L’annuncio di Metsola e lo scandalo che scuote l’Europarlamento
Un nuovo terremoto investe il Parlamento europeo, a pochi mesi dalle prossime elezioni e in un clima di crescente sfiducia dei cittadini nelle istituzioni Ue. A dare la notizia è stata la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, che ha comunicato ufficialmente all’aula la richiesta della Procura federale belga di revocare l’immunità parlamentare a cinque eurodeputati sospettati di essere coinvolti in un vasto sistema corruttivo legato a Huawei. Tre di loro sono italiani: Fulvio Martusciello, Salvatore De Meo e Giusi Princi, tutti appartenenti a Forza Italia. Gli altri due sono Nikola Minchev (Bulgaria, Renew Europe) e Daniel Attard (Malta, Socialisti).
Le indagini: blitz, arresti e un presunto sistema di corruzione legato al 5G
L’inchiesta è frutto di una lunga indagine della magistratura belga, che già due mesi fa aveva compiuto 21 perquisizioni simultanee in Belgio, Portogallo e Francia. Al centro del caso, un presunto flusso di mazzette, regali e benefit destinati ad alcuni europarlamentari e ai loro assistenti, con l’obiettivo di influenzare le politiche europee sull’introduzione del 5G. Huawei, gigante cinese delle telecomunicazioni già da tempo nel mirino degli Stati Uniti e di vari governi europei per questioni di sicurezza, avrebbe cercato di evitare l’esclusione dai bandi Ue attraverso un sistema di lobbying illecito.
Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni parlamentari avrebbero ricevuto in cambio denaro, regali e l’accesso a eventi sportivi esclusivi, come le partite dell’Anderlecht allo skybox di Huawei a Bruxelles. In cambio, si sarebbero esposti pubblicamente contro l’esclusione delle aziende cinesi, arrivando persino a denunciare un presunto “razzismo tecnologico” dell’Ue verso la Cina.
Fulvio Martusciello: il fulcro del sistema?
Martusciello, capodelegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, è indicato dagli inquirenti come una delle figure chiave. A suo nome risulta una lettera del gennaio 2021, firmata insieme ad altri sette deputati, in cui si sollecita la Commissione Ue a riconsiderare l’esclusione di Huawei. Ma non solo. Un conto corrente a lui intestato risulterebbe destinatario di una parte dei fondi provenienti dal colosso cinese. Al centro del sistema ci sarebbe anche Lucia Luciana Simeone, sua assistente parlamentare, arrestata e poi posta ai domiciliari, e Nuno Wahnon Martins, ex assistente oggi lobbista, considerato il mediatore principale delle tangenti. Martusciello, da parte sua, ha scelto finora la via del silenzio, evitando qualsiasi dichiarazione pubblica.
Salvatore De Meo: “Solo un incontro conviviale”
Il secondo italiano coinvolto, Salvatore De Meo, ha difeso la propria posizione in un’intervista a Euractiv. Ha ammesso la partecipazione a un incontro conviviale in cui erano presenti rappresentanti Huawei, ma ha specificato che l’incontro non era stato organizzato dall’azienda e si era tenuto fuori dalle sedi istituzionali. “Non ho mai preso posizioni a favore di Huawei”, ha sottolineato, aggiungendo di non aver firmato lettere o proposto emendamenti a favore del colosso asiatico.
Giusi Princi: “Errore di persona, ero in Italia”
Più netta la posizione di Giusi Princi, subentrata da poco nell’Eurocamera. Ha dichiarato che il suo coinvolgimento è frutto di un palese errore di persona. “Ero in Italia nel giorno in cui avrei partecipato a quell’incontro. Non avevo ancora assunto il mio ruolo di europarlamentare”, ha spiegato. Confida nel lavoro della magistratura e auspica una rapida archiviazione.
Gli altri casi: Attard e Minchev
Anche il maltese Daniel Attard ha fornito chiarimenti. Sul suo profilo Facebook ha ammesso di aver partecipato a una partita dell’Europa League nel settembre 2024, con biglietti forniti – a sua insaputa, dice – da Huawei. “Solo dopo ho scoperto che l’invito proveniva da una persona oggi indagata”, ha scritto. Attard ha incontrato lo stesso lobbista una seconda volta a Strasburgo per discutere della posizione europea sull’azienda cinese.
Nikola Minchev, eurodeputato bulgaro di Renew Europe, ha affermato di essere stato anche lui invitato a una partita dell’Anderlecht, senza essere a conoscenza della provenienza sospetta dei biglietti. Il suo assistente, Adam Mouchtar, è stato però arrestato. Minchev ha dichiarato di non essere indagato formalmente.
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Uno scandalo che mette sotto pressione le istituzioni europee
Il nuovo caso Huawei si inserisce in un contesto delicato, a pochi mesi da un rinnovo del Parlamento europeo che rischia di essere segnato da sfiducia, astensionismo e sospetti di opacità. La richiesta di revoca dell’immunità è ora al vaglio della commissione competente e dovrà passare per il voto dell’assemblea plenaria. Se concessa, potrebbe aprire la strada a nuove indagini e, forse, a incriminazioni formali.
Nel frattempo, l’immagine delle istituzioni europee subisce un nuovo colpo, a solo un anno di distanza dal Qatargate, altro scandalo di corruzione internazionale che ha coinvolto l’eurocamera. Huawei, intanto, si trova al centro di un’ulteriore tempesta diplomatica e giudiziaria. Ma il punto cruciale resta uno: quanto è vulnerabile la politica europea all’influenza delle grandi potenze economiche straniere?
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