Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, lancia una provocazione durissima al governo Meloni dopo le polemiche scoppiate ad Ascoli Piceno attorno al caso della “fornaia antifascista”.
“Se oggi è motivo di identificazione il fatto di mettere uno striscione in casa propria in cui si dichiara l’antifascismo della nostra Costituzione, vediamo se identificheranno anche noi”, ha dichiarato Conte, annunciando l’affissione di uno striscione presso la sede nazionale del M5S in via Campo Marzio a Roma.
Conte: “Affermiamo i valori costituzionali”
“Con questo gesto vogliamo riaffermare ciò che dovrebbe essere ovvio: l’antifascismo è il pilastro della nostra democrazia”, ha aggiunto Conte, sottolineando come sia assurdo che nel 2025 si debba ancora temere ritorsioni o controlli per una semplice espressione di adesione ai valori costituzionali.
La provocazione di Conte non è casuale: pone direttamente il governo di fronte a una contraddizione evidente. Se l’affissione di uno striscione che richiama l’antifascismo ha comportato l’identificazione di una cittadina privata, cosa accadrà ora che a farlo è una forza politica rappresentata in Parlamento?
L’interrogazione di Italia Viva
Intanto anche altri partiti hanno sollevato interrogativi sulla gestione della vicenda di Ascoli. Il senatore di Italia Viva Enrico Borghi ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sottoscritta anche da altri esponenti del gruppo Iv.
Borghi chiede di chiarire:
Su quali basi si è proceduto all’accertamento e all’identificazione della fornaia.
Perché non vi sia stato un trattamento analogo nei confronti dei neofascisti radunatisi a Dongo (Como) il 27 aprile, dove sono stati effettuati saluti fascisti e commemorazioni contrarie ai principi della Repubblica.
“Si ritiene che l’esposizione di uno striscione inneggiante all’antifascismo possa risultare un estremo da giustificare un accertamento?”, domanda Borghi nella sua interrogazione, evidenziando un presunto doppio standard nei controlli di ordine pubblico.
Una polemica che scuote il 25 aprile
L’episodio di Ascoli e la reazione del M5S arrivano in un clima già reso teso dalle commemorazioni del 25 aprile. In tutta Italia si sono moltiplicati i casi di tensione tra manifestanti antifascisti e frange di estrema destra, in alcuni casi tollerate dalle forze dell’ordine con atteggiamenti definiti “ambiguamente permissivi” da parte dell’opposizione.
La mossa di Conte rischia ora di forzare la mano al Viminale: il governo sarà costretto a scegliere se ignorare il gesto, ammettendo implicitamente che l’identificazione della fornaia è stata un abuso, o replicare, rischiando di alimentare ulteriori polemiche.
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Il significato politico
La vicenda, più che un semplice incidente locale, assume una valenza politica nazionale.
Conte, con la sua provocazione, costringe il governo a confrontarsi apertamente sul tema della libertà di espressione e sul rispetto dei valori costituzionali, in una fase in cui il dibattito sul passato fascista d’Italia torna a essere centrale.
Anche altre forze di opposizione, tra cui il Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra, si sono dette pronte a replicare l’iniziativa in altre sedi istituzionali, in una catena di solidarietà che rischia di mettere seriamente in difficoltà l’esecutivo.



















