ULTIM’ORA – Scandalo cdx alla Camera dei Deputati – La denuncia shock del M5S – IL VIDEO

Roma, 14 ottobre 2025 – Tensione altissima in Parlamento dopo la durissima denuncia del Movimento 5 Stelle contro la maggioranza, accusata di voler “riscrivere la storia della mafia” con il nuovo ddl sul conflitto di interessi in Commissione Antimafia.
Nel mirino del provvedimento ci sarebbero due figure simbolo della lotta alla criminalità organizzata, gli ex magistrati Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, oggi senatori del M5S, che verrebbero di fatto esclusi dalla possibilità di consultare documenti e intervenire sulle inchieste di cui si sono occupati per decenni.

Marton: “Stanno piegando le regole per colpire due persone precise”

Il primo affondo arriva dal senatore Bruno Marton, che in un durissimo intervento ha parlato di un “atto di paura e di censura politica” nei confronti di chi ha dedicato la vita alla ricerca della verità.

“Avete mai riflettuto su cosa significhi vivere come Roberto Scarpinato? Oltre tre quarti della vita sotto scorta armata. Mentre altri giocavano a pallone, lui cresceva sapendo che il pericolo era accanto a lui ogni istante. La mafia l’ha combattuta davvero, non con gli slogan ma con la vita e con le indagini”.

Il senatore pentastellato accusa la maggioranza di voler impedire a Scarpinato e De Raho di svolgere il proprio lavoro, proprio sui temi che hanno segnato la loro carriera giudiziaria:

“Stanno scrivendo una norma ad personam per silenziare due servitori dello Stato. Vogliono mani libere per dire che la strage di via D’Amelio fu solo di mafia, cancellando ogni riferimento ai servizi deviati o agli ambienti eversivi di destra. È un tentativo di riscrivere la storia, di riscrivere la verità per ragioni politiche.”

Marton parla di un “precedente spaventoso” per le istituzioni:

“Hanno due fuoriclasse in squadra, ma per la partita decisiva li mettono in panchina. Temono che svelino verità scomode o impediscano insabbiamenti.”

Di Girolamo: “Un insulto alla memoria e alle istituzioni”

Sulla stessa linea la senatrice Gabriella Di Girolamo, che ha definito il ddl “un insulto alla memoria e alla verità storica delle stragi del ’92-’93”.

“È un provvedimento contro la verità, prima ancora che contro Scarpinato e De Raho. È vergognoso che chi ha scelto la politica dopo la strage di via D’Amelio oggi promuova una legge che nega le connessioni tra mafia, apparati deviati e potere politico.”

La senatrice ha ricordato come, nella storia repubblicana, “personaggi condannati per concorso esterno in associazione mafiosa, come Antonio D’Alì e Nicola Cosentino, abbiano potuto fare i sottosegretari di Stato, mentre chi la mafia l’ha combattuta non può oggi lavorare in Commissione Antimafia”.

“Davvero la maggioranza vuole che gli italiani credano che dietro Capaci e via D’Amelio ci fosse solo una storia di appalti? È un insulto ai magistrati, ai poliziotti e ai cittadini che hanno pagato con la vita la ricerca della verità.”

Il nodo politico: una Commissione sotto accusa

Secondo il M5S, il disegno di legge in discussione modificherebbe le regole interne della Commissione Antimafia introducendo limiti retroattivi che colpiscono chi, da ex magistrato, ha lavorato sui dossier legati alle stragi.
In pratica, Scarpinato e De Raho verrebbero esclusi dalla trattazione di quegli stessi temi di cui sono stati protagonisti in toga, come se la loro esperienza fosse “incompatibile” con l’attività parlamentare.

Un paradosso, denunciano i 5 Stelle, che “sottrae competenza e memoria proprio all’organismo che dovrebbe difendere entrambe”.

“Vogliono una verità di comodo”

La battaglia, però, va oltre la tecnica parlamentare. Per il M5S, dietro la norma si nasconde la volontà di orientare la relazione finale della Commissione in una direzione politica precisa, ridimensionando il peso delle piste che collegano la mafia a pezzi dello Stato e della destra eversiva.

“È un’operazione per addomesticare la storia — spiegano fonti del Movimento —. La Commissione rischia di diventare un organo revisionista, non uno strumento di verità e giustizia.”

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Il caso esploso oggi in Commissione Antimafia riapre una ferita mai chiusa nella memoria collettiva italiana: quella delle stragi del 1992-1993, del depistaggio di via D’Amelio, delle ombre sugli apparati di sicurezza.

Per il M5S, colpire figure come Scarpinato e De Raho significa “colpire la memoria dello Stato che ha resistito alla mafia”.
E la denuncia, in Aula, suona come un avvertimento:

“Chi riscrive la storia per convenienza politica — conclude Marton — prima o poi dovrà fare i conti con la verità. E la verità, per quanto la si voglia occultare, non si cancella.”

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