Uscito il Dossier shock che becca Giorgia Meloni e Governo – Ecco cosa hanno combinato di grave

Il rapporto presentato alla Camera e l’interrogazione del Movimento 5 Stelle: Ascari chiede chiarimenti al governo, sanzioni contro Israele e lo stop ai rapporti militari e commerciali

Per mesi, mentre dal governo arrivavano dichiarazioni sulla presunta limitazione delle esportazioni di armamenti verso Israele, un flusso di materiali, carburanti ed energia avrebbe continuato a viaggiare dall’Italia verso il Paese guidato da Benjamin Netanyahu. Non si tratterebbe di episodi isolati, né di numeri marginali. Secondo quanto emerge dal dossier presentato alla Camera, dal 2023 alla fine del 2025 sarebbero state registrate oltre 400 spedizioni di materiale militare dall’Italia verso Israele, insieme al trasferimento di oltre 220mila chilotonnellate di carburante.

È questo il cuore del rapporto “Made in Italy per l’industria del genocidio”, un documento che punta il dito contro il ruolo delle forniture italiane nel contesto del conflitto in Medio Oriente e che ha immediatamente acceso lo scontro politico. A rilanciare il caso è stata la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, che dopo la presentazione del rapporto ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo chiarimenti immediati.

Secondo Ascari, quanto emerso dal dossier dimostrerebbe che la sospensione delle forniture non sarebbe mai stata reale. Una denuncia pesantissima, che investe direttamente il governo italiano, le istituzioni europee e il tema più delicato di tutti: il rapporto tra commercio, armamenti, responsabilità internazionale e guerra.

Il dossier: oltre 400 spedizioni e carburante verso Israele

Il dato più forte riguarda il numero delle spedizioni: oltre 400 invii di materiale militare dall’Italia verso Israele dal 2023 fino alla fine del 2025. A questo, secondo quanto riportato dal dossier e rilanciato dal Fatto Quotidiano, si aggiungerebbe il trasferimento di oltre 220mila chilotonnellate di carburante.

Il rapporto è stato redatto dai Giovani palestinesi d’Italia, insieme a People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch, con il contributo dell’European Legal Support Center. L’obiettivo dichiarato è ricostruire, attraverso dati e fonti dirette, il ruolo delle forniture italiane nel sostegno materiale a Israele durante il conflitto.

La tesi sostenuta dal dossier è chiara: nonostante le rassicurazioni politiche, il flusso commerciale non si sarebbe mai realmente interrotto. Una ricostruzione che, se confermata nelle sedi istituzionali, aprirebbe un fronte politico e diplomatico di enorme rilievo.

Non si parla soltanto di armi in senso stretto, ma anche di carburante, energia e materiale collegato al sistema militare e logistico. È proprio su questo punto che il Movimento 5 Stelle chiede al governo di uscire dall’ambiguità e fornire una risposta ufficiale, completa e verificabile.

Ascari: “Forniture mai realmente sospese”

A margine della presentazione del rapporto, Stefania Ascari ha usato parole durissime. Secondo la deputata del Movimento 5 Stelle, il documento porterebbe alla luce una realtà che il governo avrebbe il dovere di chiarire senza ulteriori rinvii.

“Era dovere portare alla luce questo lavoro: emerge in modo chiaro e trasparente che la fornitura di carburante, di energia e di armi verso Israele non è mai stata realmente sospesa. È un fatto gravissimo che necessita di chiarimenti immediati”, ha dichiarato Ascari.

La parlamentare ha spiegato che il lavoro d’inchiesta sarebbe stato reso possibile da “fonti dirette, a partire dai giovani palestinesi e da realtà indipendenti”, definendo prezioso il contributo delle organizzazioni coinvolte.

Da qui la decisione di sollecitare nuovamente il governo e i ministeri competenti. Ascari ha ricordato che il Movimento 5 Stelle avrebbe già chiesto chiarimenti in passato, ma ora, davanti ai dati contenuti nel rapporto, la richiesta diventa ancora più pressante: servono risposte “chiare e nette”.

L’accusa politica: “Ipocrisia evidente sulle sanzioni”

Il passaggio più politico dell’intervento riguarda il confronto tra il trattamento riservato alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina e quello riservato a Israele nel contesto della guerra a Gaza.

Ascari ha parlato di una “ipocrisia evidente”, ricordando i 24 pacchetti di sanzioni contro la Russia e denunciando l’assenza di misure analoghe nei confronti di Israele. “Cos’altro deve fare questo Stato perché venga sanzionato dall’Unione Europea?”, ha chiesto la deputata.

La critica è rivolta non solo al governo italiano, ma anche all’Unione Europea, accusata di applicare due pesi e due misure in materia di diritti umani, diritto internazionale e responsabilità degli Stati.

Il Movimento 5 Stelle chiede dunque sanzioni contro il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e richiama anche il tema dei mandati di arresto internazionali che coinvolgono lo stesso premier israeliano e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Le richieste del Movimento 5 Stelle

Le richieste avanzate da Ascari sono molteplici e vanno ben oltre la semplice richiesta di chiarimenti sulle forniture.

Il Movimento 5 Stelle chiede innanzitutto la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, ritenendo incompatibile il mantenimento di normali rapporti politici e commerciali con un governo accusato di gravi violazioni del diritto internazionale.

