Ultim’ora – Mario Roggero può lasciare il carcere? Arriva la notizia che può cambiare tutto

La vicenda di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo uomo, continua ad alimentare un acceso confronto tra politica, magistratura e opinione pubblica.

Dopo il dibattito sulla possibile concessione della grazia da parte del presidente della Repubblica, nelle ultime ore l’attenzione si è spostata su un’altra strada: la possibilità che Roggero, avendo superato i settant’anni, possa chiedere di scontare la pena in detenzione domiciliare anziché in carcere.

Non si tratta, tuttavia, di un’uscita automatica né di una decisione già assunta. L’eventuale concessione della misura dipenderebbe dall’interpretazione delle norme, dalla valutazione della magistratura di sorveglianza e dalla presenza di tutti i requisiti previsti dall’ordinamento.

Sul tavolo viene inoltre prospettata l’ipotesi di una modifica legislativa che possa chiarire o ampliare la possibilità di accesso ai domiciliari per i condannati ultrasettantenni anche in presenza di reati particolarmente gravi.

La condanna definitiva e l’ingresso in carcere

Roggero, 72 anni, è stato condannato definitivamente a 14 anni di reclusione per i fatti avvenuti il 28 aprile 2021 nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.

Secondo quanto stabilito nei diversi gradi di giudizio, dopo la rapina il commerciante inseguì all’esterno del negozio i tre uomini coinvolti e fece fuoco. Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino morirono, mentre Alessandro Modica rimase ferito.

I giudici hanno ritenuto che, nel momento in cui Roggero sparò, il pericolo immediato all’interno dell’attività commerciale fosse ormai cessato. Per questa ragione la sua condotta è stata qualificata come omicidio volontario e tentato omicidio, e non come legittima difesa.

Dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, Roggero è stato condotto nel carcere di Bollate per l’esecuzione della pena.

La detenzione domiciliare per chi ha più di settant’anni

La nuova discussione riguarda le norme dell’ordinamento penitenziario che consentono, in determinate condizioni, ai condannati ultrasettantenni di scontare la pena nella propria abitazione o in un altro luogo idoneo.

A parlarne è stato il magistrato Valerio De Gioia, giudice penale presso la Corte d’Appello di Roma, intervenuto nel programma Dieci minuti condotto da Alessandro Sallusti su Rete 4.

Secondo la ricostruzione proposta dal magistrato, il superamento dei settant’anni potrebbe consentire al condannato di presentare una richiesta di detenzione domiciliare anche senza aver già scontato una parte consistente della pena.

La sola età, però, non garantisce la concessione del beneficio. La decisione spetta al tribunale di sorveglianza, che deve verificare la presenza delle condizioni previste, l’eventuale pericolosità sociale, la condotta del detenuto, l’idoneità del domicilio e tutti gli altri elementi rilevanti.

L’età non determina automaticamente la scarcerazione

È quindi necessario distinguere tra la possibilità di presentare una domanda e il diritto effettivo a lasciare il carcere.

Un detenuto che ha più di settant’anni può, in determinate situazioni, chiedere una misura alternativa, ma il giudice non è obbligato ad accoglierla. La valutazione deve essere effettuata individualmente e tenendo conto anche della natura del reato per il quale è intervenuta la condanna.

Nel caso di Roggero, il principale ostacolo sarebbe rappresentato proprio dalla gravità dei reati contestati e dall’interpretazione adottata nel tempo dalla giurisprudenza in materia di benefici penitenziari.

La questione, dunque, non può essere ridotta alla formula “ha più di settant’anni e quindi può uscire”. L’età rappresenta soltanto uno degli elementi da esaminare.

Il problema dell’omicidio volontario

Secondo quanto spiegato da De Gioia, la formulazione originaria della normativa non escluderebbe in modo automatico tutti i condannati per omicidio volontario dalla possibilità di ottenere la detenzione domiciliare riservata agli ultrasettantenni.

