ULTIM’ORA – L’Italia riconosce Palestina? La risposta di Meloni è assurda! – Bufera shock

Mentre a livello internazionale cresce il numero di Paesi che annunciano il riconoscimento dello Stato di Palestina, l’Italia mantiene una posizione di cautela. Giorgia Meloni, attesa a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha ribadito che la linea del governo di centrodestra resta ferma: favore alla soluzione dei “due popoli e due Stati”, ma nessun riconoscimento formale senza un processo diplomatico concreto.

La premier ha definito più volte questa scelta “prematura” e “controproducente”, sostenendo che senza un percorso negoziale credibile e condiviso, la mossa rischierebbe solo di irrigidire ulteriormente lo scontro tra Israele e Autorità Palestinese.

I rapporti dell’Italia con la Palestina

Attualmente, i rapporti tra Roma e Ramallah passano attraverso il Consolato Generale italiano a Gerusalemme, attivo sul fronte politico, economico, culturale e della cooperazione internazionale. Un riconoscimento ufficiale comporterebbe invece l’apertura di ambasciate e rappresentanze diplomatiche, passaggio che l’esecutivo italiano non intende compiere nell’immediato.

Una scelta che avvicina l’Italia agli Stati Uniti, che non hanno mai riconosciuto la Palestina e che, durante la presidenza Trump, hanno chiuso persino l’Ufficio per gli Affari Palestinesi.

La posizione degli altri Paesi

Il contesto internazionale, però, si muove in direzione opposta. Al momento 151 Paesi membri dell’Onu, su un totale di 193, hanno già riconosciuto la Palestina. Negli ultimi mesi si sono aggiunti Francia, Belgio, Lussemburgo, Malta e San Marino, seguendo la strada aperta da Spagna, Norvegia, Irlanda e Slovenia.

“Riconoscere oggi la Palestina è l’unico modo di fornire una soluzione politica”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, allineandosi con l’orientamento prevalente in gran parte dell’Africa, dove 52 Paesi su 54 hanno già da tempo formalizzato il riconoscimento.

Sul fronte opposto resta Israele. Benjamin Netanyahu ha ribadito che “non ci sarà nessuno Stato palestinese” e che l’operazione militare a Gaza continuerà fino al raggiungimento degli obiettivi fissati dal governo.

L’Italia e il voto all’Onu

Il 12 settembre, l’Italia ha comunque sostenuto in sede Onu una risoluzione che rilancia il percorso dei due Stati. Il documento prevede un comitato di transizione dopo un cessate il fuoco e la costruzione di un futuro Stato palestinese che non preveda alcun ruolo per Hamas.

Un voto che certifica la disponibilità di principio al compromesso politico, ma che conferma la volontà italiana di non procedere in solitaria verso un riconoscimento che, al momento, resterebbe simbolico vista l’opposizione degli Stati Uniti e il conseguente blocco al Consiglio di Sicurezza.

Il contrasto con la piazza

La posizione del governo si scontra con un clima sociale e politico sempre più teso. Le immagini delle manifestazioni a Roma e in altre città italiane, con studenti e associazioni che chiedono a gran voce un impegno concreto per fermare il massacro a Gaza e per riconoscere i diritti del popolo palestinese, raccontano una distanza evidente tra la linea dell’esecutivo e la sensibilità di una parte consistente dell’opinione pubblica.

Il governo continua a respingere accuse di complicità con Israele, ma per le opposizioni e per i movimenti che protestano nelle piazze italiane, la mancata presa di posizione resta un segno di debolezza e ambiguità.

Una scelta rinviata?

In definitiva, l’Italia resta sulla difensiva. Se da un lato conferma di appoggiare la soluzione a due Stati, dall’altro evita di schierarsi apertamente con i Paesi europei che hanno scelto di riconoscere la Palestina. Una linea di prudenza che, nelle intenzioni di Meloni, dovrebbe preservare i rapporti diplomatici con Israele e con gli Stati Uniti, ma che rischia di lasciare Roma isolata nello scenario internazionale e sempre più contestata sul fronte interno.

Leggi anche

La scelta di Giorgia Meloni di definire “prematuro” il riconoscimento della Palestina riflette la volontà di mantenere saldo l’asse con Washington e Tel Aviv, ma rischia di collocare l’Italia in una posizione minoritaria in Europa e lontana dalla sensibilità di una larga parte dell’opinione pubblica. Mentre sempre più Paesi scelgono di riconoscere formalmente lo Stato palestinese come gesto politico e di giustizia storica, Roma continua a frenare, rifugiandosi nella prudenza diplomatica. Una strategia che, se da un lato tutela i rapporti con gli alleati, dall’altro alimenta l’accusa di ambiguità e di inerzia davanti a un conflitto che ogni giorno diventa più insostenibile.

Condividi sui tuoi social:

Articoli popolari

Voce dei Cittadini