Valeria Fedeli è morta questa mattina. Lo hanno comunicato i suoi familiari. Politica e sindacalista, già vicepresidente del Senato ed ex ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel governo guidato da Paolo Gentiloni, Fedeli aveva 76 anni ed era originaria di Treviglio (Bergamo).
La sua scomparsa chiude un percorso pubblico sviluppato lungo decenni tra rappresentanza sindacale, impegno nelle istituzioni e battaglie civili, con un profilo che ha attraversato alcune delle principali stagioni della sinistra italiana, dalla Cgil al Parlamento fino alla guida del dicastero dell’Istruzione.
Dalla provincia di Bergamo al sindacato: la lunga stagione nella Cgil
Nata a Treviglio nel 1949, Fedeli costruisce la propria identità pubblica prima di tutto nel mondo del lavoro e della rappresentanza sindacale. La sua storia politica non parte dai palazzi romani, ma da un percorso interno alla Cgil, dove ricopre ruoli di crescente responsabilità fino a diventare una delle figure più riconoscibili dell’area confederale.
Tra gli incarichi più rilevanti, Fedeli è stata segretaria generale della FILTEA-CGIL, la federazione che rappresenta i lavoratori del tessile, abbigliamento, cuoio e calzature: un settore tradizionalmente segnato da crisi, delocalizzazioni e precarietà, dove la contrattazione e la difesa dell’occupazione hanno rappresentato per anni il baricentro delle vertenze.
Il passaggio alla politica: l’elezione al Senato e la vicepresidenza di Palazzo Madama
Nel 2012 Fedeli lascia il sindacato e avvia la fase più direttamente istituzionale del suo percorso, dedicandosi alla politica. L’anno successivo, alle elezioni del 2013, viene eletta senatrice con il Partito Democratico e inizia una nuova stagione della sua carriera pubblica.
Nel corso della XVII legislatura ricopre un incarico di primo piano: vicepresidente del Senato dal 21 marzo 2013 all’11 dicembre 2016, una posizione che la colloca stabilmente tra le figure di vertice di Palazzo Madama in anni politicamente complessi e di forte instabilità parlamentare.
L’esperienza di governo: ministra dell’Istruzione con Gentiloni
Il passaggio successivo arriva nel 2016, quando entra nell’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni: Fedeli diventa ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’incarico si colloca in una fase in cui scuola e università sono al centro di un confronto continuo su investimenti, precarietà, reclutamento, governance e riforme.
Secondo la scheda ufficiale del Senato, Fedeli ricopre il ruolo di ministra dal 12 dicembre 2016 al 31 maggio 2018, chiudendo l’esperienza ministeriale con la fine della legislatura e il cambio di maggioranza nel 2018.
L’impegno per i diritti delle donne e la dimensione pubblica dell’attivismo
Accanto ai ruoli sindacali e istituzionali, Fedeli è ricordata anche per un’attività politica con una forte impronta sulle questioni di genere. Tra gli elementi più citati della sua biografia c’è la partecipazione alla fondazione del comitato “Se non ora, quando?”, nato con l’obiettivo di promuovere la parità e contrastare la rappresentazione degradante delle donne nella società e nei media.
In questo senso, la sua figura si è spesso mossa su un doppio binario: da un lato la dimensione “classica” della dirigente sindacale e di partito, dall’altro un profilo che ha intrecciato la politica con un attivismo riconoscibile, capace di parlare a una parte dell’opinione pubblica anche fuori dagli schemi esclusivamente parlamentari.
Gli ultimi anni e la vita privata
Dopo la stagione di governo e la nuova elezione a senatrice nel 2018 (poi non ricandidata nel 2022, come ricorda Fanpage), Fedeli resta una figura nota e identificabile nel campo progressista italiano.
Sul piano personale, era sposata con Achille Passoni.
Un profilo “di filiera”: sindacato, istituzioni, governo
La traiettoria di Fedeli rappresenta un modello tipico — oggi meno frequente — della classe dirigente italiana del secondo Novecento e dei primi anni Duemila: formazione e militanza nelle organizzazioni sociali, consolidamento nel sindacato, passaggio alla politica parlamentare e infine responsabilità di governo.
È un percorso che, nel suo caso, ha attraversato tre livelli diversi di rappresentanza:
il mondo del lavoro (Cgil e categoria tessile);
il Parlamento (Senato e vicepresidenza di Palazzo Madama);
l’esecutivo (Ministero dell’Istruzione nel governo Gentiloni).
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La morte di Valeria Fedeli segna l’uscita di scena di una dirigente che ha occupato ruoli apicali nelle istituzioni e che ha lasciato un’impronta riconoscibile nel sindacato e nella politica italiana, in particolare sul fronte del lavoro e delle battaglie per la parità. La notizia è stata diffusa dai familiari nella mattinata del 14 gennaio 2026.



















