La Legge di Bilancio 2026, annunciata da Giorgia Meloni come “una manovra seria e responsabile”, si trasforma già in un campo di battaglia interno alla maggioranza. A scatenare la frattura è l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, che dal 2027 passerà dal 21% al 26%. Una misura che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe contribuire a riequilibrare il gettito fiscale e colpire le rendite speculative, ma che ha provocato un immediato terremoto politico tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
La norma sugli affitti brevi che divide la maggioranza
La miccia è esplosa non appena nella bozza della manovra — composta da 137 articoli — è comparso il famigerato aumento. La misura, infatti, cancella la riduzione al 21% approvata dallo stesso governo un anno fa e colpisce i proprietari che affittano abitazioni per periodi inferiori ai 30 giorni, spesso tramite piattaforme come Airbnb o Booking.
Secondo il Ministero dell’Economia, l’intervento porterebbe in cassa circa 700 milioni di euro all’anno, ma la reazione dei partiti di governo è stata durissima.
Forza Italia è insorta per prima:
“Non voteremo mai una misura del genere. È inaccettabile e contraria ai nostri principi,” ha dichiarato il portavoce del partito Raffaele Nevi, mentre Antonio Tajani ha precisato di non essere stato informato della norma. “È una questione di principio — ha detto — la casa è sacra per Forza Italia. Questa norma va cambiata, o non la voteremo.”
Dalla Lega, toni solo leggermente più morbidi ma altrettanto critici. Matteo Salvini ha spiegato che “un conto sono i grandi gruppi che gestiscono centinaia di appartamenti, un altro sono le famiglie che affittano un solo immobile per integrare il reddito. Non possiamo punirli, vanno premiati.”
Anche in Fratelli d’Italia le acque non sono tranquille: il senatore fiorentino Paolo Marcheschi, pur riconoscendo l’urgenza di intervenire sul mercato degli affitti turistici, ha ricordato che “la tutela della proprietà privata è da sempre al centro delle attenzioni del partito. Servono regole, non stangate.”
Il caos politico e le tensioni nel governo
Dietro lo scontro sulla cedolare si nasconde un conflitto più profondo: quello tra le diverse anime della maggioranza, divise fra esigenze di bilancio e promesse elettorali.
Mentre Giorgia Meloni ha parlato di una manovra “da 18,7 miliardi, concentrata su famiglia, natalità e sanità”, è stato Giancarlo Giorgetti a dover affrontare da solo le domande più spinose dei giornalisti nella conferenza stampa di presentazione.
I vicepremier, Tajani e Salvini, hanno preferito defilarsi dopo i rispettivi interventi. Un segnale evidente di una tensione crescente nel centrodestra, che rischia di esplodere nei prossimi mesi, quando il testo arriverà in Parlamento.
Al momento, infatti, Lega e Forza Italia non sembrano disposte a fare sconti. E anche alcuni esponenti di FdI, preoccupati per l’impatto della misura su piccoli proprietari e turismo, chiedono di “ripensare la norma”.
Le critiche del M5S: “Governo in tilt, fa cassa sui cittadini”
Dalle opposizioni piovono attacchi durissimi. Il Movimento 5 Stelle, per voce del deputato Francesco Pedullà, ha accusato l’esecutivo di aver tradito ancora una volta le promesse sul fisco e sul sostegno alle famiglie:
“Giorgia Meloni fa cassa alzando le tasse sui proprietari di casa, dopo averli illusi per anni che il mattone non si toccava. L’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi è inaccettabile e colpisce anche il settore turistico: tanti cittadini affittano una stanza o una seconda casa per integrare stipendi o pensioni, spesso dopo aver fatto sacrifici per ristrutturarla. Ora il governo si accanisce contro di loro, erodendo un’opportunità di reddito in un’Italia dove la povertà cresce, i salari sono bassi e le tasse restano altissime.”
Pedullà ha poi definito la Manovra “recessiva e socialmente ingiusta”, accusando l’esecutivo di proteggere gli interessi delle grandi imprese:
“Questo governo salva ancora una volta gli extraprofitti di banche, compagnie energetiche e assicurative, ma tartassa milioni di italiani che non hanno un santo in paradiso.”
Una manovra che promette “meno tasse”, ma parte con un aumento
Mentre la premier Meloni rivendica una Finanziaria “orientata al taglio del cuneo fiscale e al sostegno dei redditi medi”, la realtà è che la prima misura concreta finisce per alzare la pressione fiscale.
L’aumento della cedolare secca rischia di pesare su circa 1,2 milioni di piccoli proprietari e di avere ricadute dirette sul mercato turistico, già provato dal rallentamento dei flussi autunnali.
Nel frattempo, anche i sindacati e le associazioni dei consumatori chiedono chiarimenti: “Se davvero si vuole colpire la speculazione immobiliare — osservano — si intervenga su chi gestisce decine di appartamenti a scopo commerciale, non sulle famiglie che cercano di sopravvivere.”
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LA RISPOSTA DI BUFFAGNI (M5S) VIDEO:
La promessa elettorale del centrodestra era chiara: “Meno tasse, più crescita”. Ma a pochi giorni dalla presentazione della manovra, la maggioranza è già nel caos.
Forza Italia minaccia di non votarla, la Lega prende le distanze, Fratelli d’Italia tentenna.
E mentre il governo si divide su come fare cassa, i cittadini guardano all’inverno con crescente preoccupazione: bollette in aumento, mutui sempre più pesanti e ora anche nuove tasse sugli affitti.
Un mix che rischia di trasformare la “manovra della responsabilità” annunciata da Meloni in una manovra della discordia.



















