Ultim’ora – Il m5s fa tremare il Parlamento – Le mozioni per fermare le scelte folli del Governo

Una settimana ad alta tensione a Montecitorio

Mercoledì la Camera dei Deputati tornerà a discutere uno dei temi più divisivi e potenzialmente esplosivi per la maggioranza di governo: l’aumento delle spese militari. Sul tavolo, quattro mozioni già depositate che promettono di trasformare il dibattito in un vero campo di battaglia politico, con implicazioni che toccano tanto gli impegni NATO quanto il controverso Ponte sullo Stretto di Messina.

Le proposte di Avs e M5s: stop al riarmo e no al Ponte

Il fronte più netto è quello guidato da Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle.
La mozione presentata dalla capogruppo Avs Luana Zanella, firmata anche da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, impegna il governo a recedere dall’accordo sottoscritto da Giorgia Meloni lo scorso giugno all’Aja, che prevede di portare al 5% del PIL le spese per difesa e sicurezza entro il 2035. Una soglia definita “insostenibile e socialmente ingiusta”, che drenerebbe risorse cruciali da sanità, scuola e welfare.

Sulla stessa linea si muove il Movimento 5 Stelle, con una mozione a prima firma del capogruppo Riccardo Ricciardi. I pentastellati chiedono di scongiurare qualsiasi ipotesi di incremento delle spese militari, ribadendo la contrarietà storica del Movimento non solo alla corsa al riarmo, ma anche al Ponte sullo Stretto. Nel testo si legge la richiesta di non classificare l’opera come “infrastruttura ad uso militare”, ipotesi avanzata nei mesi scorsi da alcuni esponenti di governo per giustificarne la strategicità.

Iv e Azione con la NATO: sì all’aumento fino al 3,5%

Di tutt’altro avviso le mozioni depositate da Italia Viva e Azione, che si schierano apertamente a sostegno delle posizioni dell’Alleanza Atlantica. Nei loro testi si ribadisce l’obiettivo di incrementare progressivamente le spese militari fino al 3,5% del PIL entro il 2035, considerandolo un impegno imprescindibile per la credibilità internazionale dell’Italia e per la tutela della sicurezza nazionale.

Una linea che raccoglie consensi soprattutto nel centrodestra, ma che rischia di mettere in imbarazzo i moderati della maggioranza, consapevoli della crescente ostilità dell’opinione pubblica italiana verso l’aumento della spesa in armi.

Una crepa nella maggioranza di governo

Il nodo politico è chiaro: da una parte Meloni ha già firmato l’accordo in sede NATO, dall’altra cresce la pressione interna e internazionale per destinare più fondi ai settori sociali. L’opposizione punta a sfruttare queste contraddizioni, sperando di generare tensioni tra le varie anime del centrodestra e tra Palazzo Chigi e l’opinione pubblica.

Il Movimento 5 Stelle, in particolare, lega la sua battaglia contro l’aumento delle spese militari a quella contro il Ponte sullo Stretto, con l’obiettivo di mostrare come il governo sia pronto a sacrificare risorse e priorità del Paese per inseguire “grandi opere inutili e costi insostenibili”.

Verso un voto esplosivo

Il voto sulle mozioni non sarà vincolante, ma il dibattito parlamentare promette scintille. L’eventuale convergenza tra Avs e M5s potrebbe dare voce a un sentimento diffuso nel Paese: la contrarietà a una corsa al riarmo che rischia di penalizzare scuola, sanità e welfare.

Per Giorgia Meloni e i suoi ministri, sarà un banco di prova delicatissimo. Da un lato gli impegni presi con la NATO e gli alleati, dall’altro l’opposizione pronta a incalzare e un elettorato sempre più insofferente verso i tagli ai servizi pubblici.

Il rischio per la premier è che il dibattito in Aula trasformi un tema tecnico in un caso politico, capace di aprire nuove crepe nella maggioranza di governo.

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La settimana che si apre a Montecitorio potrebbe segnare uno spartiacque nel dibattito politico italiano. Tra promesse internazionali da onorare e bisogni sociali da finanziare, la maggioranza si trova stretta in una morsa difficile da gestire. Il confronto sulle spese militari e sul Ponte sullo Stretto rischia di diventare molto più di un semplice passaggio parlamentare: è il riflesso di una scelta di fondo sull’identità stessa del Paese, se investire in armamenti e grandi opere o nelle priorità quotidiane dei cittadini. Il voto di mercoledì non sarà vincolante, ma il messaggio politico che ne uscirà potrà pesare a lungo sugli equilibri della coalizione di governo e sul rapporto tra Giorgia Meloni e l’opinione pubblica.

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