Alla Camera dei deputati, Riccardo Ricciardi (Movimento 5 Stelle) firma uno degli interventi più duri di questa legislatura rivolgendosi direttamente a Giorgia Meloni. In un unico, lungo discorso, intreccia due piani: da un lato l’accusa di fallimento sulle politiche migratorie e sul “modello Italia” sbandierato dalla premier; dall’altro una critica radicale alla gestione europea della guerra in Ucraina, al riarmo, al rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump e alla posizione del governo sul massacro a Gaza.
L’immagine chiave è quella di una “politica che si è suicidata”, lasciando spazio alla “politica di chi fa affari”. E al termine del suo intervento, Ricciardi arriva a dire apertamente al governo: “Siete stati complici… è la conseguenza delle vostre azioni”.
“Modello per l’Europa”? Ricciardi smonta i numeri sui migranti
Il primo bersaglio è la narrazione del governo sull’immigrazione. Ricciardi parte da una frase ricorrente nei discorsi della maggioranza: l’idea che l’Italia sarebbe diventata un “modello per l’Europa” nella gestione dei flussi.
Replica con i dati del Viminale:
“L’anno scorso, fino a questo giorno, erano 65.100 migranti arrivati nel nostro Paese. Quest’anno sono 65.400… quindi stanno aumentando. Questi sono i dati del vostro ministero”.
Da qui la critica al progetto del centro in Albania, descritto come una “panacea” immaginaria:
“La panacea di tutti i mali cos’è? Un centro sul quale non sapete neanche come farlo… Il problema è quando spendete i soldi di tutti noi per fare una roba che non sarà mica la panacea di tutti i mali”.
Sul piano politico, Ricciardi contesta l’idea che il governo possa intestarsi un successo inesistente: gli sbarchi non calano, mentre si investono risorse e capitale politico in operazioni annunciate come risolutive ma, a suo dire, prive di basi concrete.
“Suicidio della politica” su Ucraina: lo spazio lasciato a Trump
La seconda parte del discorso si sposta sulla guerra in Ucraina e sul ruolo dell’Europa. Qui il linguaggio diventa ancora più tagliente:
“Dopo questo prolungato suicidio della politica europea durato 3 anni sulla vicenda dell’invasione della Russia all’Ucraina… quando la politica si suicida, quando la politica non fa nulla, quando la politica lascia un vuoto, come ha fatto in questi 3 anni, cosa arriva? Arriva la politica di chi fa affari. E nel fare affari Trump è imbattibile.”
Ricciardi utilizza una metafora cinematografica:
“A Kiev, come a Gaza, è come in quei film dove si riuniscono intorno a un tavolo e dicono: ‘Troppo sangue, troppo sangue fa male agli affari. Adesso è il momento di far correre gli affari’.”
Nel suo racconto, l’Europa avrebbe abdicato alla propria responsabilità politica e diplomatica, lasciando che la fine (o la gestione) dei conflitti passasse di fatto nelle mani di Trump e degli interessi economici globali.
La “scommessa” di Meloni sulla guerra e il conto da 187 miliardi
Ricciardi attacca frontalmente anche la linea della premier sull’Ucraina:
“Il problema è una presidente del Consiglio che ci ha detto per 3 anni che lei scommetteva sulla vittoria dell’Ucraina… Il problema è che la scommessa l’ha fatta sulla pelle degli ucraini e sulla nostra economia.”
Richiama i costi della guerra per l’Unione europea:
“Questa guerra è già costata 187 miliardi di costi diretti dall’Unione Europea, per non parlare di tutte le ricadute economiche.”
Da lì il passaggio al cambio di agenda politica:
“Da quel momento lì in poi la priorità era il riarmo. Da quel momento lì in poi, un giorno sì e l’altro pure, si parla di minacce, di guerre ibride, Crosetto tutti i giorni… arriva con la leva volontaria. Tanto ‘sta guerra non la va a combattere Crosetto, la vanno a combattere i nostri figli.”
Il cuore dell’accusa è chiaro: la tragedia ucraina sarebbe stata usata per “riscrivere il dizionario della politica europea”, mettendo il riarmo al centro e spostando il discorso pubblico su allarmi, minacce e mobilitazioni militari, fino alla leva volontaria evocata dal ministro della Difesa.
Russia tra “impantanamento” e minaccia alle capitali europee: “Contraddizione logica”
Ricciardi mette poi nel mirino ciò che definisce una palese incoerenza nel racconto di Meloni sulla Russia:
“La presidente Meloni ci ha detto che la Russia dal 2022 è avanzata dell’1% del territorio ucraino e si sta impantanando in Ucraina da 3 anni e nello stesso discorso riesce a dire che domani la Russia può bombardare Roma, Parigi, Londra e Berlino. Ma come si fa a tenere insieme logicamente tutto questo?”
