Giorgia Meloni è finita nuovamente ai margini del confronto tra i grandi leader europei sul dossier ucraino. Esclusa dall’incontro tra Francia, Germania, Regno Unito, Polonia e Ucraina, la presidente del Consiglio ha tentato di spiegare la sua assenza con una linea difensiva chiara: l’Italia non intende inviare truppe in Ucraina, e il vertice – a suo dire – verteva proprio su questo punto.
Ma a smentirla, poche ore dopo, è stato Emmanuel Macron. Il presidente francese, interpellato dai giornalisti, ha definito le parole di Meloni un “errore di interpretazione”. E ha rincarato: “Non abbiamo parlato di inviare truppe. Guardiamoci dal diffondere false informazioni, ce ne sono già abbastanza di quelle russe”. Un’affermazione che suona come una vera e propria accusa politica, e che ha sollevato interrogativi sulla credibilità della versione italiana.
Il gelo diplomatico e l’isolamento italiano
L’immagine che ha fatto il giro delle redazioni è inequivocabile: i leader europei e Volodymyr Zelensky riuniti senza l’Italia, mentre – secondo fonti francesi – durante l’incontro sarebbe stata effettuata anche una telefonata con Donald Trump per un aggiornamento post-negoziati. Una scena che ricorda quella dei funerali di Papa Francesco, in Vaticano, quando Meloni fu ignorata dai grandi della terra. O ancora la visita congiunta dei leader europei in Ucraina, a cui l’Italia aveva partecipato solo con un collegamento video.
Nel frattempo, la conferenza stampa della premier è stata annullata. Meloni si è limitata a rilasciare una dichiarazione a margine: “L’Italia ha già chiarito di non voler mandare truppe in Ucraina. Partecipare a incontri focalizzati su obiettivi che non condividiamo non avrebbe senso. Chi ci accusa dovrebbe avere lo stesso livello di coerenza”. Nessuna domanda, nessun contraddittorio.
Eppure, la giustificazione regge poco. La presidente del Consiglio aveva infatti partecipato a incontri simili in passato, come il vertice dei cosiddetti “volenterosi” a marzo, o quello in videocollegamento della settimana precedente. A rendere più fragile la sua posizione è stata proprio la netta smentita arrivata da Macron: “Abbiamo discusso di cessate il fuoco e di garanzie per la sicurezza dell’Ucraina. Nessuna menzione all’invio di truppe né oggi né domenica scorsa a Kiev”.
Le reazioni: “Fake news” e “figuracce”
Le parole del capo dell’Eliseo hanno trovato subito eco tra le opposizioni italiane. Giuseppe Conte ha commentato duramente: “Se vuoi tenere il piede in due o tre scarpe, alla fine non sei affidabile per nessuno. Meloni forse pensa che gli italiani siano ingenui, ma in realtà iniziano a capire come stanno davvero le cose”. Matteo Renzi ha parlato di “fake news rilanciate da chi si è escluso da sola”, mentre Angelo Bonelli (AVS) ha definito Meloni una “comparsa”. Per Peppe Provenzano (PD), si tratta dell’ennesima “figuraccia diplomatica”.
Un segnale evidente che, anche sul piano internazionale, la linea ambigua del governo italiano rischia di isolare Roma dalle decisioni cruciali per il futuro dell’Europa.
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Conclusione: un isolamento che pesa
L’esclusione di Giorgia Meloni dal vertice con i principali leader europei e il presidente ucraino Zelensky, seguita dalla smentita diretta di Emmanuel Macron, segna un nuovo punto critico nella posizione internazionale dell’Italia. La scelta di non partecipare, giustificata in nome della coerenza, è stata subito smascherata come debolezza diplomatica o, peggio, strumentalizzazione. In un momento in cui l’Europa prova a ricompattarsi intorno a un piano di pace e sicurezza, l’Italia rischia di restare ai margini delle decisioni che contano.
Più che un segno di coerenza, quello di Meloni appare come un passo indietro nel gioco geopolitico europeo. E a pagarne il prezzo potrebbe essere non solo la credibilità del suo governo, ma anche la voce dell’Italia nel cuore delle strategie continentali.



