Le preclusioni più nette riguarderebbero soprattutto alcune categorie di reati considerate particolarmente gravi dall’ordinamento, tra cui quelli connessi alla criminalità organizzata e alle associazioni mafiose.

Il magistrato ha però richiamato l’esistenza di orientamenti giurisprudenziali che avrebbero interpretato in senso restrittivo l’accesso ai benefici anche per persone condannate per omicidio volontario.

È proprio su questo punto che si concentra il confronto giuridico: comprendere se la normativa attuale consenta già a Roggero di presentare una richiesta con possibilità concrete di accoglimento oppure se il titolo di reato rappresenti un impedimento sostanziale.

La decisione spetterebbe alla magistratura di sorveglianza

Anche nell’ipotesi in cui la domanda fosse considerata ammissibile, l’ultima parola non spetterebbe né al governo né alla maggioranza parlamentare.

Sarebbe infatti la magistratura di sorveglianza a dover valutare il caso concreto. I giudici dovrebbero esaminare, tra gli altri aspetti, la personalità del condannato, il rischio di reiterazione, il comportamento mantenuto durante la detenzione e l’esistenza di un’abitazione adeguata nella quale eseguire la misura.

La detenzione domiciliare, inoltre, non equivale alla libertà. Il condannato rimane sottoposto all’esecuzione della pena e deve rispettare prescrizioni molto rigide. Eventuali violazioni possono determinare la revoca del beneficio e il ritorno in carcere.

L’ipotesi di una “legge Roggero”

Per superare gli ostacoli interpretativi, è stata avanzata anche l’ipotesi di un intervento del Parlamento.

La proposta consisterebbe nel modificare la disciplina, chiarendo in modo più preciso quali condannati ultrasettantenni possano accedere alla detenzione domiciliare e distinguendo eventualmente tra differenti situazioni riconducibili all’omicidio volontario.

Una simile riforma potrebbe essere sostenuta dalle forze del centrodestra, molte delle quali hanno espresso solidarietà al gioielliere e giudicato eccessiva la pena inflitta.

Nel dibattito pubblico è stata già utilizzata l’espressione “legge Roggero”, ma al momento non risulta approvata alcuna norma specifica. Si tratta quindi di una possibilità politica, non di un provvedimento già operativo.

Una norma non potrebbe essere scritta soltanto per una persona

Qualsiasi intervento legislativo dovrebbe avere carattere generale e astratto. Il Parlamento non potrebbe approvare una legge destinata formalmente a liberare un singolo condannato, ma dovrebbe modificare la disciplina per tutti i soggetti che si trovano nelle medesime condizioni.

Una riforma pensata per gli ultrasettantenni condannati per determinati reati produrrebbe dunque effetti anche su altri detenuti.

Questo è uno degli aspetti più delicati del confronto. Una modifica costruita sull’onda emotiva del caso Roggero potrebbe infatti avere conseguenze molto più ampie sul sistema penitenziario e sull’esecuzione delle condanne per reati gravi.

Il Parlamento dovrebbe quindi valutare non solo la situazione del gioielliere, ma anche il principio di uguaglianza e l’impatto complessivo della nuova disciplina.

La possibile retroattività della norma più favorevole

Qualora venisse approvata una disposizione più favorevole in materia di esecuzione della pena, potrebbe aprirsi anche il tema della sua applicazione ai procedimenti e alle condanne già definitive.

Secondo l’analisi riportata, una riforma potrebbe potenzialmente incidere sulla posizione di Roggero pur essendo la sua condanna ormai passata in giudicato.

Anche questo punto richiederebbe tuttavia un’attenta valutazione giuridica. L’applicazione nel tempo delle norme penitenziarie dipende dalla loro natura, dal contenuto concreto della modifica e dall’interpretazione che ne fornirebbero i giudici.

Non è quindi possibile affermare in anticipo che una futura legge determinerebbe automaticamente il trasferimento di Roggero ai domiciliari.

