Un ordigno, un voto controverso, un’autorità “indipendente” e una visita che getta ombre pesanti sulla credibilità delle istituzioni.
È la trama – reale, documentata e a tratti surreale – che ruota attorno al caso Agostino Ghiglia, membro del Collegio del Garante per la Privacy, al centro della bufera per la sua presenza nella sede romana di Fratelli d’Italia pochi giorni prima di un voto decisivo contro la trasmissione Report.
A ricostruire l’intera vicenda, con il suo inconfondibile stile sarcastico, è Andrea Scanzi sulle colonne del Fatto Quotidiano, che parla apertamente di “una storia che offende l’intelligenza del Paese”.
Dall’attentato a Ranucci al voto del Garante: la sequenza dei fatti
Tutto parte il 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo distrugge l’auto di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, e quella di sua figlia, a Pomezia.
Un episodio gravissimo che scuote l’opinione pubblica e riaccende il dibattito sulla libertà di stampa in Italia.
Pochi giorni dopo, il 21 ottobre, centinaia di giornalisti e cittadini si riuniscono in piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare solidarietà al cronista e difendere il diritto all’informazione libera.
Il 22 ottobre, mentre la tensione è ancora altissima, Agostino Ghiglia – ex deputato di Fratelli d’Italia e oggi componente del Garante per la Privacy – viene avvistato nella sede romana del partito, in via della Scrofa.
In quel momento, riferisce Report, Ghiglia non aveva ancora deciso come votare sulla maxi-sanzione contro la trasmissione di Ranucci.
Il giorno successivo, 23 ottobre, il Garante approva la multa: tre voti favorevoli e uno contrario.
Il voto di Ghiglia, dunque, risulta determinante.
Il silenzio imbarazzato e la “versione ufficiale”
Quando Report e poi Il Fatto Quotidiano rendono pubblica la visita di Ghiglia nella sede di FdI, la notizia provoca un’ondata di reazioni politiche.
Per ore, dai vertici del partito arrivano solo silenzi e imbarazzi, fino a quando lo stesso Ghiglia decide di fornire una spiegazione.
«Mi sono recato in via della Scrofa – dice il Garante – per incontrare il direttore del Secolo d’Italia, Italo Bocchino, in merito alla presentazione dei nostri due libri a Torino e Roma. Ho poi incrociato Arianna Meloni, ci siamo salutati e scambiati due convenevoli».
Una ricostruzione che Scanzi definisce “granitica e assolutamente credibile”, con l’ironia tagliente che lo contraddistingue:
«Dimostra inequivocabilmente che il Garante è indipendente, che Lollobrigida è Adenauer e che Gasparri è più figo di Brad Pitt».
Scanzi: “La favola dei libri e le versioni alternative”
Nell’articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi si spinge oltre, elencando una serie di ricostruzioni “alternative” in chiave satirica, per sottolineare quanto poco plausibile appaia la spiegazione di Ghiglia.
L’autore, con toni taglienti e parodici, immagina le possibili “vere ragioni” della visita:
La reunion dei Nirvana con Donzelli: Ghiglia sarebbe andato in sede per riformare la band di Kurt Cobain, con Crosetto alla batteria e Foti alla chitarra.
Una partita di canasta con Augusta Montaruli: un diversivo “culturale” tra dirigenti meloniani appassionati di carte.
La gara a chi ha il busto del Duce più grande: un’irriverente allusione al collezionismo nostalgico di certa destra.
Una lettura di poesie crepuscolari di Guido Gozzano: la più “letteraria” delle ipotesi, con Arianna Meloni rapita dall’interpretazione di Ghiglia.
Una galleria grottesca che Scanzi utilizza per mettere alla berlina l’incredibile leggerezza istituzionale di un’autorità che, solo pochi giorni dopo un attentato contro un giornalista, si riunisce per sanzionarlo.
La domanda di fondo: “Ci credete davvero?”
L’editorialista conclude il suo pezzo con una riflessione amara e disillusa, rivolta direttamente ai lettori:
«Le versioni più accreditate sono queste. A voi trarre le conclusioni. Resta, da parte mia, un’unica riflessione: ma credono davvero che siamo tutti scemi e ci beviamo qualsiasi cosa?»
Una chiusura che sintetizza il senso politico del caso: la crisi di fiducia nelle istituzioni e nelle cosiddette “autorità indipendenti”, accusate di piegarsi ai voleri della politica di governo.
Il nodo politico: la destra e il controllo sull’informazione
Il caso Ghiglia si inserisce in un contesto più ampio di tensione tra la Rai, la Vigilanza parlamentare e la maggioranza di governo.
Dopo l’attentato a Ranucci, Fratelli d’Italia aveva già chiesto di convocare il conduttore in Commissione, accusando Report di “costruire teoremi per spargere fango”.
Un’iniziativa che aveva suscitato la dura reazione dell’Usigrai e della stessa Barbara Floridia, presidente della Commissione di Vigilanza, che aveva parlato di “tempismo inopportuno e tentativi di condizionamento politico del servizio pubblico”.
Il comportamento di Ghiglia, quindi, rischia di delegittimare ulteriormente la credibilità del Garante Privacy, già percepito come un organo sempre meno indipendente.
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Conclusione: tra satira e indignazione, un cortocircuito istituzionale
L’ironia corrosiva di Andrea Scanzi serve a denunciare un fatto grave: un’autorità chiamata a garantire imparzialità si trova al centro di un conflitto di interessi politico evidente.
La “versione ufficiale” di Ghiglia, lungi dal chiarire, accentua i sospetti e rende ancora più urgente un chiarimento pubblico.
Nel frattempo, l’opinione pubblica assiste all’ennesimo cortocircuito tra potere e informazione, dove chi denuncia viene punito e chi dovrebbe vigilare finisce sotto accusa.
Come conclude Scanzi, con la sua consueta causticità:
“Forse davvero credono che siamo tutti scemi. Ma il giornalismo serve proprio a
ricordare che non lo siamo.”



















