti dovrebbero essere riconfermati:

Paola Taverna, storica figura del Movimento e voce molto influente,

Michele Gubitosa, considerato uno dei fedelissimi di Giuseppe Conte,

Mario Turco, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica durante il governo Conte II.


Tutti e tre hanno scelto la via del silenzio, evitando dichiarazioni ufficiali in attesa della votazione, ma l’intenzione di Conte sarebbe quella di garantire continuità nella squadra dirigente.

Ma la vera partita, nel Movimento, si gioca sulle nomine dei cinque vicepresidenti. È qui che emergono nuovi equilibri interni e il nome di Vittoria Baldino, giovane deputata calabrese, spunta con sempre maggiore forza come possibile sostituta di Appendino.

La nuova figura: Vittoria Baldino in pole per la vicepresidenza

Tra le new entry, il nome più forte è quello di Vittoria Baldino, deputata del Movimento e volto emergente nel Sud Italia.
Già considerata come possibile candidata alla presidenza della Calabria nelle scorse elezioni regionali, Baldino era stata scartata all’ultimo momento in favore di Pasquale Tridico, ex presidente dell’INPS.
La sua nomina a vicepresidente, spiegano fonti vicine a Conte, “sarebbe un riconoscimento per la sua lealtà e il lavoro svolto in una fase delicata per il Movimento”.

Nel nuovo assetto, Baldino rappresenterebbe la componente più giovane e radicata nel Mezzogiorno, un segnale politico importante in vista del rilancio post-elettorale.

Francesco Silvestri: la “ricompensa” per il passo indietro

Altro nome in corsa è quello di Francesco Silvestri, già capogruppo alla Camera.
Secondo indiscrezioni, Conte starebbe pensando di inserirlo nella nuova squadra per “riconoscenza politica”: Silvestri, infatti, avrebbe agevolato l’ascesa di Riccardo Ricciardi alla guida del gruppo parlamentare, accettando di farsi da parte.
Un gesto apprezzato dentro il Movimento, che ora potrebbe valergli un ritorno ai vertici.

Il “fattore Travaglio”: l’editoriale che può cambiare le carte

Ma a complicare i piani di Conte è arrivato oggi l’editoriale di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano, intitolato “Cassandra Appendino”.
Nel pezzo, il direttore del Fatto — storicamente vicino alle posizioni grilline — ha preso le difese, almeno in parte, dell’ex sindaca di Torino:

“Appendino ha un po’ ragione e un po’ torto. Ha sbagliato i tempi delle dimissioni, ma i fedelissimi di Conte farebbero bene ad ascoltarla, non a scomunicarla. Tenerla nel gruppo dirigente non sarebbe un segno di debolezza, ma di intelligenza politica.”

Un passaggio che molti, dentro il Movimento, hanno letto come un messaggio diretto a Conte, invitandolo a non chiudere del tutto la porta all’ex vicepresidente.
Per ora il leader M5S non ha replicato, ma il tema potrebbe riemergere dopo la riconferma formale alla presidenza.

La nuova fase si apre dopo giorni difficili per il M5S, tra sondaggi altalenanti e tensioni interne sulle alleanze con il Partito Democratico.
Conte punta a ricompattare il Movimento con una squadra che unisca esperienza e rinnovamento, ma l’uscita di Appendino e l’intervento di Travaglio rischiano di riaccendere il dibattito interno sulle origini e sull’identità del partito.

Il voto online si concluderà domenica, ma le manovre per la vicepresidenza sono già in corso. E in un Movimento da sempre imprevedibile, le carte potrebbero ancora cambiare all’ultimo momento.

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In conclusione, la riconferma di Giuseppe Conte appare scontata e simbolica; il vero banco di prova sarà la composizione delle vicepresidenze. Se da un lato la continuità con Taverna, Gubitosa e Turco garantisce tenuta dell’apparato, dall’altro l’eventuale ingresso di Vittoria Baldino segnerebbe un messaggio politico chiaro: rinnovamento generazionale e radicamento nel Mezzogiorno. La possibile promozione di Francesco Silvestri ricompone equilibri interni premiando la lealtà, ma riapre il tema della gestione del dissenso.

L’“effetto Travaglio” introduce un vincolo ulteriore: non bruciare Appendino, ma valorizzarne competenze e consenso. Conte dovrà quindi scegliere tra una squadra “blindata” e un esecutivo plurale che includa voci critiche. Da questo equilibrio—continuità vs. apertura, fedeltà vs. inclusione—dipenderanno identità, alleanze e capacità di rilancio del M5S nei prossimi mesi. Se la scelta apparirà chiara e coerente, il Movimento potrà uscire rafforzato; se prevarrà la logica delle correnti, il rischio è di trasformare una ratifica plebiscitaria in un’occasione mancata.

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