Secondo il deputato M5S, questo doppio registro – Russia descritta al tempo stesso come impantanata e onnipotente – serve a giustificare una corsa al riarmo e una narrativa permanente di emergenza, senza un vero sforzo di costruire una via d’uscita politica dal conflitto.
Difesa europea, NATO e “emancipazione” mai iniziata
Ricciardi contesta anche un altro pilastro del discorso governativo: l’idea che puntare su un proprio sistema di difesa significhi emanciparsi dagli Stati Uniti.
“La premier usa sempre questa argomentazione dicendo: ‘La difesa dobbiamo pagarcela perché altrimenti arrivano gli americani che ci devono difendere, allora dobbiamo sottostare agli americani’. Io voglio sapere cosa è stato fatto… un gradino, uno scalino, una goccia per andare verso una politica di difesa europea comune in questi 3 anni.”
Nella sua ricostruzione, non c’è stata alcuna vera difesa “comune” europea, ma solo:
“Si sono semplicemente finanziate le industrie che fanno armi e si è permesso un riarmo dei singoli Paesi.”
Poi l’affondo su Trump e NATO:
“Trump è arrivato, ha detto: ‘Sui dazi faccio come dico io, intanto mi firmate il 5% del PIL che dovete investire nella NATO’. Noi subito tutti a firmare, a correre. E intanto spendete soldi in armi dove? Nelle aziende americane.”
Da qui la domanda polemica: dov’è questa famosa “emancipazione dagli Stati Uniti”, se l’Europa continua a comprare gas liquido a prezzi esorbitanti e ad alimentare l’industria bellica americana?
Propaganda russa? “Mi fa più paura la propaganda italiana”
Tocca poi un tema molto sensibile nel dibattito pubblico: la presunta influenza della propaganda russa. Ricciardi rovescia il frame:
“A me fa paura la propaganda italiana, dove una persona non può oggettivamente analizzare una situazione su un campo di battaglia che viene bollato come filoputiniano.”
Porta un esempio concreto: la frase di Putin “Se l’Europa ci attacca, la Russia è pronta” trasformata nei titoli in “Putin minaccia l’Europa”:
“Questa è una mistificazione della propaganda italiana… Ce lo possiamo dire o no che è una mistificazione senza essere tacciati di essere filoputiniani?”
Per il deputato 5 Stelle, il problema non è negare la pericolosità del Cremlino, ma denunciare un’informazione che semplifica e distorce per mantenere un clima di paura e allineamento automatico.
Gaza, la nave italiana bombardata e l’accusa di “complicità in un genocidio”
L’ultima parte del discorso è dedicata a Gaza ed è probabilmente la più dura nei toni. Ricciardi denuncia la postura del governo di fronte alle azioni di Israele:
“Non sappiamo chiamare altrimenti che non complici di un genocidio un governo che, di fronte a una barca battente bandiera italiana bombardata da Israele, non chiede conto.”
Critica la selettività delle reazioni della premier:
“Una premier che di fronte a bambini morti tutti i giorni riesce a fare un tweet solo quando ci sono stati spari sui cristiani.”
E attacca il ministro degli Esteri per le parole sugli attivisti italiani aggrediti in Cisgiordania:
“Un ministro degli Esteri che, di fronte a attivisti italiani malmenati in Cis Giordania, ha detto: ‘E cosa sarà mai?’… I patrioti che dovrebbero difendere gli italiani che sono a fare un servizio in quei luoghi disperati.”
La conclusione è senza sconti:
“Sì, siete stati complici, mi dispiace, ma è la conseguenza delle vostre azioni.”
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Conclusione: la linea M5S tra rottura atlantica e accusa di ipocrisia
L’intervento di Ricciardi non è solo un attacco a Giorgia Meloni: è la messa in scena, in aula, della linea radicale del Movimento 5 Stelle su guerra, Nato, migranti e Medio Oriente.
Da un lato, c’è il rifiuto della narrativa ufficiale: l’Italia come modello sui migranti, l’Europa come baluardo di pace mentre investe centinaia di miliardi nel riarmo, la Russia descritta al tempo stesso come impantanata e onnipotente, la propaganda russa agitata per zittire ogni voce critica. Dall’altro, c’è l’accusa di ipocrisia morale: un governo che parla di valori occidentali ma tace – o minimizza – quando a colpire sono le bombe di un alleato, come nel caso di Gaza o della nave italiana bombardata.
Che lo si condivida o meno, il discorso di Ricciardi segna un salto di tono: il M5S non si limita più a criticare i singoli provvedimenti, ma mette in discussione l’intero impianto atlantista e militarista della maggioranza, legandolo ai costi sociali (economici, umani, democratici) per l’Italia. La domanda di fondo che lascia sul tavolo è una: l’Europa e il nostro Paese sono ancora capaci di una politica autonoma di pace, o hanno davvero – come dice lui – “suicidato” la politica, lasciando il campo agli affari, ai riarmi e alle propagande contrapposte?



















