Domani mattina, alle ore 10, l’Aula di Montecitorio ospiterà una delle cerimonie istituzionali più solenni del calendario repubblicano: la commemorazione del Giorno del Ricordo. Al centro della scena ci sarà il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiamato a rendere omaggio alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, in un appuntamento che unisce le più alte cariche dello Stato, il mondo della cultura e quello della scuola.
Accanto al Capo dello Stato è prevista la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a conferma del rilievo politico e simbolico della giornata. L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva e seguito anche attraverso i canali istituzionali della Camera.
L’apertura con gli inni e i saluti istituzionali
La cerimonia si aprirà con l’esecuzione dell’inno nazionale. A fare gli onori di casa sarà il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Subito dopo prenderà la parola il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Due interventi che tradizionalmente incorniciano il significato istituzionale della ricorrenza, richiamando l’unità nazionale e il dovere della memoria condivisa.
Il protocollo prevede un ritmo scandito, dove ai momenti ufficiali si alternano testimonianze e contributi culturali, in modo da tenere insieme memoria storica e trasmissione alle nuove generazioni.
Testimonianze, storia e racconto civile
Cuore della mattinata saranno gli interventi di figure legate direttamente o simbolicamente a quella pagina di storia. È atteso il contributo di Toni Concina, presidente onorario dell’Associazione Dalmati, insieme allo storico Gianni Oliva. A loro si affiancherà la voce di Abdon Pamich, campione olimpico e testimone dell’esodo.
Durante la cerimonia verrà proiettato un estratto del documentario Il Marciatore, ispirato alla vicenda autobiografica di Pamich. Non mancherà anche un momento letterario: l’attrice Silvia Siravo leggerà un brano tratto dal volume dedicato a Francesco Bonifacio, figura divenuta simbolo di fede e tragedia in quelle terre di confine.
Il ruolo del governo e l’intervento di Tajani
Dopo i contributi culturali e le testimonianze, il programma prevede l’intervento del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Un passaggio politico rilevante, che inserisce la commemorazione nel quadro più ampio della diplomazia della memoria e dei rapporti con l’area adriatica e balcanica.
La presenza contemporanea del Capo dello Stato, della premier e dei vertici parlamentari dà alla giornata il profilo delle grandi occasioni repubblicane, quelle in cui il messaggio istituzionale supera il perimetro della polemica politica.
Le scuole protagoniste: la premiazione del concorso nazionale
Uno dei segmenti più significativi sarà la premiazione degli studenti vincitori del concorso nazionale dedicato al Giorno del Ricordo, promosso dal Ministero dell’Istruzione. A consegnare i riconoscimenti saranno i presidenti di Camera e Senato insieme al ministro Giuseppe Valditara.
È il momento che traduce il senso profondo della ricorrenza: non solo ricordare, ma insegnare a ricordare.
Diretta tv e chiusura con l’inno europeo
La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai1 a cura di Rai Parlamento, oltre che sulla webtv e sul canale satellitare della Camera. In chiusura risuonerà l’inno europeo, accompagnato da un brano di Vivaldi eseguito dal Conservatorio Tartini di Trieste.
Un finale che lega memoria nazionale e orizzonte comunitario, nel segno di una storia che continua a interrogare il presente.
Perché l’appuntamento pesa politicamente
Ogni anno il Giorno del Ricordo rappresenta un banco di prova delicato per la politica italiana. La presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, conferisce alla celebrazione una dimensione di garanzia e di equilibrio istituzionale, mentre la partecipazione del governo ribadisce la volontà di mantenere alta l’attenzione su una ferita che ha segnato migliaia di famiglie.
Domani Montecitorio tornerà così a essere il luogo della memoria collettiva, dove il racconto del passato diventa responsabilità del presente.
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In questo equilibrio tra solennità e racconto civile si gioca, ogni anno, il senso più vero del Giorno del Ricordo: non una ritualità vuota, ma un esercizio pubblico di responsabilità. La presenza contemporanea del Capo dello Stato, della presidente del Consiglio e dei vertici parlamentari spinge la commemorazione oltre la cronaca politica, ricordando che la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata non appartiene a una parte, ma alla coscienza repubblicana. E se le testimonianze, la cultura e la musica danno voce alle ferite del passato, la premiazione degli studenti indica la direzione del futuro: trasformare il ricordo in conoscenza, e la conoscenza in anticorpo contro rimozioni, semplificazioni e strumentalizzazioni. Perché una memoria davvero condivisa non serve a dividere: serve a capire, a rispettare, e a tenere insieme il Paese quando la storia torna a chiedere misura, verità e dignità.




















