È un Marco Travaglio senza peli sulla lingua quello intervenuto a Otto e mezzo su La7. A pochi giorni dai solenni funerali di Papa Francesco, il direttore del Fatto Quotidiano ha commentato con sarcasmo e amarezza la presenza annunciata di numerosi capi di Stato e di governo alle esequie del pontefice scomparso. Un parterre internazionale che, a suo dire, rasenta l’ipocrisia: “Se dovessimo escludere dai funerali tutti coloro che, in vita, hanno operato contro ciò che diceva Papa Francesco, le prime file riservate ai vip resterebbero vuote”.
Nel mirino di Travaglio finisce quello che definisce “il salto sul carro funebre”, pratica ancora più odiosa — secondo lui — del più noto “salto sul carro del vincitore”: “Tutti a piangere e a rendere omaggio a un uomo che, quando era vivo, veniva deriso, attaccato o, nel migliore dei casi, ignorato. Ora invece fanno a gara per spacciarsi per suoi apostoli, per raccattare un po’ di consenso postumo”.
Il direttore del Fatto passa poi all’elenco impietoso dei casi emblematici: “Il più caricaturale è Trump. L’esatto contrario del Papa su ogni tema: migranti, economia, potere, relazioni internazionali. Tutta la sua biografia è la negazione vivente del messaggio evangelico. Eppure eccolo lì, in prima fila, con la mano sul cuore. Putin? Dice che il Papa era un grande perché amico dei russi, ma Francesco era nemico delle guerre e delle repressioni, comprese le sue. Milei, che lo aveva definito addirittura ‘rappresentante del maligno nella casa di Dio’, oggi lo chiama ‘grande uomo’. E potrei andare avanti…”.
Travaglio cita anche leader europei e italiani. “Meloni? Sì, d’accordo su maternità surrogata ed eutanasia. Ma sul resto, no: sulla guerra, sul riarmo, sui migranti, erano su pianeti opposti. Zelensky? Quando il Papa gli propose il piano di pace, lo liquidò dicendo che non aveva bisogno di mediatori e i suoi consiglieri arrivarono ad accusare il pontefice di essere filorusso. Oggi lo piangono con le lacrime in tasca”.
Non si salvano neanche le autorità europee e il centrosinistra istituzionale: “Von der Leyen, Macron, Mattarella… Tutti a parlare di pace e di Papa Francesco, quando sono stati i primi a sostenere il riarmo. Ma le ultime parole del Papa, domenica, sono state chiarissime: non può esserci pace senza disarmo. Cosa c’entra il pensiero del Papa con chi paragona la Russia al Terzo Reich e spinge per la corsa agli armamenti?”.
La chiusura di Travaglio è un monito severo: “Sabato, almeno durante i funerali, risparmiateci altre appropriazioni indebite. Di ipocrisia ne abbiamo vista abbastanza. Papa Francesco non era un’icona da usare per le foto di rito: era un uomo che ha detto cose scomode, radicali, profondamente evangeliche. E chi oggi lo celebra senza mai averlo ascoltato davvero, non gli rende onore. Lo profana”.
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Un commento duro, che come sempre divide, ma che restituisce nitidamente l’impressione che, nella scomparsa di Francesco, si stia consumando anche una grande rimozione collettiva: quella di un pontificato che ha parlato al mondo, ma spesso non è stato ascoltato da chi ora finge di essergli stato vicino.
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