Roma, 9 giugno 2025 – All’indomani del mancato raggiungimento del quorum per i referendum sul lavoro promossi da diversi soggetti politici e sindacali, Giuseppe Conte rompe il silenzio e interviene con un lungo post pubblicato sui suoi canali social. Il leader del Movimento 5 Stelle, già presidente del Consiglio, rivendica la legittimità e il significato politico della mobilitazione popolare: “Leggo dichiarazioni ed esultanze sguaiate dei ‘tifosi’ della politica. Portate rispetto a circa 15 milioni di cittadini che sono andati a votare. Portate rispetto agli oltre 12 milioni che hanno votato sì a maggiori tutele nel mondo del lavoro”.Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.
Oltre 12 milioni per il sì: “Segnale forte per chi governa”
Conte sottolinea con forza come il dato dell’affluenza – pur inferiore alla soglia del 50% più uno necessaria per la validità – non sia affatto irrilevante: “Parliamo di oltre 12 milioni di cittadini che, al di là dei colori politici, chiedono più tutele contro licenziamenti, precariato e incidenti sul lavoro. Noi saremo sempre dalla loro parte, dalla parte giusta. E porteremo avanti la battaglia per loro in Parlamento”.
Secondo l’ex premier, quei numeri rappresentano una chiara indicazione del malessere che serpeggia nel mondo del lavoro e che riguarda “tanti lavoratori in difficoltà che avrebbero potuto riappropriarsi di alcune tutele e difese”. Una fetta consistente di popolazione che – fa notare Conte – non è affatto distante, in termini numerici, da quella che ha permesso al centrodestra di ottenere la maggioranza parlamentare: “Se vi sembrano numeri insignificanti, considerate che è lo stesso numero di votanti (anzi alla fine potrebbero essere anche di più) con cui la maggioranza Meloni è arrivata al Governo”.
Accuse al Governo: “Penosi i meme, i video dal mare e gli inviti a non votare”
Nel suo intervento, Conte non risparmia critiche dirette ai rappresentanti dell’esecutivo, accusandoli di aver trattato con leggerezza e cinismo la consultazione popolare. “Ho trovato penose le foto, i meme infantili e i video dal mare di partiti e rappresentanti di Governo, gli inviti a non votare con trucchetti ‘alla Meloni’. D’altronde, a chi vive di politica da decenni e piazza in posti di lavoro sicuri figli e parenti, in fondo cosa frega di chi ha bisogno di più tutele contro licenziamenti, contratti precari e sicurezza sui posti di lavoro?”.
Il riferimento diretto è a diversi esponenti della maggioranza che, nei giorni precedenti al voto, avevano scelto di minimizzare l’importanza del referendum o addirittura di promuovere l’astensione, con contenuti ironici e messaggi ambigui diffusi sui social.
La proposta: “Rivedere il referendum, abbassare il quorum”
Oltre alla denuncia politica, Conte rilancia anche una proposta istituzionale: riformare lo strumento referendario, a partire dalla soglia di validità. “Credo che lo strumento del referendum vada rivisto nelle modalità e nei paletti, abbassando il quorum in un Paese che affoga nell’astensione: bisogna premiare la partecipazione, la scelta”.
L’ex premier evidenzia come il contesto attuale – caratterizzato da una bassa fiducia nelle istituzioni e da una pervasiva disinformazione – renda urgente una riforma delle regole del gioco democratico. “Soprattutto in un contesto in cui poteri con gran parte dell’informazione in mano inquinano le acque, in cui pochissimi decidono per tutti, in cui molti italiani non hanno quasi mai sentito parlare di questo referendum per mesi”.
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Conclusione: una battaglia che continua
Giuseppe Conte chiude il suo intervento con un impegno chiaro: la battaglia per i diritti dei lavoratori non si ferma, nonostante l’ostacolo del quorum. Il voto di oltre 12 milioni di italiani rappresenta, secondo il leader pentastellato, un segnale da non ignorare. “Noi non ci arrendiamo – scrive – e continueremo a portare in Parlamento le istanze di chi chiede dignità, sicurezza e stabilità nel mondo del lavoro”.
Un messaggio che intende rilanciare il ruolo del M5S come forza di opposizione sociale e politica, in un momento in cui – tra astensionismo e sfiducia – la democrazia partecipativa sembra sempre più fragile.



















