Una condanna senza appello: “Meloni vive di propaganda”
Giuseppe Conte non usa giri di parole. Il suo attacco frontale a Giorgia Meloni è uno dei più duri mai pronunciati negli ultimi mesi:
“E niente, Giorgia Meloni proprio non ce la fai! Non riesci a smetterla con la vuota propaganda e i tuoi falsi vittimismi. È più forte di te”.
L’ex premier accusa Meloni di continuare a fare politica solo attraverso “artifici”, comunicazione e slogan, senza affrontare con serietà i nodi centrali del Paese. Secondo Conte, il consenso dell’attuale premier si fonda su un castello di illusioni che non potrà reggere a lungo di fronte alla realtà.
Il caso rimpatri: la Corte UE smentisce il governo italiano
L’occasione per questa nuova offensiva politica è arrivata dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha bocciato il decreto del governo italiano in materia di rimpatri nei “Paesi sicuri”.
Conte riassume la decisione in modo netto:
“Il giudice italiano ha comunque il dovere di valutare caso per caso se il Paese d’origine è davvero sicuro. Il diritto europeo prevale su quello nazionale”.
Secondo l’ex premier, non si tratta di un nuovo principio, bensì di una regola basilare del diritto europeo:
“Basta leggere un manuale: il diritto europeo è sovra-ordinato alle norme dei decreti legge”.
Una bocciatura, quindi, ampiamente prevedibile per chi conosce le regole dell’Unione. Ma che ha colto Giorgia Meloni di sorpresa, tanto da spingerla a evocare complotti e “giustizia europea a orologeria”. Un’uscita che Conte bolla come:
“Una figuraccia. Immaginate i commenti, nelle varie cancellerie europee, di fronte a questa prova di ignoranza”.
La destra e la retorica dell’assedio
Dopo i fallimenti del “blocco navale” e della missione in Albania, per Conte Meloni cerca un nuovo nemico esterno: i giudici europei.
“Anche loro cattivi e politicizzati. Adesso a destra inizierà la grancassa di un governo incompreso ma deciso a difendere la sovranità italiana”.
Una narrazione che, secondo l’ex premier, serve solo a coprire l’assenza di risultati e l’incapacità di affrontare i problemi reali del Paese. E soprattutto a distrarre l’opinione pubblica da scelte di politica economica e internazionale che avrebbero dovuto essere evitate.
Le scelte sbagliate: un elenco di occasioni perse
Conte poi elenca punto per punto quelle che considera le “grandi colpe” del governo Meloni. Un memorandum implacabile:
1. Patto di stabilità europeo:
“Hai firmato un accordo che ci impone tagli al welfare per 13 miliardi l’anno”.
2. Riarmo UE:
“Hai accettato senza batter ciglio il piano tedesco per 800 miliardi in spese militari”.
3. Subalternità a Washington:
> “Hai promesso gas, armi e vantaggi fiscali alle multinazionali americane, senza nulla in cambio”.
4. Impegni Nato:
“Hai sottoscritto 445 miliardi di nuove spese militari nei prossimi 10 anni”.
5. Guerra dei dazi e Trump:
“Hai indebolito l’Europa, facendoti testa di ponte della vittoria di Trump”.
Per Conte, questi atti dimostrano che Meloni non sta difendendo l’interesse nazionale, ma si sta piegando a logiche esterne, ideologiche e geopolitiche, spesso in contrasto con i reali bisogni dei cittadini italiani.
La stoccata finale: “Gli italiani in difficoltà, tu dove sei?”
Il discorso si chiude con un richiamo alla realtà sociale del Paese, che Conte accusa la premier di ignorare:
“Ai problemi veri degli italiani, molti dei quali non possono permettersi una vacanza e non riescono ad arrivare a fine mese, ci pensi mai?”
Una domanda retorica che vuole essere una condanna politica e morale. Mentre il governo parla di sovranità e complotti, secondo Conte, l’Italia reale affonda tra disuguaglianze, povertà e precarietà.
Le parole di Conte non sono solo una critica: sono una dichiarazione di guerra politica. Il leader del M5S intende proporsi come alternativa radicale a un governo che considera pericoloso, incompetente e disconnesso dalla realtà. Lo scontro con Giorgia Meloni entra così in una nuova fase: personale, ideologica, senza sconti. E destinato a infiammare l’autunno politico.
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Lo scontro tra Giuseppe Conte e Giorgia Meloni ha ormai superato il confine del confronto politico per assumere i tratti di una contrapposizione personale e ideologica profonda. La bocciatura della Corte UE sui rimpatri è solo l’ultimo detonatore di una tensione crescente, che mette in discussione la legittimità stessa dell’azione di governo, non solo sul piano interno ma anche nel rapporto con l’Europa e con la realtà sociale del Paese.
Conte si propone come il volto di un’opposizione senza compromessi, decisa a smascherare – con numeri, sentenze e denunce – le contraddizioni di un esecutivo che, a suo dire, governa più con la propaganda che con i risultati. Per Meloni, la sfida non sarà solo politica, ma anche narrativa: riuscirà a mantenere il consenso mentre l’opposizione incalza sui fatti?
Quel che è certo è che, con questo affondo, il clima politico si radicalizza. E i cittadini, sempre più divisi e disillusi, rischiano di diventare spettatori di una battaglia che parla più di potere che di soluzioni concrete.



















