Un epico Tomaso Montanari svela tutto in diretta su LA7 – Ecco perché il Governo è complice – VIDEO

Roma, 31 luglio 2025 – È un’accusa pesante, destinata a lasciare tracce nel dibattito pubblico, quella lanciata dal professor Tomaso Montanari durante la trasmissione In Onda su La7, condotta da Luca Telese e Marianna Aprile. Con parole chiare e prive di reticenze, lo storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena ha definito quanto sta accadendo a Gaza un vero e proprio genocidio, e ha denunciato la complicità morale, politica e perfino giuridica dell’Italia.

“A Gaza sta accadendo un genocidio. E non è una questione terminologica”, ha detto Montanari. “È un genocidio anche europeo, occidentale, italiano, perché viene compiuto anche con le armi di Leonardo”.

Un’affermazione destinata a scuotere le coscienze e a rimettere al centro la questione della responsabilità collettiva, in un momento in cui la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza – tra bombardamenti continui, carestia indotta e decine di migliaia di vittime civili – scuote l’opinione pubblica mondiale.

La denuncia: “Complicità italiana, giuridicamente rilevante”

Montanari non si è limitato alla condanna morale. Ha citato la Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, sottolineando che tutte le condizioni previste sarebbero oggi concretamente ravvisabili:

“In quanto alleata di Israele, l’Italia potrà – anzi, io credo sarà – processata dalla Corte Internazionale di Giustizia come Stato. E i suoi rappresentanti potrebbero essere chiamati a rispondere davanti alla Corte Penale Internazionale”.

Secondo il rettore, la scelta di non usare il termine “genocidio” da parte di governi e media europei è un tentativo deliberato di annebbiare la realtà, con gravi conseguenze sulla capacità dell’opinione pubblica di esercitare pressione politica: “Evitare il termine rende più difficile intervenire. Significa rimuovere l’aspetto più essenziale della verità”.

“Nei volti dei soldati, anche i nostri”

Montanari ha messo in discussione anche la narrazione ufficiale delle operazioni militari israeliane:

“A Gaza, degli innocenti vengono uccisi da una forza che chiamiamo IDF. Ma nella ‘D’ di ‘difesa’ c’è ben poco. È offesa, è genocidio. E nei volti di quei soldati ci sono anche i nostri volti, quelli dei nostri governanti. Non possiamo chiamarci fuori”.

Un passaggio simbolicamente potentissimo è stato l’elenco di nomi e volti italiani associati, secondo Montanari, a questa corresponsabilità: “C’è la faccia di Trump, ma anche quella di Giorgia Meloni, quella di Crosetto. Di chi potrebbe intervenire, ma non lo fa”.

La visita di Herzog e il silenzio delle istituzioni

Il professore ha poi ricordato la visita di Stato del presidente israeliano Isaac Herzog in Italia, ricevuto con tutti gli onori al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella, lo scorso febbraio. Per Montanari, quell’accoglienza è stata un gesto politico e simbolico di complicità, che ci verrà chiesto di spiegare alla Storia:

“Ci verrà chiesto conto di ciò che abbiamo fatto in questa fase della nostra vita. Gaza è la questione più grande che attraversa la nostra generazione. E la domanda sarà: cosa avete fatto per impedirlo?”

“Gaza parla di noi”

Nel cuore del suo intervento, Montanari ha spostato il discorso su un piano più profondo, culturale e identitario. Per lui, Gaza è uno specchio dell’Occidente, e anche della coscienza italiana:

“Quella fame non è frutto di una carestia naturale, ma della scelta deliberata di un governo nostro alleato. Quando Herzog viene ricevuto come rappresentante di un ‘Paese amico’, e noi permettiamo che ciò avvenga senza reagire, quelle immagini riflettono la nostra inerzia”.

E infine, con un riferimento storico, ha smontato un mito molto radicato: “Abbiamo creduto troppo a lungo nel mito degli ‘italiani brava gente’. Ma non era vero. In Africa il nostro colonialismo ha causato 800.000 morti. Altro che brava gente”.

L’intervento di Tomaso Montanari a In Onda ha acceso un faro potente su un tema che molti, anche nelle istituzioni, preferiscono evitare. Con lucidità e coraggio, il rettore ha posto una questione fondamentale: quanto è coinvolta l’Italia nel conflitto a Gaza? E quanto pesa il nostro silenzio?

Le sue parole spingono a riflettere su cosa significhi oggi essere cittadini consapevoli. A Gaza si muore ogni giorno. Ma, suggerisce Montanari, a morire potrebbe essere anche l’anima democratica dell’Europa se non saprà reagire.

“Se l’Italia non insorge per Gaza, questa sarà una macchia indelebile. Al di là delle sentenze dei tribunali, resterà una ferita morale. Come possiamo restare fermi? Io me lo chiedo ogni giorno. Perché tutto questo, tutto, parla di noi”.

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L’intervento di Tomaso Montanari non è solo una denuncia, ma un appello accorato alla coscienza civile del Paese. In un tempo in cui la sofferenza viene spesso derubricata a rumore di fondo e la parola “genocidio” appare scomoda da pronunciare, il suo grido rompe il silenzio di una politica troppo spesso timorosa, e di una società anestetizzata.

Definire Gaza un banco di prova per l’anima dell’Italia significa riconoscere che il nostro ruolo nel mondo non si esaurisce nelle alleanze diplomatiche o nella neutralità istituzionale. È nella capacità di guardare l’ingiustizia, chiamarla per nome, e agire di conseguenza che si misura il valore di una democrazia.

Montanari ci ricorda che non possiamo più permetterci il lusso dell’indifferenza: la storia ci osserverà, e ci chiederà conto. E forse, più ancora delle sentenze dei tribunali, sarà il giudizio della nostra stessa umanità a pesarci addosso. Se vogliamo salvare Gaza, dobbiamo prima salvare noi stessi.

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