Il fatto
Una scelta tecnica che apre nuove incognite sull’opera simbolo della Lega guidata da Matteo Salvini (già nei progetti dei governi Berlusconi). L’Ufficio della Corte dei conti che esamina il dossier sul Ponte sullo Stretto di Messina non ha registrato la delibera del Cipess che approva il progetto definitivo: il fascicolo viene deferito all’organo collegiale, la Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del Governo, che si riunirà il 29 ottobre. Fino ad allora, l’atto resta sospeso.
Perché è stato rinviato
Secondo i magistrati contabili, la documentazione a supporto non è sufficiente a sciogliere nodi “importantissimi”. Per questo la valutazione passa a un collegio di giudici. Formalmente, lo slittamento non modifica la tempistica target della procedura: la conclusione della registrazione della delibera resta fissata al 7 novembre. La società Stretto di Messina, per voce dell’AD Pietro Ciucci, ribadisce fiducia e disponibilità a trasmettere gli approfondimenti richiesti nei tempi previsti.
Il rinvio, tuttavia, si fonda su motivazioni sostanziali che pesano sull’iter: dalla carenza di atti ritenuti essenziali, alle verifiche ambientali, fino alla coerenza con le regole europee su concorrenza e gare.
I rilievi della Corte: trasparenza, atti mancanti, iter da integrare
Nel provvedimento di deferimento la Corte richiama, in via generale, l’esigenza che – vista la rilevanza e l’impatto finanziario dell’opera e la valenza autorizzatoria riconosciuta dal DL 35/2023 alla delibera Cipess – sia garantito un maggiore livello di esplicitazione delle valutazioni effettuate, anche per dare effettività al principio di trasparenza che connota le grandi opere (compresa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).
1) Aspetti procedurali e documentali
Documenti non pervenuti: mancano, tra gli altri, la delibera del CdA di Stretto di Messina del 29 luglio 2011 (già richiesta “per le vie brevi”) e gli Atti aggiuntivi del 30 settembre 2010 e del 27 maggio 2011 al contratto con il Contraente generale, che riportano varianti intervenute.
Controllo preventivo: la qualificazione dell’opera come di interesse pubblico (IROPI) ha inciso sul perimetro del controllo; i giudici chiedono chiarimenti puntuali sui passaggi che ne discendono.
2) Ambiente, IROPI e rapporto con l’UE
Valutazioni ambientali: non risultano agli atti i documenti che attestino il coinvolgimento della competente commissione ambientale per la valutazione dei rischi su biodiversità; la Corte chiede ulteriori pareri sui costi ambientali.
Coerenza con le direttive europee (Habitat e VIncA) e interlocuzione con la Commissione UE: l’interlocuzione, avviata a giugno 2025, non è documentata in modo completo tra gli atti trasmessi e dovrà essere chiarita in sede collegiale.
Altri pareri: secondo il giudice amministrativo, nel procedimento avrebbero dovuto essere coinvolti anche ART (Autorità di regolazione dei trasporti) e NARS (Nucleo di consulenza per l’attuazione delle linee guida sui servizi di pubblica utilità).
3) Piano economico-finanziario e contabilità
PEF e asseverazioni: chiesti chiarimenti sulle asseverazioni KPMG, sulla contabilizzazione dei costi ambientali e sulla voce di 189 milioni di spese sostenute prima del DL 35/2023.
Requisiti degli affidatari: necessario garantire la continuità dei requisiti di idoneità tecnica e finanziaria per tutti i soggetti coinvolti.
Costi dei materiali: la Corte sollecita trasparenza sui criteri adottati.
Disallineamenti: i chiarimenti ministeriali sullo scarto tra valore di progetto e PEF risultano “non ancora pienamente coerenti”.
4) Concorrenza, gare ed eccezioni
Reviviscenza dei contratti e mancate gare: la normativa UE consente la prosecuzione senza gara finché l’aumento dei costi non supera il 50% del costo iniziale. I giudici chiedono prove del mancato superamento di questa soglia.
Dubbi di conformità UE: “permangono dubbi” rispetto ai principi eurounitari di concorrenza, alla luce di:
modifiche e varianti rispetto al progetto originario;
modificazioni soggettive intervenute nella società Stretto di Messina;
cambio del modello di finanziamento (da capitale anche privato a copertura sulle finanze pubbliche);
aggiornamento degli indici per la revisione del corrispettivo;
elementi emersi presso la DG GROW della Commissione europea (riunione “pacchetto” del 2 luglio);
direzione lavori: originariamente al Contraente generale (contratto 2006), poi trasferita alla Stretto di Messina;
prefinanziamento dell’opera e possibilità di progettazione esecutiva per fasi costruttive.
A oggi – rileva la Corte – i chiarimenti sono “sforniti di dati di dettaglio” e non c’è evidenza univoca che la soglia del 50% non sia stata superata.
Costi e inquadramento: l’ipotesi “infrastrutture strategiche”
Il costo dell’opera è indicato in 13,5 miliardi. L’esecutivo ha proposto di far rientrare le relative spese tra quelle per infrastrutture strategiche, che concorrerebbero all’aumento delle spese militari: un’impostazione che alcuni leggono come un modo per centrare l’obiettivo del 5% del PIL entro il 2035 cui i Paesi NATO si sarebbero impegnati. In questo quadro, l’ambasciatore USA alla NATO, Whitaker, ha espresso contrarietà a ogni forma di “contabilità creativa”.
Le posizioni e il calendario istituzionale
Governo: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti definisce “molto complicato” il lavoro svolto da MIT e Dipartimento di programmazione economica di Palazzo Chigi; se ci sono aspetti da perfezionare, “si perfezioneranno”.
Stretto di Messina: fiducia in un esito positivo e disponibilità a fornire i nuovi approfondimenti prima del 29 ottobre.
Date chiave
24 settembre 2025: prima richiesta della Corte a Palazzo Chigi di chiarimenti e integrazioni.
6 ottobre 2025: il Mit annuncia risposte imminenti alla Corte e alla Commissione europea.
29 ottobre 2025: adunanza del collegio della Sezione centrale della Corte dei conti.
7 novembre 2025: termine previsto per la conclusione della procedura di registrazione della delibera.
Cosa decide il collegio il 29 ottobre
La Sezione centrale di controllo di legittimità dovrà registrare la delibera Cipess o restituirla al Governo. In gioco: completezza degli atti, coerenza con la normativa europea (concorrenza, IROPI, ambiente), tenuta del PEF e corretto utilizzo delle esenzioni alle gare. Fino alla decisione, l’intero cronoprogramma del Ponte resta sospeso.
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Conclusione
Il rinvio al collegio non è un passaggio formale: fotografa criticità concrete su procedure, ambiente, concorrenza e conti. La finestra temporale è stretta: entro il 29 ottobre serviranno risposte documentali puntuali su IROPI, pareri mancanti, PEF e soglia del 50% per le gare. Solo così la Corte potrà registrare la delibera entro il 7 novembre. In caso contrario, l’atto tornerà al Governo e il cronoprogramma dell’opera – da 13,5 miliardi – subirà inevitabilmente conseguenze.



















