La corsa alle elezioni regionali d’autunno porta con sé un carico pesante di polemiche. Le liste depositate in queste ore da Nord a Sud raccontano una realtà ben diversa dal rinnovamento tanto sbandierato: ricompaiono vecchie logiche clientelari, candidature di figli, fratelli, mogli e parenti di politici già noti, accanto a inquisiti, prescritti e voltagabbana di professione. Un copione che si ripete e che trasforma le regionali in una sorta di “fiera dell’impresentabile”.
Il “caso Campania”: la dinastia dei Mastella e i candidati di Fratelli d’Italia
In Campania il catalogo è già folto. Clemente Mastella, storico sindaco di Benevento ed ex ministro, ha preparato il terreno per la candidatura del figlio Pellegrino. Non solo: in campo scende anche la moglie, Sandra Lonardo, parlamentare regionale e nazionale. Una candidatura dinastica che conferma la capacità dei Mastella di mantenere salde le proprie postazioni politiche.
Non mancano, però, anche i nomi legati a Fratelli d’Italia. Michele Schiano, deputato meloniano, lavora per far entrare in lista la moglie Palmira Fel. A completare il quadro ci pensa Ione Abbatangelo, figlia dell’ex senatore missino Massimo, condannato a sei anni per detenzione di esplosivo nell’ambito dell’inchiesta sulla strage del Rapido 904.
Toscana e Prato: il “grembiulino” in lista
La Toscana non fa eccezione. A Prato si registra la candidatura di un “grembiulino”, termine con cui si indica un esponente della massoneria. Una presenza che ha già acceso le polemiche, visto il peso storico delle logge in quella regione e il loro controverso ruolo politico.
Anche qui, tra i nomi in lista, spiccano personaggi già transitati in più partiti, con una lunga storia di trasformismi. Difficile parlare di rinnovamento o di apertura alla società civile.
Il ritorno degli inquisiti e dei prescritti
Come ogni elezione regionale che si rispetti, non potevano mancare inquisiti e prescritti. Tra i nomi che circolano emergono figure già finite al centro di inchieste giudiziarie, talvolta concluse con prescrizioni o assoluzioni dubbie. Il segnale è chiaro: le liste continuano a rappresentare un porto sicuro per chi, nonostante vicende giudiziarie ingombranti, trova sempre un posto in prima fila.
Un esempio citato è quello di Maurizio Matacena, già deputato, coinvolto in passato in un procedimento poi prescritto e oggi nuovamente riproposto in area di centrodestra.
NEL PD?
Nel Pd compare il fratello del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, consigliere uscente in Regione. Tra i civici di Vincenzo De Luca potrebbe trovare posto Rossella Casillo, figlia di un ex assessore regionale, mentre Forza Italia si prepara a candidare Rosaria Alberti, figlia del sindaco di Scafati.
In casa FdI, il deputato Michele Schiano spinge per la candidatura della moglie Palmira Fele, mentre spicca il nome di Ione Abbatangelo, figlia di Massimo, ex senatore missino condannato a sei anni per detenzione di esplosivo nell’inchiesta sulla strage del Rapido 904.
Vannacci in Puglia: la Lega tenta il colpo
In Puglia, Matteo Salvini gioca la carta Roberto Vannacci. Il generale, già autore di posizioni divisive e polemiche, sembra intenzionato a candidarsi per fare il pieno di voti in una regione dove la Lega è in difficoltà. L’operazione punta a trasformare il consenso personale del generale in consenso politico, con l’obiettivo di evitare l’ennesimo tracollo elettorale.
Tra massoneria e scandali: i candidati “buccia di banana”
In Toscana, il capogruppo FdI a Prato, Tommaso Cocci, è finito al centro delle cronache per vecchie foto hard e per il suo passato da segretario di una loggia massonica già toccata da inchieste. Sempre nel territorio toscano, anche Claudio Belgiorno, candidato meloniano, è sotto inchiesta per rimborsi.
In Campania non va meglio: i forzisti pensano a Francesco Silvestro, già nella lista degli impresentabili della Commissione Antimafia, mentre il nome di Maurizio Matacena, indagato per associazione a delinquere, compare tra i papabili di FdI. Non manca Marco Nonno, già condannato per resistenza nelle proteste di Pianura.
Riciclati e voltagabbana
Il trasformismo non conosce crisi. Michela Rostan, passata da Sinistra Italiana al Pd, da Iv a Forza Italia fino alla Lega, tenta di nuovo l’avventura politica dopo la sconfitta alle Politiche. Stesso discorso per Gianfranco Librandi, imprenditore ed ex sostenitore di più partiti, oggi vicino a Forza Italia.
Nelle Marche il Pd ripropone Valeria Mancinelli, ex sindaca di Ancona criticata per la gestione del porto, mentre la destra punta su un nome di prestigio sportivo: la campionessa di fioretto Giovanna Trillini.
L’eterno ritorno del trasformismo
A fianco dei parenti e degli inquisiti, non mancano i cosiddetti “voltagabbana”. Politici che nel corso degli anni hanno cambiato più partiti che idee, passando indifferentemente da una sponda all’altra in base alla convenienza del momento. Figure che, nonostante abbiano già deluso gli elettori, trovano sempre collocazione nelle liste, spesso per riempire spazi lasciati vuoti o per garantire pacchetti di voti.
Le regionali del 2025 rischiano di essere ricordate non per i programmi o le sfide sui territori, ma per il ritorno di vecchie logiche che allontanano sempre più i cittadini dalla politica. Parenti, mogli, mariti, inquisiti e massoni: le liste appaiono più come un album di ricorrenze familiari e giudiziarie che come l’offerta di una classe dirigente nuova e competente.
In un Paese che continua a chiedere trasparenza e rinnovamento, la risposta della politica resta la stessa di sempre: “avanti c’è posto”, purché si abbia il cognome giusto o un pacchetto di voti da garantire.
Le liste elettorali depositate per le regionali 2025 raccontano l’ennesima occasione mancata. Altro che rinnovamento, trasparenza e merito: ancora una volta prevalgono le logiche dinastiche, il trasformismo e la tolleranza verso candidature segnate da ombre giudiziarie. La politica, che dovrebbe rappresentare il motore di un cambiamento atteso da anni, si mostra incapace di emanciparsi dai vecchi vizi e dalle consuetudini che la rendono distante dai cittadini.
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Il risultato è un quadro che somiglia più a un’arena di interessi personali che a un confronto sulle necessità reali dei territori: dalla Campania alla Toscana, dalla Puglia al resto d’Italia, il rischio è che la sfiducia continui a crescere, alimentando astensionismo e rabbia sociale.
Se la politica non saprà invertire la rotta, restituendo centralità a competenza e trasparenza, le regionali finiranno per confermare la sensazione diffusa di un Paese prigioniero dell’eterno ritorno degli stessi nomi, degli stessi schemi e delle stesse promesse disattese.



















