Il Comune di Paternò è stato ufficialmente sciolto per infiltrazioni mafiose. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dopo mesi di accertamenti e verifiche. La gestione dell’ente passerà ora a una Commissione straordinaria per 18 mesi, rinnovabili per altri sei.
Si tratta di un provvedimento pesante, che riporta Paternò al centro dell’emergenza legalità e lo inserisce nella lista dei comuni etnei sciolti per mafia negli ultimi anni.
L’origine dell’inchiesta: l’operazione “Athena”
Le verifiche sono partite dopo l’operazione antimafia “Athena”, avviata nell’aprile del 2024 dai Carabinieri della Compagnia di Paternò. Indagini e intercettazioni avrebbero portato a sospetti di condizionamento amministrativo da parte di ambienti criminali.
Il 31 gennaio 2025 si era insediata una Commissione di accesso antimafia, nominata dall’allora prefetto Maria Carmela Librizzi, con il compito di analizzare atti amministrativi, appalti, procedure e rapporti politico-istituzionali.
La relazione della Prefettura e la decisione del Governo
Dopo mesi di lavoro, la relazione finale è stata inviata al Viminale.
Da lì la proposta di scioglimento, accolta oggi dal Consiglio dei ministri.
Il Governo ha ritenuto concrete e attuali le evidenze di infiltrazioni criminali, giudicando compromessa l’imparzialità amministrativa dell’ente.
La reazione del sindaco: “Decisione ingiusta, non ci faremo intimidire”
Il sindaco Nino Naso, attraverso un lungo post su Facebook, ha definito la decisione ingiusta e dannosa per l’intera comunità:
“Siamo certi che i nostri atti amministrativi siano sempre stati improntati alla legalità. Il provvedimento non ci sorprende, ma dimostra che si possono fare scelte politiche che penalizzano una città intera.”
Il primo cittadino denuncia un clima di ostilità:
“Non ci lasceremo intimidire dagli sciacalli di turno. C’è responsabilità politica e morale in ciò che Paternò sta subendo.”
Un fenomeno che si ripete nel territorio
Con questa decisione, Paternò diventa il quinto comune della provincia di Catania sciolto per mafia in due anni.
Comune Anno dello scioglimento
Castiglione di Sicilia 2023
Palagonia 2023
Randazzo 2025
Tremestieri Etneo 2025
Paternò 2025
Un dato che segnala una presenza mafiosa ancora radicata nel tessuto politico e sociale del territorio.
Cosa succede ora: poteri alla Commissione straordinaria
La Commissione straordinaria avrà pieni poteri su:
Bilancio e finanze pubbliche
Appalti e gare
Urbanistica
Servizi pubblici
Rapporti con società partecipate
Per almeno 18 mesi, prorogabili, non saranno possibili elezioni.
Una ferita profonda per la comunità
Per Paternò, città di oltre 45mila abitanti, questa decisione rappresenta un trauma istituzionale, ma anche un’occasione per fare chiarezza.
La domanda che ora domina l’opinione pubblica è semplice e pesante:
Come è possibile che, nel 2025, un comune così importante venga sciolto per mafia?
E soprattutto:
Chi pagherà il costo sociale e reputazionale di questa decisione?
Il futuro amministrativo di Paternò sarà scritto nei prossimi mesi, ma una certezza è già evidente: la lotta alle infiltrazioni criminali nelle istituzioni resta una delle sfide più delicate e irrisolte del Paese.
Leggi anche

ULTIM’ORA – Deve intervenire Giuseppe Conte con parole forti – Accusa a Giorgia Meloni – Video
Una raffica di accuse, su più dossier, in poche ore. Intervistato al Tg3 (con dichiarazioni rilanciate dalle agenzie e con
Lo scioglimento per mafia del Comune di Paternò è molto più di un atto amministrativo: è uno spartiacque. Da un lato c’è l’intervento duro dello Stato, che certifica nero su bianco l’esistenza di condizionamenti criminali dentro le istituzioni locali; dall’altro c’è una comunità che si sente colpita, umiliata, e che chiede di non essere confusa con chi ha tradito la legalità. Nei prossimi 18 mesi la Commissione straordinaria avrà il compito di bonificare l’ente, ristabilire regole certe e ricostruire un minimo di fiducia nelle istituzioni.
Ma il vero banco di prova inizierà dopo, quando Paternò sarà chiamata a tornare al voto. Sarà lì che si capirà se questo scioglimento sarà stato solo una parentesi dolorosa o l’occasione per una rinascita politica e civile. Perché la mafia non si limita a infiltrare i palazzi comunali: prospera dove c’è rassegnazione, sfiducia e silenzio. Spezzare questo circolo vizioso è una responsabilità condivisa – dello Stato, della politica e dei cittadini – se davvero si vuole evitare che il prossimo comune sciolto per mafia, nell’Etna o altrove, sia solo questione di tempo.



















