Il commento di Luca Sommi: «Un Nobel che premia il coraggio vero e svela l’assurdo della politica mondiale
La vincitrice: una donna sola contro la dittatura
Il Premio Nobel per la Pace 2025 è stato assegnato a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e simbolo della resistenza civile contro il regime autoritario di Nicolás Maduro.
Una notizia che – come ha osservato Luca Sommi nella sua diretta – «riporta la pace al suo significato originario: il coraggio di chi lotta per la libertà e i diritti umani, non la diplomazia di facciata».
Maria Corina Machado vive da anni sotto minaccia costante. È perseguitata, nascosta, scortata, impossibilitata a muoversi liberamente o a partecipare a incontri pubblici. Il regime di Caracas la considera una nemica interna, e la sorveglia passo dopo passo. Eppure, continua a parlare, a denunciare, a chiedere giustizia per i prigionieri politici, libertà per i giornalisti e una transizione pacifica verso la democrazia in Venezuela.
La decisione dell’Accademia svedese è, nelle parole di Sommi, «un segnale potente al mondo: la pace non è solo il silenzio dei cannoni, ma anche la voce di chi, senza armi, combatte ogni giorno contro la paura».
La reazione di Machado: “Ho sentito il corpo cedere”
Subito dopo l’annuncio, Machado ha dichiarato di essersi sentita “svenire per l’emozione”, ricordando gli anni di isolamento e persecuzione. «Questo premio – ha detto – non è mio, ma di tutto il popolo venezuelano che non si è arreso».
Il suo Nobel, spiega Sommi, potrebbe finalmente dare visibilità internazionale alla tragedia umana che vive il Venezuela da oltre dieci anni: un paese distrutto dall’inflazione, dalle violenze di stato, dalle carcerazioni arbitrarie e da una crisi umanitaria che ha costretto milioni di persone alla fuga.
Il paradosso Trump: da Gaza al Nobel “impossibile”
Ma la notizia del Nobel a Machado arriva dopo settimane in cui circolava un’altra, surreale voce: la possibile candidatura di Donald Trump al Premio Nobel per la Pace.
Sommi, nel suo monologo, smonta con precisione il paradosso:
«Un uomo che appena un mese fa, il 19 settembre 2025, in sede ONU ha posto il veto alla risoluzione per fermare il genocidio a Gaza. Un presidente che ha detto no allo stop dei bombardamenti israeliani sulla popolazione civile. Eppure qualcuno lo voleva candidato al Nobel per la Pace. È il rovesciamento totale del senso delle parole».
Trump si è presentato come il “pacificatore” del Medio Oriente, rivendicando la tregua tra Israele e Hamas. Ma, ricorda Sommi, «a Gaza non c’è mai stata una guerra tra due eserciti. C’è stato uno sterminio di civili, di bambini, di donne e anziani. La media d’età a Gaza è 21 anni. È un popolo di bambini».
Il comico paradosso, sottolinea, è che «un uomo che incatenava i migranti e ne faceva un manifesto politico, che alimentava i conflitti, che ha negato la tragedia umanitaria palestinese, avrebbe potuto ricevere lo stesso premio assegnato a Martin Luther King, Mandela e Madre Teresa».
“Ripudiare la guerra”: la lezione italiana
Nel suo discorso, Sommi richiama anche la Costituzione italiana e il celebre articolo 11, quello in cui si stabilisce che “l’Italia ripudia la guerra”.
«Quel verbo – ripudiare – fu discusso a lungo in Assemblea Costituente. Non bastava dire ‘rifiuta’, ‘respingere’. Ripudiare significa rigettare moralmente, culturalmente, spiritualmente. Il Nobel per la Pace dovrebbe andare a chi, per tutta la vita, ripudia la guerra. Non a chi la alimenta».
È questo il principio che, secondo Sommi, dovrebbe guidare la scelta del Nobel. E Maria Corina Machado lo incarna perfettamente: una donna che ha ripudiato la violenza, nonostante ne sia vittima quotidiana.
La forza simbolica del premio
Il Nobel a Machado non è solo un riconoscimento personale, ma anche un faro acceso sull’America Latina, regione dove le democrazie sono ancora fragili e spesso minacciate da populismi e regimi militari.
Per il Venezuela, questa vittoria può trasformarsi in un’arma diplomatica potentissima. Le denunce di Machado contro le torture, le esecuzioni extragiudiziali e la censura avranno ora eco mondiale.
E forse, aggiunge Sommi, «questo premio restituirà alla parola pace la sua dignità, dopo anni di uso improprio da parte di chi la evoca solo per vantaggio politico».
Un Nobel che divide e un Nobel che unisce
La vicenda Trump–Machado mostra due visioni opposte del mondo:
da un lato, la pace come spettacolo, come strumento di consenso e propaganda;
dall’altro, la pace come sacrificio, come lotta silenziosa e rischiosa per la dignità umana.
Sommi lo dice con ironia ma anche con amarezza:
> «Il Nobel a Trump sarebbe stato come dare un Oscar a un film che non è mai stato girato. Il Nobel a Machado, invece, è un riconoscimento a chi vive ogni giorno dentro la sceneggiatura del coraggio».
La pace vera ha un nome e un volto
Maria Corina Machado entra così nella storia non solo del Venezuela, ma del mondo. Il suo nome, da oggi, è sinonimo di resistenza civile, diritti umani e speranza democratica.
Luca Sommi chiude il suo intervento con una riflessione che sintetizza il senso del Nobel 2025:
«In un’epoca in cui tutto sembra rovesciato, il Nobel alla Machado è un gesto di verità. La pace non è un premio da ritirare: è un rischio da correre. E lei, più di chiunque altro, lo ha corso ogni giorno».
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Questa sera, annuncia Sommi, tornerà in diretta alle 21:30 su Nove, con Tiziana Ferrario, Lucio Caracciolo e Marco Travaglio, per discutere del futuro della tregua a Gaza e del significato politico e morale di questo Nobel.
«Siateci», conclude. «Perché la pace, quella vera, va raccontata mentre accade».



