In secondo luogo, viene chiesto il riconoscimento dello Stato di Palestina, una posizione storicamente sostenuta da una parte significativa dell’opposizione italiana e rilanciata con forza alla luce dell’aggravarsi della crisi umanitaria.

Infine, Ascari invoca la cessazione immediata di ogni rapporto diplomatico, commerciale e militare con il governo israeliano, definito dalla deputata come “genocida”. Una formulazione molto dura, che fotografa il livello dello scontro politico raggiunto sulla questione.

Il richiamo al Presidente della Repubblica e alle istituzioni italiane

Nel suo intervento, Ascari ha richiamato anche il ruolo delle istituzioni italiane e del Presidente della Repubblica, ricordando la sua funzione di comandante in capo delle Forze armate.

Il punto sollevato dalla deputata riguarda la trasparenza: se davvero sono proseguite forniture, spedizioni, trasferimenti o rapporti collegati al sistema militare, allora — secondo il Movimento 5 Stelle — le istituzioni devono chiarire chi abbia autorizzato quei flussi, in quale quadro normativo e con quali controlli.

La questione non è soltanto politica, ma anche giuridica e morale. In un contesto di guerra, devastazione e accuse di violazioni gravissime, la continuità di rapporti militari o logistici con Israele diventa un tema destinato a pesare sul dibattito pubblico italiano.

Gaza, vittime civili e catastrofe umanitaria

Ascari ha collocato la denuncia sulle forniture dentro un quadro più ampio: quello della tragedia umanitaria palestinese.

Nel suo intervento ha parlato apertamente di “genocidio in atto”, richiamando le vittime civili palestinesi e denunciando una “catastrofe alimentare senza precedenti”. Una posizione netta, che ricalca la linea del Movimento 5 Stelle e di molte realtà associative impegnate nelle mobilitazioni per la Palestina.

Il dossier, secondo questa lettura, non sarebbe solo un documento tecnico sulle esportazioni o sui flussi commerciali. Sarebbe invece la prova politica di un coinvolgimento materiale dell’Italia in un sistema di sostegno a Israele mentre a Gaza si consuma una crisi umanitaria drammatica.

È proprio per questo che la deputata chiede non soltanto risposte amministrative, ma un cambio radicale di posizione da parte del governo italiano.

Il tema della libertà di stampa

Un altro passaggio dell’intervento di Ascari ha riguardato il ruolo dei giornalisti sul campo. La deputata ha ricordato il lavoro degli inviati e dei reporter impegnati a raccontare il conflitto, citando anche giornalisti di Al Jazeera e denunciando le conseguenze subite dalle loro famiglie.

“Dobbiamo difendere il giornalismo, la verità e, prima ancora, l’umanità”, ha affermato Ascari.

Il tema dell’informazione diventa così parte integrante della denuncia politica. Secondo la parlamentare, senza trasparenza sui flussi di armi, carburante ed energia, e senza un’informazione libera sulle conseguenze del conflitto, l’opinione pubblica rischia di non conoscere fino in fondo le responsabilità e le scelte compiute dai governi.

Gli attivisti e le missioni umanitarie

Nella parte finale del suo intervento, Ascari ha richiamato l’attenzione anche sulla condizione degli attivisti impegnati in missioni umanitarie.

La deputata ha chiesto che siano “messi in salvo e liberati coloro che sono stati detenuti e torturati”, ribadendo la necessità di un intervento urgente da parte della comunità internazionale.

Anche questo passaggio allarga il perimetro della denuncia: non solo forniture militari, non solo sanzioni, non solo rapporti commerciali, ma anche tutela degli attivisti, protezione delle missioni umanitarie e garanzie per chi prova a portare aiuti o a documentare quanto accade sul terreno.

Una nuova grana per il governo Meloni

Il caso arriva in un momento già delicato per il governo italiano, chiamato a tenere insieme alleanze internazionali, appartenenza europea, rapporti con Israele e crescente pressione dell’opinione pubblica sul dramma palestinese.

La questione delle forniture rischia di diventare un terreno di scontro parlamentare pesante. Il Movimento 5 Stelle punta a trasformare il dossier in un caso politico, costringendo l’esecutivo a rispondere in Aula e a chiarire se davvero i flussi verso Israele siano proseguiti nonostante le dichiarazioni ufficiali.

Il punto decisivo sarà capire quali documenti, autorizzazioni e dati verranno prodotti dal governo. Perché la domanda sollevata dal rapporto è semplice ma politicamente esplosiva: l’Italia ha davvero interrotto le forniture verso Israele, oppure ha continuato a garantire materiale, energia e carburante mentre pubblicamente sosteneva una linea diversa?

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Il dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio” apre un fronte che non potrà essere liquidato con una semplice replica politica. I numeri citati — oltre 400 spedizioni e oltre 220mila chilotonnellate di carburante — impongono verifiche, risposte e trasparenza.

Stefania Ascari e il Movimento 5 Stelle chiedono chiarimenti immediati, sanzioni contro Israele, sospensione dei rapporti militari e commerciali, riconoscimento dello Stato di Palestina e stop all’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele.

Ora la palla passa al governo. Perché davanti a un’accusa così pesante, il silenzio rischia di diventare esso stesso una posizione politica. E la domanda che resta sospesa è la più scomoda: che cosa ha davvero fatto l’Italia, mentre a Gaza si consumava una delle crisi più drammatiche degli ultimi anni?

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