ULTIM’ORA SHOCK – Fermo in Belgio di figura di spicco dell’Unione Europea e del PD – Ecco chi

Terremoto a Bruxelles: chi è Federica Mogherini, la rettrice del College d’Europa finita nell’inchiesta sulle frodi UE

L’immagine è di quelle destinate a fare il giro d’Europa: la polizia federale belga che entra al Servizio europeo per l’azione esterna a Bruxelles e al College of Europe di Bruges, mentre la Procura europea apre un fascicolo su una presunta frode nell’uso dei fondi UE per la formazione dei giovani diplomatici. Nel mirino finisce anche un nome molto noto della politica italiana e comunitaria: Federica Mogherini, ex Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, oggi rettrice del prestigioso istituto accademico fiammingo.

Secondo diverse testate europee e italiane, Mogherini è una delle tre persone fermate nell’ambito dell’inchiesta guidata dall’European Public Prosecutor’s Office (EPPO). Le contestazioni – tutte da accertare – riguardano l’assegnazione al College d’Europa del progetto European Union Diplomatic Academy, un programma di nove mesi per 50 giovani diplomatici, finanziato dal SEAE tra il 2021 e il 2022.

Dal Partito Democratico ai vertici dell’Unione

Per capire perché questa vicenda ha un impatto politico così forte, occorre ricordare chi è Federica Mogherini. Cresciuta nella sinistra italiana, è stata per anni una delle figure emergenti del Partito Democratico, forza cardine del centrosinistra italiano e membro del Partito del Socialismo Europeo (PES).

Dopo una lunga esperienza parlamentare e internazionale, nel 2014 diventa ministra degli Esteri nel governo Renzi e, pochi mesi dopo, viene scelta come Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Juncker. Per cinque anni è il volto della diplomazia europea: accordo con l’Iran sul nucleare, crisi ucraine, Mediterraneo, Medio Oriente.

Terminato il mandato a Bruxelles, nel 2020 assume la guida del College of Europe di Bruges, una sorta di “Scuola di governo europea” che forma ogni anno centinaia di giovani destinati alle carriere nelle istituzioni UE e nelle diplomazie nazionali. Sotto la sua direzione nascono nuovi progetti, fra cui proprio l’Accademia diplomatica dell’Unione europea ora al centro dell’inchiesta.

L’inchiesta: nel mirino la gara per l’Accademia diplomatica UE

Secondo la ricostruzione dell’EPPO, rilanciata da Reuters, Financial Times ed El País, tutto parte da segnalazioni all’Olaf su possibili irregolarità nella gara con cui il SEAE – all’epoca guidato da Josep Borrell – ha affidato al College d’Europa il programma della nuova Accademia diplomatica.

I sospetti dei magistrati europei sono essenzialmente due:

  1. Concorrenza falsata: ci sarebbero indizi che il College (o suoi rappresentanti) abbia ricevuto informazioni riservate sui criteri del bando prima della pubblicazione ufficiale, in violazione del principio di parità di trattamento tra i concorrenti.

  2. Reati connessi agli appalti: se questi sospetti fossero confermati, si configurerebbero ipotesi di frode negli appalti pubblici, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale, come indica la stessa EPPO.

Per approfondire i fatti, la Procura europea ha chiesto e ottenuto la revoca dell’immunità per alcuni indagati e ha disposto perquisizioni simultanee presso gli uffici del SEAE a Bruxelles, in vari edifici del College a Bruges e nelle abitazioni di tre sospettati, poi posti in stato di fermo.

Le autorità europee – Commissione e SEAE – confermano solo le perquisizioni, sottolineando che si tratta di un’indagine su attività svolte nel precedente mandato politico del servizio diplomatico e rimandando ogni valutazione all’esito del lavoro dell’EPPO.

Un nuovo colpo d’immagine per le istituzioni UE

Il “caso Mogherini” esplode in un clima già appesantito da altri scandali che hanno coinvolto Bruxelles negli ultimi anni, a partire dal Qatargate che aveva travolto alcuni eurodeputati e funzionari dell’Europarlamento con accuse di corruzione e riciclaggio legate al Qatar e ad altri Paesi terzi.

Ora, però, al centro non c’è il Parlamento europeo ma:

  • il Servizio per l’azione esterna, cioè la diplomazia comune dell’UE;

  • il College of Europe, istituzione simbolo della formazione delle élite europee.

Non sorprende che alcuni governi usino l’episodio per attaccare Bruxelles: il portavoce del premier ungherese Viktor Orbán, ad esempio, ha ironizzato sul fatto che l’UE “fa prediche sullo stato di diritto” mentre le sue stesse strutture finiscono al centro di indagini per corruzione e frodi.

Cosa succede adesso

Nelle prossime settimane l’EPPO dovrà:

  • analizzare il materiale sequestrato;

  • decidere se formulare imputazioni formali contro Mogherini e gli altri sospettati;

  • eventualmente chiedere misure cautelari più dure o procedere al rilascio dei fermati in attesa di ulteriori sviluppi.

Il College of Europe, per ora, tace o si limita a generiche dichiarazioni di collaborazione con le autorità; nessuna versione difensiva dettagliata di Mogherini è ancora trapelata. Nel frattempo, è verosimile che il suo ruolo alla guida dell’istituto e dell’Accademia diplomatica venga messo in discussione, almeno temporaneamente, per ragioni di opportunità politica e reputazionale.

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Conclusione: tra presunzione di innocenza e credibilità delle istituzioni europee

L’eventuale coinvolgimento di Federica Mogherini – figura simbolo del centro-sinistra europeo e storica esponente del Partito Democratico – in un caso di presunta frode sugli appalti UE apre un fronte delicatissimo su due piani.

Da un lato, c’è il destino personale e professionale di una protagonista di primo piano della politica europea: finché non ci sarà un rinvio a giudizio, vale la presunzione di innocenza, e ogni giudizio definitivo sarebbe prematuro.

Dall’altro, c’è la credibilità delle istituzioni dell’Unione: dopo Qatargate al Parlamento europeo, ora è la diplomazia UE – insieme a una delle sue scuole più prestigiose – a finire al centro di un’inchiesta per presunte frodi, favoritismi e violazione delle regole di concorrenza.

Se le accuse dovessero rivelarsi fondate, il caso rischierebbe di diventare l’ennesimo argomento per chi dipinge Bruxelles come un sistema autoreferenziale, opaco e permeabile ai giochi di potere. Se invece l’inchiesta si chiuderà senza riscontri, resterà il segno di quanto fragile sia oggi il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni europee.

In ogni caso, il “caso Mogherini” sarà un banco di prova non solo per l’ex ministra del PD, ma per la capacità dell’Unione di dimostrare che le regole valgono per tutti – anche, e soprattutto, per chi le ha scritte e difese per anni.

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