ULTIM’ORA SHOCK – L’annuncio che gela tutti – Chiara Appendino pronta a lasciare… – INEDITO

Roma, 15 ottobre 2025 – Scossone ai vertici del Movimento 5 Stelle. Nel corso dell’assemblea dei gruppi convocata martedì sera per analizzare il deludente risultato elettorale in Toscana, la vicepresidente del Movimento, Chiara Appendino, avrebbe messo sul tavolo le proprie dimissioni.

Una mossa clamorosa, che ha spiazzato anche i dirigenti più vicini a Giuseppe Conte e che rivela il profondo malessere interno dopo la debacle elettorale.

Fonti presenti alla riunione parlano di un clima “teso e autoassolutorio”, al quale Appendino avrebbe reagito con parole durissime:

“Non possiamo continuare a dirci che va tutto bene. Dobbiamo riconsiderare temi, identità e alleanze. Altrimenti non usciamo vivi da questa crisi.”

Il flop in Toscana: il M5S crolla al 4,4%

Il voto toscano è stato un colpo pesante per il Movimento.
Con appena il 4,4% dei consensi, i Cinque Stelle non solo hanno perso terreno rispetto al 7% del 2020, ma sono letteralmente crollati rispetto al 15% del 2015, quando correvano da soli.

Questa volta, invece, l’M5S aveva accettato un’alleanza con il Partito Democratico e i centristi, sostenendo la candidatura di Eugenio Giani.
Una scelta che, secondo molti attivisti, ha finito per disorientare l’elettorato: la partecipazione degli iscritti al voto interno per approvare l’accordo è stata minima e, nei seggi, la base si è divisa tra l’astensione e il voto per la candidata di Potere al Popolo, Antonella Bundu, protagonista di un piccolo exploit.

“Il campo progressista così com’è non ci premia – avrebbe detto Appendino –. Dobbiamo capire se ha ancora senso restarci.”

Appendino: “Serve un cambio di rotta”

Durante l’assemblea, Appendino avrebbe espresso forte insoddisfazione per la linea seguita finora e per la gestione politica post-voto, chiedendo una “riconsiderazione profonda delle priorità identitarie del Movimento”.

Secondo fonti interne, la vicepresidente avrebbe anche annunciato una serie di incontri con i vertici del M5S, a partire da Giuseppe Conte, per discutere una strategia alternativa.

“Serve una riflessione seria, non possiamo limitarci a dare la colpa agli altri o al contesto. Il Movimento deve tornare a essere riconoscibile sui temi che lo hanno fatto nascere.”

 

Un messaggio che molti interpretano come una critica diretta alla leadership di Conte, accusata da tempo di aver appannato il profilo originario del M5S a favore di alleanze politiche poco incisive.

Le prossime mosse: il test Campania e il caso Fico

Il malumore esploso dopo il voto toscano pesa anche in vista del prossimo appuntamento elettorale cruciale: la Campania.
Lì correrà uno dei volti storici del Movimento, Roberto Fico, ex presidente della Camera, che rappresenta per molti l’ultima chance di rilancio territoriale per il M5S.

Conte punta tutto su di lui per tentare di riaccendere l’entusiasmo nella base e misurare la tenuta del progetto politico dopo mesi di flessione nei sondaggi.
Ma tra i parlamentari serpeggia il timore che anche questa volta la macchina del Movimento non riesca a mobilitare il voto locale, schiacciata tra il PD e l’astensionismo.

Il retroscena: “Clima autoassolutorio, Appendino furiosa”

Il racconto che trapela dall’assemblea è quello di una riunione accesa, in cui le voci critiche sono state poche e molti interventi si sarebbero concentrati sul “non drammatizzare” la sconfitta.
Una linea che ha fatto esplodere la frustrazione di Appendino.

“Non possiamo sempre dire che è colpa degli altri, o che abbiamo perso ma siamo contenti – avrebbe sbottato –. Se continuiamo così, rischiamo di sparire.”

La minaccia di dimissioni, riferiscono i presenti, ha gelato la sala. Nessuno s aspettava un gesto del genere dalla figura più vicina a Conte, spesso considerata la sua delfina.
Al momento, non risultano dimissioni formali, ma il messaggio politico è arrivato forte e chiaro.

 

La tensione tra Chiara Appendino e Giuseppe Conte segna una nuova fase di instabilità interna per il Movimento 5 Stelle.
Dietro le parole della vicepresidente si intravede una frattura più profonda: quella tra chi vorrebbe un ritorno alle origini, con toni più radicali e identitari, e chi spinge per mantenere l’asse con il Partito Democratico nel “campo largo”.

In attesa di sviluppi, resta il fatto che — dopo la sconfitta toscana — il M5S appare più diviso e fragile che mai, e la possibile uscita di Appendino potrebbe aprire uno scontro ai vertici senza precedenti.

Una vera e propria “crisi nella crisi”, proprio mentre Conte tenta di rilanciare il Movimento in vista delle sfide decisive del 2026.

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Il caso Appendino fa esplodere, dopo il flop toscano, la contraddizione che il M5S rimanda da anni: identità o coalizione. Se la vicepresidente formalizzasse le dimissioni, si aprirebbe un vero contenzioso di leadership; se resterà, ha comunque imposto un redde rationem su temi, metodo e alleanze. Il Movimento ha poco tempo e un banco di prova immediato: la Campania con Fico. Senza una rotta chiara—profilo riconoscibile, organizzazione sul territorio, accordi selettivi e non subalterni—il 4,4% toscano rischia di diventare un trend, non un incidente. Conte deve scegliere e farlo presto: o rilancia un M5S con una voce distinta e contrattuale, oppure il “campo largo” continuerà a succhiare consenso lasciando il Movimento ai margini.

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