ULTIM’ORA – Sigfrido Ranucci becca il Governo e Meloni e deve denunciare tutto – ASSURDO!

Il via libera è arrivato nel pieno delle festività, con un clima da resa dei conti: il Senato ha approvato in via definitiva la riforma sulla Corte dei Conti e sul danno erariale, confermando il testo licenziato dalla Camera e respingendo in blocco gli emendamenti delle opposizioni. Il voto finale fotografa una spaccatura netta: 93 sì, 51 no e 5 astenuti.

La maggioranza presenta il provvedimento come una risposta alla cosiddetta “paura della firma” (la “firmite”), cioè il timore di dirigenti e amministratori pubblici di prendere decisioni per il rischio di finire sotto procedimento contabile. Le opposizioni, invece, denunciano l’effetto opposto: una riforma che riduce controlli e deterrenza e apre un’area di “deresponsabilizzazione”.

E qui arriva lo “shock” politico-mediatico evocato da tanti commentatori: perché gran parte dei contenuti che oggi diventano legge erano stati anticipati e messi sotto la lente da Report, la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, con l’inchiesta “Assalto alla Corte” firmata da Danilo Procaccianti, che già parlava del rischio di trasformare la magistratura contabile in un apparato più burocratico e meno incisivo.

Che cosa cambia davvero: la riforma punto per punto (e perché fa discutere)

La riforma interviene su due piani: responsabilità amministrativa per danno erariale e funzioni di controllo/consulenza della Corte dei Conti. La sostanza, per molti critici, è un cambio di filosofia: dalla responsabilità “piena” a un modello in cui l’errore grave diventa più difficile da contestare e, soprattutto, più “economico” da risarcire.

1) Danno erariale e “colpa grave” riscritta in modo restrittivo

Il danno erariale continua a poter essere richiesto per atti compiuti con dolo, ma resta richiedibile anche per colpa grave. Solo che la colpa grave viene tipizzata in modo più rigido: deve esserci una “violazione manifesta” di norme applicabili, oppure un “travisamento del fatto”, o ancora l’affermazione/negazione di un fatto la cui esistenza è “incontrastabilmente esclusa dagli atti”. Inoltre, nella colpa grave non rientrano più gli atti compiuti con “grave negligenza”.

Tradotto: secondo i detrattori, diventa più complicato dimostrare la responsabilità contabile, perché si riduce l’area dei comportamenti perseguibili quando non c’è dolo, ma c’è comunque gestione rovinosa o sperpero.

2) Il “maxi sconto” sul risarcimento: tetto al 30% e limite legato allo stipendio

È il punto più esplosivo: in caso di condanna, l’importo non potrà essere superiore al 30% del pregiudizio accertato e, comunque, non oltre il doppio della retribuzione lorda annuale del pubblico ufficiale condannato.

Per i critici, questo cambia la natura stessa della sanzione: il danno erariale non sarebbe più un vero “ristoro” per le casse pubbliche, ma una quota ridotta, con una parte consistente che resta, di fatto, a carico della collettività.

3) Sospensione dalla gestione di risorse pubbliche

Nei casi considerati “più gravi”, il giudice contabile potrà disporre la sospensione dalla gestione di risorse pubbliche da sei mesi a tre anni.

È la valvola che la maggioranza può rivendicare come “contromisura”: meno risarcimento economico, ma possibilità di bloccare chi ha sbagliato dalla gestione di fondi.

4) Obbligo di assicurazione

Per chi assume incarichi con gestione di risorse pubbliche arriva l’obbligo di copertura assicurativa.

Anche qui: per i sostenitori è una forma di protezione/razionalizzazione; per i critici, il rischio è spostare il tema della responsabilità in una logica “assicurativa”, dove l’illecito viene “gestito” e non realmente disincentivato.

5) “Buona fede” presunta per gli organi politici su atti tecnici

Se l’atto è di competenza di uffici tecnici/amministrativi, la responsabilità non si estende agli organi politici (sindaco, assessori), la cui buona fede è presunta salvo prova contraria.

È un punto chiave nello scontro: chi contesta la riforma sostiene che si allarghi uno “scudo” politico proprio quando si gestiscono appalti e procedure ad alto rischio.

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6) Controllo preventivo “sopra soglia” e silenzio-assenso

Gli appalti sopra soglia UE entrano nel controllo preventivo di legittimità; per i contratti legati al PNRR il controllo riguarda anche l’aggiudicazione provvisoria. Ma se entro 30 giorni (estensibili a 90) la Corte non risponde, scatta il silenzio-assenso: l’atto si intende registrato “a tutti gli effetti” e viene esclusa la responsabilità erariale.