Il centrodestra e la mobilitazione sul caso

Il caso Roggero è diventato negli ultimi giorni uno dei temi più discussi all’interno della maggioranza.

Matteo Salvini ha visitato il gioielliere in carcere e ha definito la pena eccessiva. Anche altri esponenti del centrodestra hanno sostenuto la necessità di intervenire, rilanciando il dibattito sulla legittima difesa e sulla possibilità di concedere la grazia.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato di aver incoraggiato il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare gli approfondimenti necessari sulla clemenza.

La decisione sulla grazia, però, appartiene esclusivamente al presidente della Repubblica, mentre una modifica della disciplina penitenziaria richiederebbe un voto del Parlamento.

Le due strade sono quindi completamente differenti: la prima è un provvedimento individuale di clemenza, la seconda sarebbe una riforma generale dell’ordinamento.

Roggero non potrebbe candidarsi alle elezioni

Nel confronto politico era stata evocata anche la possibilità di una candidatura di Roggero. Secondo quanto chiarito da De Gioia, questa strada sarebbe però preclusa dalla condanna.

L’articolo 28 del Codice penale disciplina infatti l’interdizione dai pubblici uffici, che può conseguire alle condanne di particolare durata.

Nel caso di una pena superiore ai cinque anni, la perdita o la sospensione dei diritti politici impedisce di candidarsi e ricoprire cariche pubbliche secondo le modalità stabilite dalla legge.

Il dibattito su un eventuale ingresso del gioielliere in politica resterebbe quindi privo di conseguenze concrete, almeno durante il periodo di interdizione.

Il fronte economico: sequestrati 50mila euro

Accanto alla questione della pena detentiva resta aperto il capitolo economico.

La Procura ha disposto un sequestro conservativo di 50mila euro riconducibili a Roggero, con l’obiettivo di garantire il pagamento delle spese di giustizia e delle somme eventualmente dovute.

Secondo quanto emerso, il denaro sarebbe stato trasferito da un conto collegato alla raccolta fondi denominata “Io sto con Mario Roggero” verso un deposito bancario in Tunisia cointestato anche alla moglie, Mariangela Sandrone.

Il sequestro ha una funzione cautelare e non rappresenta una nuova condanna. Serve a evitare che determinate somme vengano sottratte alla futura esecuzione delle obbligazioni economiche stabilite dall’autorità giudiziaria.

La provvisionale da 480mila euro

Con la sentenza penale è stata riconosciuta alle parti civili una provvisionale complessiva di 480mila euro.

La somma è stata disposta a favore di quattordici familiari delle due persone uccise e degli altri soggetti ammessi come parti civili. Si tratta di un anticipo immediatamente esecutivo sul risarcimento complessivo, che dovrà essere quantificato definitivamente nella sede civile.

Secondo i legali delle famiglie, la provvisionale non sarebbe stata ancora corrisposta.

Gli avvocati sostengono che, oltre a circa 300mila euro versati da Roggero prima dell’inizio del processo di primo grado, non sarebbero arrivati ulteriori pagamenti destinati a coprire la somma stabilita dai giudici.

Le famiglie valutano il pignoramento

L’avvocato Marino Careglio, che insieme al collega Flavio Campagna assiste la famiglia di Andrea Spinelli, ha riferito che nessuna parte dei 480mila euro sarebbe stata finora versata.

In mancanza del pagamento, le parti civili potrebbero avviare procedure esecutive e chiedere il pignoramento dei beni del condannato.

La legge consente infatti ai creditori di agire sul patrimonio del debitore quando una somma riconosciuta da un provvedimento giudiziario esecutivo non viene corrisposta spontaneamente.

La posizione patrimoniale del gioielliere diventa quindi centrale non solo per le spese processuali, ma anche per garantire i diritti economici riconosciuti alle famiglie.

