ULTIM’ORA – Il Governo si rinchiude dentro Palazzo Chigi – Discordie e… – Ecco cosa accade…

La Legge di Bilancio 2026, che avrebbe dovuto rappresentare il primo vero banco di prova politico ed economico del governo Meloni dopo tre anni di legislatura, si è trasformata in un terreno di scontro interno alla maggioranza. Il vertice convocato oggi a Palazzo Chigi, subito dopo il Consiglio dei ministri, certifica una realtà che non è più sotterranea: le divisioni tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia sono profonde, politiche e sempre meno gestibili con la retorica dell’unità.

Un testo travolto da 5.700 emendamenti

Il primo dato che racconta la situazione è numerico: 5.700 emendamenti presentati, molti dei quali dalla stessa maggioranza. Un’anomalia politica che segnala quanto la legge di Bilancio sia percepita non come un documento condiviso, ma come un campo di battaglia.

Secondo fonti parlamentari, la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti stanno tentando di ridurre drasticamente il pacchetto di modifiche, consapevoli che la finestra temporale per l’approvazione si sta stringendo e che Bruxelles osserva con crescente preoccupazione la fragilità italiana.

Il nodo più esplosivo: il condono edilizio

Fratelli d’Italia insiste su uno dei suoi cavalli di battaglia: un nuovo condono edilizio. Le ipotesi sul tavolo sono quattro, dalla riapertura dei vecchi condoni fino alla sanatoria per opere ultimate entro il 30 settembre 2025.

Ma Matteo Salvini ha già detto no: “Questo non è accettabile, le pratiche vanno chiuse con il silenzio-assenso”. La proposta leghista è alternativa: dare ai Comuni un limite di sei mesi per rispondere alle domande pendenti, pena l’automatica regolarizzazione. Una linea che appare più tecnica e meno impattante sul piano simbolico rispetto all’idea di Fratelli d’Italia.

Il viceministro Leo apre alla Campania

Un passaggio significativo arriva dal viceministro Maurizio Leo, che non esclude una soluzione selettiva: “La situazione della Campania è particolare”. Un segnale che conferma quanto il dibattito sul condono sia anche un tema elettorale, con le regionali del Sud più vicine di quanto sembri.

Flat tax, canone Rai, oro: gli altri scontri

La Lega rivendica nuove misure identitarie: flat tax strutturale per i dipendenti fino a 35mila euro e nuovo taglio al canone Rai, da 90 a 70 euro. Forza Italia rilancia con un proprio pacchetto: bonus ristrutturazioni prorogato fino al 2028, detrazioni sulle scuole private e riduzione delle sanzioni per ritardi contributivi.

Su un punto però maggioranza e opposizioni sembrano convergere a distanza: questa Legge di Bilancio parla più al consenso che ai conti.

Flat tax, canone Rai, oro: gli altri scontri

La Lega rivendica nuove misure identitarie: flat tax strutturale per i dipendenti fino a 35mila euro e nuovo taglio al canone Rai, da 90 a 70 euro. Forza Italia rilancia con un proprio pacchetto: bonus ristrutturazioni prorogato fino al 2028, detrazioni sulle scuole private e riduzione delle sanzioni per ritardi contributivi.

Su un punto però maggioranza e opposizioni sembrano convergere a distanza: questa Legge di Bilancio parla più al consenso che ai conti.

Una maggioranza che non decide

Il vertice di oggi non ha solo l’obiettivo tecnico di scremare gli emendamenti, ma quello politico — più urgente — di evitare una crisi di governo mascherata. Le tensioni esplose negli ultimi giorni con il Quirinale e la richiesta degli alleati di rinegoziare molte misure hanno reso evidente che la coesione della coalizione non è più lo scenario dominante: è il problema.

I numeri che non tornano e l’ombra dell’Europa

Sullo sfondo di questo braccio di ferro, resta il tema che più preoccupa il Tesoro: le coperture. Fra misure bandiera, bonus mirati e nuove agevolazioni fiscali, il rischio è di gonfiare il costo degli emendamenti oltre la soglia compatibile con i conti pubblici. Le prime ricognizioni parlano di centinaia di emendamenti “segnalati” e destinati ad andare avanti, con un impatto potenziale di diversi miliardi.

Giorgetti lo ripete da giorni: la priorità è che “i conti siano in ordine”, anche alla luce del nuovo quadro europeo di regole di bilancio. La sfida del vertice è proprio tenere insieme discipline di bilancio e promesse elettorali, evitando che la Manovra venga percepita come una somma di “favori” a categorie e territori.

Maggioranza in equilibrio instabile

Il vertice di stasera, dunque, non serve solo a scegliere quali emendamenti promuovere, ma a misurare la tenuta politica del governo Meloni nella seconda parte della legislatura. Fratelli d’Italia ha bisogno di portare a casa qualche simbolo identitario forte – a partire dal capitolo casa e dal condono mirato in Campania – mentre la Lega rivendica uno spazio proprio su pensioni, canone Rai e autonomia dei territori, e Forza Italia difende la sua tradizionale attenzione a banche, imprese e ceto medio produttivo.

Il rischio è duplice:

  1. scontentare tutti, annacquando le misure bandiera pur di restare dentro i vincoli di spesa;

  2. oppure spingere troppo, approvando un pacchetto di interventi difficile da finanziare e da spiegare in Europa.

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Conclusione: il bivio di Palazzo Chigi

In questo contesto, il vertice a Palazzo Chigi sulla Manovra 2026 somiglia più a un esame di maturità politica che a una normale riunione tecnica di bilancio.

Da una parte, la maggioranza è chiamata a dimostrare di saper governare le proprie spinte interne, trasformando condoni, bonus e tagli selettivi in un disegno coerente e sostenibile. Dall’altra, Meloni e Giorgetti devono evitare che il negoziato degeneri in un mercato delle vacche, in cui ogni partito porta a casa la sua bandierina scaricando il conto sui conti pubblici futuri.

Molto dipenderà dalle decisioni prese nelle prossime ore: se prevarrà la logica delle misure strutturali e selettive, la Manovra potrà presentarsi come un tassello credibile di politica economica. Se invece a vincere sarà la somma di condoni, micro-bonus e regali fiscali, il vertice di oggi rischia di passare alla storia come l’ennesima occasione in cui la politica ha preferito parlare al proprio elettorato di riferimento piuttosto che al Paese nel suo insieme.

In ogni caso, una cosa è chiara: la vera partita della Manovra 2026 non si gioca solo in Commissione Bilancio, ma nella stanza di Palazzo Chigi dove, tra tensioni e veti incrociati, si decide chi comanda davvero nella coalizione di governo.

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