Nel pieno dell’esame del Decreto Sicurezza alla Camera dei Deputati, la maggioranza di centrodestra ha bocciato un emendamento che avrebbe introdotto una chiara condanna del saluto fascista e dell’associazione tra il gesto del braccio teso e la parola “presente”. A denunciarlo è il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno, primo firmatario della proposta, che parla senza mezzi termini di una scelta “vergognosa”, un “ennesimo passo indietro” da parte della coalizione guidata da Giorgia Meloni.
Un emendamento simbolico e necessario
L’emendamento, inserito nel contesto del Decreto Sicurezza, chiedeva esplicitamente che fossero considerati atti di apologia del fascismo tanto il gesto del saluto romano quanto l’uso della parola “presente” se accompagnata da quel gesto. Un’iniziativa dal forte valore simbolico, ma anche giuridico, volta a colmare un vuoto normativo che consente tuttora lo svolgimento di manifestazioni nostalgiche in aperto contrasto con lo spirito antifascista della Costituzione italiana.
“La maggioranza ha perso un’altra occasione per prendere le distanze, in modo netto e inequivocabile, da atteggiamenti e manifestazioni che si richiamano a un’ideologia criminale – ha dichiarato Donno –. Questo emendamento voleva mandare un messaggio chiaro: il fascismo non può e non deve tornare a essere sdoganato, neppure nella forma di rituali che insultano la memoria della Resistenza”.
Il silenzio della maggioranza e la denuncia del M5S
Secondo Donno, il rifiuto dell’emendamento non è un episodio isolato. “Gli esponenti del governo Meloni – prosegue – faticano a proferire parola quando si verificano episodi in cui non mancano il saluto romano o il grido ‘presente’. Ma sono rapidissimi a reprimere chi dissente, chi manifesta pacificamente, chi semplicemente esprime idee diverse”.
Il deputato pentastellato accusa il centrodestra di essere ancora prigioniero di un’ambiguità pericolosa: “Forse pensano di riuscire a nascondere le proprie simpatie verso un periodo storico da cui non riescono davvero a prendere le distanze. E ogni occasione è buona per dimostrarlo”.
Un insulto alla memoria e alla democrazia
Le immagini delle celebrazioni neofasciste, con decine di braccia tese e bandiere italiane impugnate in modo evocativo, continuano a circolare senza conseguenze legali significative. Un contesto che rende ancora più urgente, secondo Donno, una presa di posizione netta da parte delle istituzioni.
“Non si tratta solo di politica – conclude – ma di rispetto per la nostra storia, per chi ha combattuto il nazifascismo, per i valori fondativi della Repubblica. Non fare questo passo significa legittimare chi continua a oltraggiare tutto ciò per cui l’Italia democratica è nata”.
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Una battaglia che continua
Il Movimento 5 Stelle annuncia battaglia, promettendo di tornare alla carica su questo tema, tanto in Parlamento quanto nel dibattito pubblico. “Non ci arrendiamo – assicura Donno –. Continueremo a chiedere che certi comportamenti siano puniti come meritano, e che lo Stato dica finalmente, con chiarezza: mai più fascismo”.



















