Ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7, Marco Travaglio è tornato a criticare duramente le pressioni statunitensi sull’aumento della spesa militare europea. Al centro del dibattito, la richiesta — avanzata anche dal fronte repubblicano USA in vista delle elezioni presidenziali — che i Paesi NATO portino il proprio contributo militare al 5% del PIL. Una proposta che il direttore del Fatto Quotidiano ha liquidato con una battuta secca:
“Se l’Europa ha un senso, dovrebbe rispondere con una sola parola: no. Punto.”
“Siamo già armati più della Russia”
Travaglio ha definito “una totale menzogna” l’idea che l’Europa sia disarmata. Citando i dati dell’economista Carlo Cottarelli, ha ricordato che l’Europa spende già il 38% in più della Russia in armamenti:
“La NATO non è stata abolita. Se spendiamo male i nostri soldi, peggio per noi, ma ne spendiamo già troppi. E la Russia, lo ricordo, deve sostenere una guerra, un enorme esercito e l’arsenale nucleare più grande del mondo.”
Nel mirino c’è soprattutto il paradosso di chi propone di aumentare in modo vertiginoso i bilanci della difesa:
“Portare la spesa italiana dal 1,5% al 5% del PIL significherebbe passare da 30 a 100 miliardi di euro. Una follia. Ma per difenderci da cosa?”
La narrativa sulla minaccia russa: “È una leggenda”
Secondo Travaglio, la percezione di un pericolo imminente da parte della Russia è un costrutto propagandistico, utile a giustificare l’aumento del riarmo e a sostenere l’economia tedesca attraverso il rilancio dell’industria bellica:
“C’è ancora qualcuno convinto che Putin voglia invadere l’Europa? La Russia è il paese più grande del mondo, ha bisogno di popolazione, non di territori. E di certo non vuole popolazioni ostili.”
Ha quindi ricostruito a modo suo l’origine del conflitto ucraino:
“Putin ha invaso l’Ucraina dopo otto anni di bombardamenti sul Donbass e due colpi di piazza che hanno rimosso presidenti neutralisti. La NATO, contrariamente agli impegni presi con Gorbačëv, ha raddoppiato i suoi membri e avanzato fino ai confini russi.”
“L’Europa è succube”
Dietro la narrativa della difesa comune, per Travaglio si cela un progetto di subalternità politica e strategica:
“Ci raccontano storielle per legittimare il riarmo, ma l’unico obiettivo è salvare l’industria tedesca. L’Europa dovrebbe avere il coraggio di dire no, di pensare con la propria testa. E invece continua a farsi trascinare in una logica che non è la sua.”
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Conclusione: un secco “no” al riarmo imposto
L’intervento di Marco Travaglio si distingue per chiarezza e provocazione: la proposta americana di portare le spese militari europee al 5% del PIL è, a suo dire, inaccettabile, insensata e basata su una narrazione distorta. I dati, secondo lui, dimostrano che l’Europa è già ampiamente armata e che la Russia non rappresenta una minaccia esistenziale tale da giustificare una corsa al riarmo.
Dietro le pressioni per aumentare la spesa militare, Travaglio intravede logiche economiche e geopolitiche non dichiarate, che favoriscono alcuni Paesi a scapito di altri. Da qui la sua posizione netta: se l’Europa vuole esistere politicamente e non solo economicamente, deve affermare la propria autonomia strategica. E questo passa, prima di tutto, dal saper dire “no” a richieste imposte dall’esterno. “No. Punto.”
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