ULTIM’ORA SHOCK – Chiesto processo per un presidente Regione del CDX, mazzette e.. Ecco chi

Un presunto sistema di corruzione “senza passaggio di denaro”, costruito su favori, vantaggi, assunzioni e affidamenti: è questo il cuore dell’inchiesta Memory della Direzione distrettuale antimafia di Campobasso, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Francesco Roberti, presidente della Regione Molise, e per altre 43 persone. Il procedimento entrerà ora nella fase decisiva dell’udienza preliminare, fissata per il 22 gennaio, quando il giudice dovrà valutare se mandare o meno gli imputati a processo.

La Procura parla di “mazzette smaterializzate”: un’espressione che sintetizza l’ipotesi accusatoria secondo cui la corruzione non sarebbe stata alimentata da contanti o bonifici, ma da un circuito di vantaggi e utilità. L’indagine – che incrocia anche il filone del traffico illecito di rifiuti con collegamenti alla criminalità organizzata pugliese – coinvolge anche la moglie del governatore, Elvira Gasbarro, e due società operative nel settore dei rifiuti.

L’inchiesta “Memory”: corruzione e rifiuti, con un’ombra di criminalità organizzata

Secondo la ricostruzione della Dda, l’indagine Memory descrive un contesto in cui si sarebbero intrecciati interessi politici, imprenditoriali e – per alcuni soggetti – anche dinamiche criminali. L’accusa ipotizza un “sistema” che includerebbe:

corruzione e scambi di utilità legati a pratiche amministrative e autorizzazioni,

traffico e gestione illecita dei rifiuti,

e, per altri filoni dell’inchiesta che riguardano diversi indagati, reati di stampo mafioso come associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio e traffico di stupefacenti.


Nel caso di Roberti, tuttavia, la contestazione principale viene descritta come distinta dai filoni più pesanti legati ai reati mafiosi: la sua posizione rientrerebbe nel segmento della presunta corruzione e degli atti amministrativi contestati, senza estendersi automaticamente alle accuse di associazione mafiosa o droga attribuite ad altri indagati.

Chi è Francesco Roberti e in quale periodo si collocano le contestazioni

Francesco Roberti, esponente di Forza Italia, guida la Regione Molise da circa due anni e mezzo. Le condotte contestate, però, si collocano in un periodo precedente, quando Roberti era:

sindaco di Termoli,

poi presidente della Provincia di Campobasso tra il 2019 e il 2023,

e componente del consiglio generale del Cosib, consorzio in cui sarebbe presente anche una società coinvolta nell’indagine, Energia Pulita Srl.


Secondo gli inquirenti, la cornice temporale principale delle contestazioni va dal 2020 al 2023, gli anni in cui Roberti ricopriva incarichi politici locali e avrebbe avuto, per ruolo e relazioni istituzionali, la possibilità di incidere su autorizzazioni e affidamenti.

L’ipotesi dell’accusa: favori all’azienda Energia Pulita in cambio di utilità personali

Il punto centrale, per la Procura, è questo: Roberti avrebbe favorito Energia Pulita Srl nell’ottenimento di autorizzazioni e affidamenti pubblici. In cambio, avrebbe ricevuto “utilità” non monetarie, tra cui:

l’assunzione della moglie Elvira Gasbarro,

e l’affidamento di lavori a imprese ritenute “compiacenti”.


È qui che prende forma l’idea delle “mazzette smaterializzate”: non tangenti classiche in busta o in contanti, ma un sistema di vantaggi concreti che avrebbero prodotto benefici personali e politici senza lasciare tracce bancarie immediate.

Questa impostazione, dal punto di vista investigativo, ha un impatto preciso: sposta la prova non su movimenti di denaro, ma su tracce amministrative, intercettazioni, relazioni tra soggetti e coincidenze tra decisioni pubbliche e benefici privati.

Il coinvolgimento della moglie e delle società del settore rifiuti

Nel fascicolo della Dda, oltre a Roberti, figura anche la moglie, Elvira Gasbarro. La sua presenza non è secondaria perché si intreccia direttamente alla contestazione delle utilità ricevute: l’assunzione verrebbe letta come parte dello scambio.

Accanto ai profili personali, ci sono quelli societari: l’inchiesta coinvolge due società operanti nel settore dei rifiuti, con Energia Pulita al centro del presunto sistema di rapporti e vantaggi. Il settore rifiuti, per definizione, è spesso considerato ad alto rischio di opacità: autorizzazioni, subappalti, smaltimenti e filiere logistiche possono diventare terreno fertile per pressioni, interessi e interferenze.

La difesa: memoria di 200 pagine e richiesta di essere ascoltato

Roberti, nei mesi scorsi, ha scelto una linea difensiva attiva: aveva chiesto di essere ascoltato dai magistrati e a maggio si è presentato per depositare una memoria difensiva di 200 pagine.

Il suo legale, l’avvocato Mariano Prencipe, sostiene che dagli atti emergerebbe una ricostruzione diversa da quella accusatoria. In particolare, la difesa sottolinea due punti:

1. Roberti non si sarebbe interessato alle sorti di Energia Pulita come contestato.


2. Sarebbe stata invece la Provincia di Campobasso a sollevare osservazioni e imporre restrizioni alla società.

In altre parole, secondo la difesa non ci sarebbe un “favoritismo” verso l’azienda, ma semmai un atteggiamento amministrativo prudente o addirittura critico nei confronti di Energia Pulita.

Il nodo politico: un governatore sotto richiesta di processo

La richiesta di rinvio a giudizio per un presidente di Regione non è mai un fatto neutro. Anche se, giuridicamente, si entra ora nella fase di verifica davanti al giudice dell’udienza preliminare, sul piano politico la notizia produce conseguenze immediate:

mette sotto stress la maggioranza regionale,

espone Forza Italia a un caso delicato in piena visibilità nazionale,

alimenta la polemica sul rapporto tra incarichi pubblici e gestione degli affidamenti.


Va ricordato, però, che la richiesta di processo non equivale a una condanna: segna l’avanzamento dell’azione penale e l’esigenza per la Procura di sostenere in giudizio la propria tesi, ma sarà il confronto processuale (se disposto) a stabilire responsabilità e prove.

Udienza preliminare il 22 gennaio: cosa succede ora

Il prossimo passaggio è l’udienza preliminare del 22 gennaio. In quella sede il giudice valuterà:

la tenuta delle accuse,

la consistenza del quadro indiziario,

e le richieste delle difese.


Gli esiti possibili sono diversi: rinvio a giudizio (processo), proscioglimento, o eventuali scelte procedurali che possono riguardare singoli imputati o singole contestazioni.

Per Roberti, quel giorno sarà un bivio: l’eventuale processo aprirebbe un fronte lungo e politicamente corrosivo; un’archiviazione o un proscioglimento segnerebbero invece un cambio di scenario.

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Conclusione: la “corruzione senza soldi” e le domande che restano

L’inchiesta Memory rilancia un tema sempre più presente nelle indagini sui rapporti tra politica e affari: la corruzione che non passa per il denaro, ma per scambi di utilità difficili da quantificare e più difficili da tracciare. Assunzioni, incarichi, affidamenti, facilitazioni amministrative: sono questi, secondo la Dda, gli strumenti con cui si sarebbe costruito un sistema di “mazzette smaterializzate”.

Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare. Ma intanto, nel cuore del Molise, resta una domanda che pesa come un macigno: *se i soldi pubblici e le autorizzazioni possono essere piegati da reti di relazioni e favori, quali anticorpi ha davvero l’amministrazione per accorgersene in tempo?*

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