Roma — Ospite di RealPolitic su Rete 4, l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi (M5S) ha indirizzato un attacco frontale alla premier Giorgia Meloni, accusandola di anteporre “amicizie” internazionali all’interesse nazionale. «Sostanzialmente mi sembra che si sia genuflessa… Con questa amicizia abbiamo “vinto” i dazi, abbiamo “vinto” una posizione indifferente rispetto a ciò che è successo a Gaza e a ciò che sta succedendo in Israele. Non so cos’altro debba succedere perché la premier faccia finalmente la premier dell’Italia: magari un po’ meno amicizia e un po’ più Presidente del Consiglio», ha detto Raggi.
Le piazze e Gaza: “spirito pacifico, diritto umanitario ignorato”
Commentando le immagini dei cortei, Raggi ha parlato di «famiglie con bambini» scese in strada «per manifestare un’emozione» legata agli eventi delle ultime ore. Ha poi richiamato la vicenda della flottiglia umanitaria: «Le barche sono state intercettate in acque internazionali, i volontari partiti per portare aiuti… sono stati abbordati. In scenari bellici vige il diritto umanitario, che impone corridoi umanitari per medicinali e beni essenziali: questo non è avvenuto». Da qui l’appello a mantenere ovunque una «protesta non violenta».
Il botta e risposta con Scajola e lo sciopero
Interpellata sul giudizio di Claudio Scajola («lo sciopero generale è una caricatura sulle spalle dei cittadini»), Raggi ha replicato che, durante il blocco sulla tangenziale di Roma, «molti automobilisti hanno applaudito i manifestanti», segno – a suo avviso – di una consapevolezza diffusa della gravità del quadro internazionale.
Gli aiuti e il ruolo dell’Italia
Nel passaggio più controverso, a una domanda in studio sul presunto “unico” ruolo del governo italiano nello sfondare il blocco per consegnare aiuti, Raggi ha avallato l’interpretazione, riconducendo l’azione a una «missione di pace» e sottolineando la condotta non reattiva dei volontari («alzate le mani e non reagite»).
La cornice politica
L’intervento ripropone la grammatica politica del M5S: centralità dei diritti umanitari, valorizzazione delle piazze pacifiche, critica alla postura internazionale dell’esecutivo e richiesta che la premier «faccia la premier dell’Italia» – cioè, che adotti scelte percepite come più autonome e coerenti con il diritto umanitario.
Il passaggio di Raggi a RealPolitic è, prima di tutto, un atto d’accusa: Meloni “troppo amica” e troppo poco premier, un’Italia «indifferente» su Gaza/Israele e i corridoi umanitari come discrimine etico. Al tempo stesso, è un messaggio alla sua area: piazze civili, protesta non violenta e una linea estera più autonoma. Se l’obiettivo era spostare l’asse del dibattito sul primato del diritto umanitario e sul ruolo dell’Italia, la stoccata è arrivata a segno – e apre un fronte polemico destinato a rimbalzare oltre lo studio televisivo.
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L’intervento di Virginia Raggi a RealPolitic concentra il fuoco su un punto politico netto: la premier, a suo giudizio, antepone le “amicizie” internazionali al ruolo dell’Italia, risultando indifferente su Gaza/Israele. Attorno a questo asse Raggi tiene insieme tre messaggi: richiamo al diritto umanitario e ai corridoi per gli aiuti, valorizzazione delle piazze pacifiche, critica alla postura dell’esecutivo anche sul terreno sociale (scioperi). Il risultato è una stoccata che riposiziona il M5S sul terreno della questione morale internazionale e della protesta non violenta, chiedendo alla presidente del Consiglio di “fare la premier” con scelte più autonome. Da qui in avanti, la contesa si misura su questo crinale: coerenza tra parole e atti del governo, e capacità dell’opposizione di trasformare il tema umanitario in agenda politica.



















