ULTIM’ORA – Scontro nel Governo – Presunta Crisi? Meloni, Salvini… Arriva la lettera shocK

Lettera esclusiva del ministro dei Rapporti con il Parlamento: “Assenze non più tollerate”. Avvertimento ai colleghi e alla Lega. Crepe nella catena di comando a Palazzo Chigi

Un richiamo durissimo. Un colpo di frusta interno, che suona come una messa in riga collettiva ma con un bersaglio preciso. Nelle ultime ore si è consumato uno scontro che ha il sapore di una resa dei conti dentro il governo Meloni. A innescarlo è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, figura di peso in Fratelli d’Italia e fedelissimo della premier, che ha preso carta e penna per inviare una lettera a tutti i capi di gabinetto dei ministeri, al sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano e al capo di gabinetto di Palazzo Chigi, Gaetano Caputi. Un documento che Il Fatto Quotidiano pubblica in anteprima.

Il richiamo formale e pubblico

Al centro della comunicazione, un punto chiarissimo: i ministri e sottosegretari devono garantire una presenza continua e qualificata in Parlamento. Non solo in occasione dei voti sui provvedimenti legislativi, ma anche durante l’esame delle mozioni, interrogazioni e interpellanze. Non saranno più ammesse eccezioni.

“Da tempo ormai si riscontra una crescente difficoltà nel garantire la quotidiana presenza dei rappresentanti del governo nelle aule parlamentari”, scrive Ciriani. “Non è accettabile che gli impegni istituzionali vengano usati come scusa generica per disertare il confronto con il Parlamento”.

Il tono è perentorio, ma la stoccata arriva poco dopo, quando Ciriani cita un caso preciso: quello del ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, che ha comunicato “con poche ore di preavviso” l’indisponibilità a rispondere a un’interpellanza urgente già calendarizzata dal 22 luglio.

“Un riferimento generico a ‘pregressi impegni istituzionali’ non è sufficiente. Si prega per il futuro di fornire indicazioni più specifiche e puntuali”, ha scritto Ciriani, avvisando che quelle giustificazioni saranno trasmesse anche alla Presidenza del Consiglio.

Lo strappo con Salvini

È in questa nota che si consuma lo scontro interno più delicato, perché Ciriani – nella forma – si rivolge a tutti, ma nei fatti manda un messaggio diretto alla Lega e al suo leader, accusato di dare bassa priorità ai lavori parlamentari. E non è sfuggito il fatto che la reprimenda è stata ribadita a voce durante l’ultimo Consiglio dei ministri, in cui è stato approvato il ddl su Roma Capitale.

“Comprendo i molti compiti istituzionali di cui i ministeri sono investiti, ma gli impegni parlamentari devono essere una priorità assoluta”, ha incalzato Ciriani, evidenziando “le conseguenze sul rapporto tra governo e Parlamento” e sulla “credibilità dell’azione di governo”.

Un passaggio che, nella sostanza, mette in discussione l’affidabilità operativa di alcuni ministri, con il rischio che certe assenze compromettano l’unità di linea dell’esecutivo nelle sedi istituzionali.

La proposta (e il controllo centrale di Chigi)

Per evitare ulteriori imbarazzi, Ciriani lancia anche una proposta organizzativa: individuare un sottosegretario con delega specifica ai lavori parlamentari per ciascun ministero, o predisporre una turnazione mensile. Una misura che ha l’obiettivo di blindare la presenza del governo in Aula e centralizzare ulteriormente il controllo da parte di Palazzo Chigi.

Un passaggio che suona come un rafforzamento del ruolo della premier e dei suoi uomini di fiducia nel monitorare l’affidabilità dei ministeri. Un segnale che non sarà sfuggito al vicepremier Salvini, già in difficoltà dopo i malumori nel centrodestra per il caso Infrastrutture e per la gestione dei fondi Pnrr.

Le altre informative in Cdm (snobbate dai titolari?)

Lo scontro istituzionale sulle presenze in Parlamento è stato solo uno dei temi emersi nel Consiglio dei ministri. Sempre ieri, infatti, altri tre membri dell’esecutivo hanno illustrato le strategie su dossier cruciali come le tecnologie quantistiche e le realtà virtuali.

Ma anche qui, secondo fonti interne, non sono passate inosservate alcune assenze pesanti, tra cui quella del ministro dell’Istruzione Valditara, impegnato in una missione in Lombardia, e altri esponenti leghisti. Come a confermare il malessere più ampio che si respira nei rapporti interni alla maggioranza.

Crepe nella catena di comando

Il richiamo di Ciriani non è solo un monito organizzativo. È l’espressione di una tensione crescente dentro la compagine governativa. Tra i fedelissimi di Meloni serpeggia l’irritazione verso certi ministri accusati di “scarso coordinamento” e “presenzialismo mediatico a scapito del lavoro parlamentare”.

Dall’altra parte, la Lega respinge le critiche come “strappi strumentali”, ricordando che Salvini è coinvolto in un’agenda fittissima, tra trasporti e dossier europei. Ma il malumore resta. E si insinua proprio nel cuore del patto politico tra Fratelli d’Italia e Lega, due forze che, in vista delle prossime regionali e del test europeo del 2026, dovranno affrontare non pochi nodi irrisolti.

Un segnale a Meloni (e agli elettori)

La missiva del ministro Ciriani, infine, ha anche un’altra chiave di lettura: è un messaggio alla premier, perché il malcontento sul fronte parlamentare rischia di trasformarsi in un boomerang mediatico. Lo stesso Ciriani lo sottolinea nel passaggio finale della lettera:

“Il mancato rispetto degli impegni ha evidenti ricadute sul piano istituzionale, ma anche su quello della comunicazione.”

In altre parole: l’immagine di un governo compatto e credibile passa anche dal rispetto delle regole interne. E chi sbaglia, da oggi in poi, non potrà più nascondersi dietro “pregressi impegni istituzionali”.

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Conclusione – L’altolà che svela le tensioni

La lettera di Luca Ciriani rompe il velo dell’unità apparente e porta alla luce le tensioni sotterranee che attraversano la maggioranza. Dietro il richiamo formale si cela una resa dei conti interna, che punta dritto al cuore del rapporto tra Palazzo Chigi e i ministeri, con un chiaro messaggio a Matteo Salvini e alla Lega: la linea del governo non può essere dettata a intermittenza né disertata nei momenti istituzionali chiave.

La proposta di rafforzare il coordinamento con sottosegretari delegati, e l’accento posto sulla necessità di tutelare la credibilità pubblica dell’esecutivo, segnalano che per Giorgia Meloni e il suo cerchio ristretto la fase della tolleranza è finita. In un momento in cui la coesione politica è fondamentale anche in vista delle prossime sfide elettorali, Ciriani mette nero su bianco un principio che vale come avvertimento: chi vuole stare al governo, deve esserci. Sempre.

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