La manifestazione nella Capitale
ROMA – Migliaia di persone hanno invaso le strade della Capitale nella serata del 1° ottobre per manifestare solidarietà alla Global Sumud Flotilla e alla popolazione palestinese, dopo l’abbordaggio israeliano alle imbarcazioni dirette a Gaza. Il corteo, partito da piazza dei Cinquecento nei pressi della stazione Termini, si è diretto verso palazzo Chigi ma è stato bloccato dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa all’altezza di via del Tritone, poco dopo piazza Barberini.
Lì è scattata una lunga trattativa con gli organizzatori. Alla fine, lo sbarramento è stato allentato e i manifestanti hanno potuto proseguire fino a piazza San Silvestro, dove il corteo è stato autorizzato a concludersi.
Cori, fumogeni e tensioni
Durante la sosta a piazza Barberini sono stati accesi diversi fumogeni rossi, mentre lungo via del Tritone la folla ha intonato cori come “Palestina libera dal fiume al mare”, “Israele Stato terrorista” e “dimissioni” rivolto al governo. Non sono mancati slogan diretti alla premier: “Meloni stiamo arrivando”. In molti hanno sventolato bandiere palestinesi e cantato anche “Bella ciao”.
La composizione del corteo era prevalentemente giovanile, con un forte protagonismo di studenti universitari e collettivi che da giorni animano mobilitazioni contro la guerra a Gaza.
Proteste in tutta Italia
La mobilitazione non si è limitata a Roma. A Milano, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza dalla Scala fino a piazzale Cadorna, arrivando a occupare i binari della stazione. Scene simili anche a Torino, dove il corteo da piazza Palazzo di Città si è diretto verso Palazzo Nuovo, già occupato dagli studenti. A Napoli, invece, i binari della stazione centrale sono stati occupati per oltre mezz’ora, causando forti disagi alla circolazione ferroviaria.
La reazione politica
Le manifestazioni hanno colto di sorpresa le forze dell’ordine per la loro ampiezza e spontaneità. Le parole di Giorgia Meloni, che aveva definito “irresponsabile” la Flotilla, hanno acceso ulteriormente la rabbia delle piazze. Dal canto loro, i manifestanti rivendicano il carattere pacifico della protesta e accusano il governo di complicità con Israele.
Una mobilitazione che cresce
La serata del 1° ottobre segna un punto di svolta nella mobilitazione italiana: da cortei locali e assemblee universitarie a proteste di massa nelle piazze e nelle stazioni. Gli organizzatori promettono che, in caso di arresti o violenze contro gli attivisti della Flotilla, la protesta si allargherà ulteriormente con sit-in, occupazioni e scioperi già annunciati da Cgil e Usb.
Roma, Milano, Torino e Napoli: il Paese intero si è mosso. E la tensione, anche politica, è destinata a crescere nelle prossime ore.
“Vogliamo andare a Chigi” e poi gli scontri:
A Roma scatta una vasta mobilitazione pro-Palestina legata alla Flotilla. Migliaia di attivisti si radunano a Termini (ribattezzata “piazza Gaza”) e poi sfilano verso piazza Barberini (autorizzazione fino lì), con slogan contro il governo e l’obiettivo dichiarato di arrivare verso Palazzo Chigi. La metro Termini viene chiusa su disposizione delle forze dell’ordine e l’area “cinturata”; accesso alla stazione solo con biglietto. In serata si stimano circa 6.000 partecipanti.
Dal palco si rilanciano gli allarmi sulla Flotilla (“navi non identificate”, “accerchiamento israeliano”) e l’appello: “Se bloccano la Flotilla, blocchiamo tutto”. Il segretario CGIL Landini evoca uno sciopero generale in caso di blocchi/arresti; USB proclama già uno sciopero per il 3 ottobre. Annunciati presìdi per i prossimi giorni, possibile blocco di Termini e ritrovi anche al Colosseo.
Massima allerta ordine pubblico: per sabato è attesa una manifestazione nazionale (oltre 100.000 persone) con studenti e associazioni palestinesi, CGIL, USB, movimenti e centri sociali. Prevista la partecipazione di gruppi antagonisti da diverse città. Corteo di sabato: partenza Porta San Paolo (14:30), arrivo San Giovanni.
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