È qui che molti vedono la “porta” più delicata: se gli uffici della Corte non hanno risorse e personale sufficienti, il rischio diventa un controllo che, per mancanza di tempo, si trasforma in automatismo.

7) Poteri consultivi: pareri su casi concreti PNRR (sopra 1 milione)

Le amministrazioni possono chiedere un parere anche su questioni giuridiche connesse al PNRR, per fattispecie concrete di valore non inferiore a un milione; una volta ricevuto il parere, viene esclusa la colpa grave.

Anche questo, per i critici, può generare un “effetto imbuto”: più richieste di parere per mettersi al riparo, più pressione sulla Corte, più rischio di silenzi-assenso.

8) Delega al Governo per il riordino della Corte dei Conti

Infine: delega al Governo per adottare entro 12 mesi uno o più decreti legislativi di riorganizzazione e riordino delle funzioni della Corte.

Una parte dello scontro, quindi, non finisce con la legge: si sposta sui decreti delegati e su come verrà riscritta la “macchina” dei controlli.

La versione della maggioranza: “basta paralisi, basta paura della firma”

La maggioranza insiste su un concetto: l’attuale sistema avrebbe creato un effetto paralizzante. Nei resoconti parlamentari e nelle dichiarazioni pubbliche si parla di dirigenti che rinunciano a decisioni complesse per timore di contenziosi contabili, anche a fronte di errori formali o valutazioni ex post.

In questa cornice, la riforma viene presentata come un modo per favorire decisioni, accelerare procedure e rendere più “governabile” l’attuazione di investimenti, in particolare quelli legati al PNRR.

L’accusa delle opposizioni e delle toghe contabili: “deresponsabilizzazione” e controlli indeboliti

Dall’altra parte, il fronte critico (opposizioni + una parte della magistratura contabile) sostiene che il risultato sia l’esatto contrario: meno deterrenza, più rischi di sprechi, e soprattutto una responsabilità economica “scontata” che riduce l’effetto dissuasivo.

L’Associazione Magistrati della Corte dei Conti ha parlato di “pagina buia” e di passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici, con un principio di responsabilità “sensibilmente indebolito”.
Anche la Corte dei Conti, in varie prese di posizione, ha segnalato il rischio di “deresponsabilizzazione” e ha criticato meccanismi come il silenzio-assenso.

E nel dibattito politico torna un sospetto pesantissimo: l’idea che la riforma sia anche una “rivalsa” dopo rilievi e stop su dossier molto sensibili, come il Ponte sullo Stretto.

“Report l’aveva già denunciato”: l’inchiesta di Procaccianti e l’allarme che oggi diventa attualità

Qui si innesta la parte più “mediatica” della vicenda. L’inchiesta “Assalto alla Corte” di Report (giugno 2025) aveva già ricostruito l’impianto della riforma e l’impatto temuto: una Corte dei Conti meno incisiva, con il rischio – riportato nella presentazione del contenuto – di essere trasformata in un grande ufficio burocratico.

È questo il punto che alimenta il “shock” evocato da chi segue la vicenda: non solo una legge discussa e divisiva, ma una legge che arriva dopo mesi di allarmi pubblici e dopo un’inchiesta televisiva che aveva già messo in fila i possibili effetti.
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Il dato politico è netto: la riforma non è un dettaglio tecnico, ma un intervento che riscrive i rapporti tra chi spende e chi controlla. Per la maggioranza è un antidoto alla paralisi amministrativa; per opposizioni e magistrati contabili è un passo verso una stagione di minore responsabilità e di controlli più deboli, soprattutto mentre girano enormi risorse legate a grandi opere e PNRR.

E la sensazione di “legge passata sotto le feste” pesa perché amplifica la diffidenza: quando cambi le regole del controllo, il Paese si divide sempre nello stesso modo. Da una parte chi dice “così finalmente si decide”, dall’altra chi teme che “così finalmente si sbaglia… senza pagare davvero”.

La partita, in ogni caso, non si chiude con il voto: si sposta ora sui decreti delegati che riordineranno la Corte dei Conti e su come funzioneranno, nella pratica, pareri preventivi, silenzi-assenso e limiti ai risarcimenti. Ed è lì che si vedrà se “Assalto alla Corte” era un titolo giornalistico o una fotografia anticipata di ciò che sta per succedere.

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