La cessione di un immobile alla moglie

Secondo quanto riferito dai legali, nel 2024 Roggero avrebbe ceduto un immobile alla moglie.

Questa operazione avrebbe spinto le parti civili a chiedere un sequestro conservativo, temendo che il patrimonio disponibile potesse ridursi e rendere più difficile il recupero delle somme dovute.

La misura sarebbe stata successivamente confermata dal Tribunale del Riesame e resterebbe efficace fino alla conclusione del procedimento civile.

La cessione dell’immobile non viene automaticamente considerata illecita, ma può essere valutata dal giudice nell’ambito delle iniziative dirette a tutelare i creditori e a preservare i beni sui quali eseguire un futuro risarcimento.

Un patrimonio immobiliare stimato in 1,1 milioni di euro

Le parti offese avrebbero quantificato il patrimonio immobiliare riconducibile a Roggero in circa 1,1 milioni di euro.

La stima potrebbe diventare rilevante nelle eventuali procedure di pignoramento e nella successiva determinazione dei risarcimenti.

Resta comunque necessario distinguere tra il valore teorico degli immobili e le somme concretamente disponibili. I beni potrebbero essere gravati da ipoteche, cointestazioni o altri vincoli, tutti elementi che dovranno essere verificati nelle sedi competenti.

Il procedimento civile servirà anche a stabilire l’entità definitiva del danno e la ripartizione delle somme tra i diversi beneficiari.

Due piani distinti: pena e risarcimenti

Il caso si muove ormai su due fronti paralleli.

Il primo riguarda l’esecuzione della pena: carcere, eventuale detenzione domiciliare o possibile provvedimento di grazia.

Il secondo concerne le conseguenze economiche della condanna: provvisionale, risarcimenti definitivi, sequestri conservativi ed eventuali pignoramenti.

I due piani sono collegati alla stessa vicenda giudiziaria, ma rispondono a regole differenti. L’eventuale concessione dei domiciliari o della grazia non eliminerebbe automaticamente gli obblighi risarcitori nei confronti delle parti civili.

Allo stesso modo, il pagamento delle somme dovute non determinerebbe da solo una riduzione della pena.

Il diritto delle vittime e quello del condannato

La discussione politica tende spesso a concentrarsi esclusivamente sulla posizione di Roggero e sull’età avanzata del condannato.

Il procedimento giudiziario comprende però anche i diritti delle famiglie delle persone uccise e del rapinatore rimasto ferito, ai quali i giudici hanno riconosciuto la possibilità di ottenere un risarcimento.

Qualsiasi scelta sul regime detentivo dovrà tenere insieme il principio di umanità della pena, la possibilità di rieducazione del condannato e la tutela delle vittime.

È proprio questo equilibrio a rendere la vicenda particolarmente complessa e a impedire soluzioni basate esclusivamente sulla pressione politica o sull’emotività del momento.

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Mario Roggero potrebbe teoricamente chiedere di accedere a una misura alternativa in ragione dell’età, ma non esiste al momento alcuna decisione che gli consenta di lasciare il carcere.

La domanda dovrebbe essere esaminata dalla magistratura di sorveglianza alla luce della normativa vigente, della gravità dei reati e della situazione personale del condannato.

Un’eventuale modifica legislativa potrebbe cambiare il quadro, ma dovrebbe essere approvata dal Parlamento e avrebbe effetti generali, non limitati al solo caso Roggero.

Nel frattempo resta aperto anche il fronte civile, con la provvisionale da 480mila euro, il sequestro dei 50mila euro e la possibilità che le famiglie avviino azioni di pignoramento.

La vicenda continuerà quindi a svilupparsi tra aule giudiziarie e Parlamento. Al di là dei titoli che annunciano una possibile scarcerazione, la realtà è più complessa: Roggero rimane detenuto e qualsiasi cambiamento dipenderà da provvedimenti giudiziari o da nuove norme che, allo stato attuale, non sono ancora state approvate.

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