La presentazione-lampo a Palazzo Chigi non ha sedato i malumori: la Legge di Bilancio 2026 ha aperto crepe profonde nella maggioranza. Stamattina lo strappo è arrivato in diretta tv da Maurizio Casasco (responsabile del Dipartimento economico di Forza Italia e presidente emerito Confapi), che ha bollato la Manovra “ragionieristica” e priva di investimenti per la crescita. Una bocciatura che i 5 Stelle trasformano in atto d’accusa: «Il governo è allo sbando» — affermano i parlamentari M5S delle Commissioni Bilancio, Finanze e Attività produttive di Camera e Senato, ricordando che lo stesso Documento programmatico di finanza pubblica ammette un impatto nullo sulla crescita già asfittica (+0,7% nel 2026).
Il cortocircuito: “conti in ordine” ma crescita ferma
Per i M5S, il paradosso è servito: «Come dire che l’anno prossimo il Paese resterà fermo, esattamente come se la Legge di Bilancio non ci fosse». Dietro l’immagine della “serietà dei conti” sbandierata da Palazzo Chigi, resta l’assenza — denunciano — di un piano per sbloccare investimenti e produttività.
La fenditura azzurra: l’affondo di Casasco
Le parole di Casasco hanno il peso specifico di chi conosce l’impresa manifatturiera: “Manovra ragionieristica”, senza la spinta di misure espansive e investimenti. Un giudizio che fotografa la frattura interna al centrodestra: mentre la premier rivendica continuità e “priorità” (tasse, famiglia, sanità), gli alleati contestano l’impianto. E non da ieri.
Bankitalia e il confronto scomodo: “Senza Superbonus crescita dimezzata”
Nelle stesse ore a Napoli, Bankitalia presenta alla Società degli economisti un paper con slide che riconoscono il ruolo del Superbonus nel rimbalzo post-pandemico: senza quell’impulso la crescita sarebbe stata “più che dimezzata”. I 5 Stelle colgono la palla al balzo: «Il report è pubblico, lo leggano anche Meloni, Giorgetti e il ministro Ciriani, che continua a dire baggianate su misure economiche di cui non ha capito nulla». Per i pentastellati, la contraddizione è evidente: si criminalizza il Superbonus, ma non si propone un sostituto in grado di sostenere domanda interna, investimenti green e filiere produttive.
Frizioni su tasse e casa: l’altro fronte della rissa
Alla spaccatura “di metodo” si sommano le spine di merito. Tra i dossier più incendiari, quello sulla casa: la bozza prevede l’aumento della cedolare secca per gli affitti brevi dal 21 al 26%. Mossa immediatamente contestata da Forza Italia (“Non la voteremo mai”) e freddamente accolta dalla Lega, che chiede tutele per la piccola proprietà. Un segnale plastico: gli alleati si smentiscono in pubblico, mentre il testo dovrà ancora superare il percorso parlamentare.
“Si stanno a prende a cazzotti”: il clima nei partiti di governo
Tradotto: FDI, Lega e FI sono sulle barricate ciascuno con la propria bandierina — flat tax accessoria e detassazione del lavoro da un lato, no a nuove strette sulla casa dall’altro — senza però un coordinamento politico che trasformi i capitoli di spesa in una rotta comune. Il risultato è il logoramento reciproco: dichiarazioni incrociate, smentite, retromarce e “correzioni in corsa” annunciate ancor prima che la Manovra arrivi in Commissione.
L’accusa M5S: “Vuoto cosmico”
Il gruppo 5 Stelle parla di “vuoto cosmico della Manovra”: niente abolizione Fornero, niente pensioni minime a 1.000 euro, accise che rispuntano — con l’aumento sul gasolio — e zero spinta agli investimenti. «È propaganda di sopravvivenza — attaccano — mentre il Paese fa i conti con potere d’acquisto crollato, pressione fiscale record (spinta dal fiscal drag) e 1,3 milioni di minori in povertà assoluta».
Cosa succede adesso
La palla passa al Parlamento, dove la maggioranza dovrà ricomporsi su emendamenti decisivi: affitti brevi, ritocchi IRPEF per i redditi medi, contributi e incentivi alle assunzioni, sanità e capitoli PNRR. Ma con Forza Italia che spara a pallettoni, Lega in pressing sulla casa e Fratelli d’Italia stretto tra vincoli di finanza pubblica e promesse identitarie, la traversata si annuncia turbolenta.
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La fotografia del momento
Forza Italia: demolisce la Manovra (“ragionieristica, senza crescita”).
M5S: “Governo allo sbando, impatto nullo sul Pil 2026; Bankitalia certifica che il Superbonus ha spinto l’economia”.
Lega/FI vs FDI: scintille su cedolare secca affitti brevi e capitoli fiscali.
Parlamento: scontro in arrivo su emendamenti chiave; maggioranza obbligata a ricucire o a inghiottire nuove retromarce.
Se questa è la “manovra della serietà”, oggi il centrodestra la sta raccontando ognuno per conto proprio. E quando la narrazione si frantuma, resta la realtà dei numeri: crescita zero, costo della vita alto, investimenti scarsi. È lì che si deciderà la partita.


















