Un Luca Sommi epico su Ranucci e su quello che sta accadendo – L’analisi chiarissima – VIDEO

Parole pesanti come pietre quelle di Luca Sommi, che ha dedicato un lungo intervento al grave attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la storica trasmissione d’inchiesta di Rai 3. L’ordigno esploso nella notte tra il 16 e il 17 ottobre a Campo Ascolano (Pomezia) ha distrutto l’auto del giornalista e danneggiato quella della figlia, parcheggiata accanto. Nessuno è rimasto ferito, ma la paura è stata enorme.

Per Sommi, quanto accaduto va oltre il singolo gesto criminale:

“L’attentato a Sigfrido Ranucci non è solo un atto contro la libertà di stampa, ma un vero e proprio attentato allo Stato di diritto. Perché in uno Stato di diritto la stampa è libera: libera di attaccare il potere, di denunciare la corruzione, di smascherare la criminalità organizzata. Colpire un giornalista d’inchiesta significa colpire uno dei pilastri della nostra democrazia.”

“Hanno rischiato di morire: un fatto senza precedenti da trent’anni”

Nel suo intervento, Sommi ricostruisce con tono drammatico la dinamica dell’attacco e sottolinea quanto la vicenda sia stata vicina a una tragedia.

“Sotto l’automobile di Sigfrido Ranucci è stato piazzato dell’esplosivo. L’ordigno è esploso davanti alla sua abitazione, distruggendo la sua macchina e danneggiando anche quella di sua figlia. Entrambi hanno rischiato di morire. Ranucci era appena rientrato da una trasferta di tre giorni ed era passato di lì pochi minuti prima, così come sua figlia. Poteva finire in tragedia.”

Sommi evidenzia che un gesto simile non si vedeva da decenni:

“Non accadeva da trent’anni che in Italia si attentasse alla vita di un giornalista. Questo deve far riflettere tutti: la violenza contro chi fa informazione non è mai un fatto isolato, ma il sintomo di un clima che si sta deteriorando.”

“Chi colpisce Report colpisce chi indaga il potere”

L’analisi di Sommi va oltre il singolo episodio. Il conduttore sottolinea che la trasmissione Report, nel corso degli anni, ha toccato interessi enormi:

“Non sappiamo chi siano i mandanti, ma sappiamo che Report da sempre denuncia il malaffare, la corruzione, la criminalità organizzata, di qualsiasi rango e livello. I fronti toccati da questa trasmissione sono tanti, e tutti potenzialmente pericolosi. È difficile dire da dove sia arrivato l’attacco, ma chiunque ne sia l’autore ha voluto mandare un messaggio: zittire chi indaga.”

Secondo Sommi, spetta ora alla magistratura e all’antimafia “rimettere insieme i puntini” e capire chi possa aver voluto colpire Ranucci proprio a pochi giorni dalla ripartenza di Report, prevista per domenica 26 ottobre.

“Ora servono risposte vere: proteggere, garantire, ribadire”

Per il giornalista, la risposta delle istituzioni deve essere immediata e concreta, non limitata a dichiarazioni di circostanza:

“Serve che le istituzioni facciano quadrato attorno a questo giornalista, alla sua squadra e alla trasmissione. Innanzitutto per proteggerne la vita, poi per tutelarne il libero esercizio della professione, e infine per ribadire i capisaldi dello Stato di diritto. Senza libertà di stampa, uno Stato democratico non può esistere.”

Sommi si rivolge direttamente a chi, negli ultimi anni, ha mostrato ostilità verso la trasmissione:

“Quelle stesse istituzioni che nei mesi e negli anni passati hanno mal sopportato il lavoro di Report, che lo hanno ostacolato, emarginato, o che hanno reagito con fastidio alle sue inchieste, ora devono dimostrare con i fatti di voler difendere davvero la libertà di informazione. Non basta la solidarietà a parole.”

“Un Paese che non difende i suoi giornalisti è un Paese che si arrende”

Nel suo intervento, Sommi ricorda che l’Italia è ancora tra i Paesi europei dove i giornalisti vivono sotto minaccia o sotto scorta.

“Sigfrido Ranucci era già sotto protezione. Eppure lo si è lasciato solo, lo si è esposto, lo si è perfino attaccato. Un Paese che non difende chi cerca la verità è un Paese che si arrende. Dobbiamo reagire, tutti, perché la libertà d’informazione non riguarda solo i giornalisti: riguarda ogni cittadino che vuole vivere in uno Stato libero.”

“Solidarietà illimitata a Ranucci e alla sua squadra”

Il discorso si chiude con parole di vicinanza e riconoscenza:

“Esprimiamo gratitudine e solidarietà illimitata a Sigfrido Ranucci e a tutta la squadra di Report. Chi fa giornalismo d’inchiesta rischia in prima persona, spesso nel silenzio generale. Questo è il momento in cui le istituzioni e i cittadini devono essere al loro fianco, senza esitazioni e senza ipocrisie.”
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Il commento di Luca Sommi non è solo una presa di posizione, ma un atto politico e morale: un richiamo alla responsabilità collettiva verso la libertà di stampa, che in questi giorni — dopo l’attentato a Ranucci — è tornata al centro del dibattito pubblico.
La sua voce si aggiunge a quella di tanti altri giornalisti, intellettuali e cittadini che chiedono una risposta ferma, non rituale, di fronte a un episodio che riporta l’Italia indietro di decenni.

“Difendere Ranucci oggi – conclude Sommi – significa difendere tutti noi.
Difendere il diritto di sapere, di denunciare, di raccontare.
Perché dove il giornalismo libero muore, muore anche la democrazia.”

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