Ultim’ora shock – Ecco cosa è successo alla giornalistsa RAI, attaccata dai… ASSURDO

1 agosto 2025 – Un grave episodio ha scosso la stampa italiana e internazionale martedì 29 luglio, quando Lucia Goracci, inviata del Tg3 in Cisgiordania, è stata minacciata da un colono israeliano armato durante un collegamento in diretta. La giornalista si trovava nei pressi del villaggio palestinese di Umm al-Kheir, dove stava documentando l’uccisione di un giovane palestinese, Awdah Athaleen, da parte di un colono noto alle autorità israeliane: Ynon Levi.

Secondo il racconto della giornalista, mentre lei e il suo operatore Ivo Bonato attendevano di andare in onda, sono stati avvicinati da un colono che ha dapprima fotografato la troupe, poi ha bloccato la loro via di fuga con un pick-up e ha cominciato a sgommare minacciosamente. “Alla fondina aveva una pistola”, ha riferito Goracci, ancora visibilmente provata. L’uomo li ha accusati di essere “bugiardi e amici dei palestinesi”, pronunciando frasi in inglese come “Liar, friend of Filastin”.

I fatti: tensione alle porte del villaggio

L’aggressione è avvenuta lontano dai centri abitati, in una strada isolata fuori da Umm al-Kheir, villaggio beduino del sud della Cisgiordania, da tempo sotto pressione a causa delle continue espansioni delle colonie israeliane. Goracci e Bonato avevano appena finito un servizio sull’omicidio di Athaleen, avvenuto nei giorni precedenti.

“Il colono si è avvicinato alla nostra auto, ci ha chiesto da dove venivamo, poi ha cominciato a ripetere il nome del villaggio palestinese. Era evidentemente infastidito dalla nostra presenza. Ci ha chiuso la via d’uscita, sgommando con aggressività e lasciando intravedere chiaramente l’arma alla cintura”, ha raccontato la giornalista.

L’episodio si è concluso senza conseguenze fisiche per la troupe, ma ha sollevato forti reazioni nel mondo del giornalismo.

Reazioni: FNSI e Usigrai chiedono chiarezza

L’accaduto ha suscitato ampia indignazione tra i sindacati dei giornalisti. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e l’Usigrai hanno espresso “solidarietà e vicinanza” a Goracci e Bonato, chiedendo alle autorità italiane di intervenire presso il governo israeliano per chiarire quanto accaduto e per ottenere garanzie di sicurezza per gli inviati italiani nei territori occupati.

Anche il Ministero degli Esteri italiano, secondo fonti diplomatiche, starebbe seguendo la vicenda con attenzione, valutando una nota di protesta ufficiale da presentare a Tel Aviv.

Il contesto: escalation di violenze in Cisgiordania

Negli ultimi mesi, la Cisgiordania è stata teatro di un’escalation di violenze. Secondo l’ONU e diverse ONG internazionali, dall’inizio del 2025 oltre 250 palestinesi sono stati uccisi, molti dei quali per mano di coloni armati. Le autorità israeliane sono spesso accusate di non intervenire o di proteggere i responsabili, alimentando un clima di impunità.

Il nome di Ynon Levi, citato da Goracci nel suo reportage, compare in numerosi rapporti internazionali per episodi di violenza documentati ai danni di civili palestinesi e attivisti internazionali. Nessun procedimento giudiziario risulta attualmente aperto a suo carico.

Chi è Lucia Goracci

Lucia Goracci è una delle giornaliste italiane più esperte di scenari di crisi e conflitto. Entrata in Rai negli anni Novanta, ha iniziato al TgR Sicilia per poi approdare alla redazione esteri del Tg2 e infine al Tg3, dove è stata inviata in Medio Oriente, Nord Africa, Ucraina, Turchia e Iran. Ha condotto anche diverse edizioni di Linea Notte.

Per il suo lavoro ha ricevuto importanti riconoscimenti: Premio Ilaria Alpi nel 2011, Premio Luigi Barzini all’inviato speciale nel 2012.

La libertà di stampa sotto minaccia

Quanto accaduto in Cisgiordania riporta l’attenzione sulla vulnerabilità dei giornalisti nei teatri di conflitto. La presenza sempre più aggressiva dei coloni armati, unita all’assenza di protezione da parte delle autorità israeliane, rende il lavoro dei reporter estremamente rischioso.

In un momento in cui l’informazione sul campo è essenziale per comprendere una delle crisi più complesse del mondo, episodi come quello vissuto da Goracci e Bonato rappresentano un duro colpo alla libertà di stampa e al diritto all’informazione.

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Conclusione – Un’intimidazione che colpisce tutti

L’aggressione subita da Lucia Goracci e Ivo Bonato non è solo un attacco a due giornalisti, ma un segnale inquietante per l’intero mondo dell’informazione. In un contesto in cui i coloni armati agiscono sempre più impunemente e le autorità tacciono, documentare la verità diventa un atto di coraggio, ma anche un rischio concreto.

L’Italia, l’Europa e la comunità internazionale non possono permettersi di archiviare quanto accaduto come un episodio isolato. Difendere chi racconta i conflitti sul campo significa difendere il diritto di tutti a essere informati. Perché ogni minaccia contro un giornalista è, in fondo, una minaccia alla democrazia.

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