“Agli insulti e alle polemiche della sinistra, i marchigiani hanno dato una risposta chiara: GRAZIE”. Con un post trionfale su X Matteo Salvini ha salutato la riconferma del governatore Francesco Acquaroli. È festa nel centrodestra, e il leader leghista rivendica la vittoria della coalizione. Ma dietro la cornice celebrativa c’è un dato che rimbalza forte sul web e nei numeri ufficiali: rispetto al 2020, la Lega arretra di oltre dieci punti, sorpassata nettamente da Fratelli d’Italia.
I numeri: FdI domina, la Lega si riduce a un terzo
Le tabelle definitive pubblicate da Pagella Politica (che rimandano al portale ufficiale della Regione Marche) fotografano il nuovo equilibrio: Fratelli d’Italia prima lista al 27,4%, Partito democratico al 22,5%, Forza Italia all’8,6%, Lega al 7,4%, M5S al 5,1%, AVS al 4,2%. Acquaroli viene rieletto con il 52,4% contro il 44,4% di Matteo Ricci; affluenza attorno al 50%.
Per capire la portata del ridimensionamento leghista basta lo specchio del 2020: allora la Lega era la lista più votata con il 22,4%, davanti a FdI (18,7%) e Pd (25,1% nella coalizione avversaria). Oggi il Carroccio vale un terzo di allora.
Anche altre fonti tv hanno rilevato un dato simile: la La7 ha accreditato la Lega attorno all’8,7% nelle proprie proiezioni live (con FdI comunque largamente davanti), confermando l’ordine d’arrivo. La forchetta cambia di qualche decimale, non il quadro politico.
L’esultanza del leader e il controcanto della rete
Il post di Salvini – ripreso dalle agenzie – ha dominato la prima ondata social della serata. Ma, appena sotto, è cresciuto il contro-racconto del web: utenti, cronisti e osservatori hanno affiancato alla foto della vittoria un grafico secco, 2020 vs 2025, che mette in fila perdita di consenso e sorpasso strutturale di FdI. L’idea che circola è chiara: vincono la coalizione e Acquaroli, ma il traino dentro il centrodestra non è più leghista. La timeline di commenti è stata alimentata anche da testate generaliste che hanno titolato su “FdI prima lista, Lega sotto il 10%”, spingendo il tema nell’agenda del giorno dopo.
Perché la Lega arretra (e FdI avanza)
1) Riequilibrio nel blocco sovranista. Dal 2022 in poi Fratelli d’Italia ha capitalizzato la guida di governo e il radicamento personale di Acquaroli: è il partito identitario dominante anche dove la Lega, cinque anni fa, era locomotiva della coalizione. I voti “di opinione” di quell’area si sono spostati su FdI.
2) Struttura territoriale. Le regionali sono elezioni di persona e territorio: FdI ha investito sulla rete locale, mentre il partito di Salvini soffre una minore capillarità rispetto al 2020.
3) Agenda nazionale. Il Carroccio sconta un ciclo di consenso nazionale più basso e un profilo di governo percepito come meno incisivo; di contro, il “marchio Meloni” sostiene FdI anche nelle amministrative.
4) Affluenza giù. Con il 50% ai seggi, vota metà elettorato: un bacino meno “mobilitato” tende a premiare l’incumbent e il partito guida della coalizione, penalizzando i partner.
Che cosa resta a Salvini
Il leader della Lega può rivendicare, legittimamente, il successo della coalizione e il consolidamento del governo regionale. Ma la mappa del potere nel centrodestra marchigiano – e non solo – indica che il baricentro si è spostato. Rispetto al 2020, il Carroccio perde più di 14 punti nella migliore delle letture (22,4 → 8,7) e oltre 15 nella fotografia ufficiale regionale (22,4 → 7,4). È un campanello che riguarda liste, classe dirigente e messaggi.
Le Marche consegnano a Salvini un trofeo di squadra, non una medaglia personale. L’alleato vince e governa, ma la leadership elettorale dentro la coalizione è saldamente nelle mani di FdI. La notte dei “grazie” è dunque anche la notte dei conti: se la Lega vorrà tornare competitiva, dovrà ricostruire presenza territoriale, agenda e identità. Altrimenti, nelle prossime sfide, i brindisi rischiano di restare solo di coalizione.
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Il centrodestra festeggia la riconferma di Acquaroli nelle Marche, ma per la Lega la notte è in chiaroscuro: rispetto al 2020 il partito di Salvini scivola sotto il 10% e viene nettamente sopravanzato da Fratelli d’Italia, oggi baricentro elettorale della coalizione. I numeri dicono quindi vittoria di squadra, non personale: FdI capitalizza la leadership nazionale e il radicamento locale, mentre il Carroccio paga un ciclo di consenso più debole, minore capillarità territoriale e un’affluenza molto bassa che premia l’incumbent. La rete ha rilanciato questo contro-racconto, affiancando all’esultanza del leader i grafici del crollo percentuale. Politicamente, il messaggio è chiaro: il centrodestra è solido, ma i rapporti di forza interni sono cambiati. Per tornare competitivo, Salvini dovrà ricostruire agenda, classe dirigente e presenza nei territori; altrimenti, i successi resteranno di coalizione ma non della Lega.



















