Von der Leyen ai funerali di Papa Francesco? Travaglio l’asfalta… “Armi o pace? – INEDITO

Travaglio esordisce così: “Fra i tartufi più pregiati che sabato in San Pietro concorreranno alla Fiera della Trifola, altrimenti detta funerale del Papa, svetta la baronessa Ursula von der Leyen, autrice del piano di riarmo da 800 miliardi che Francesco ha scomunicato nell’ultimo Angelus di Pasqua.”

Nel suo editoriale del 24 aprile, Marco Travaglio firma uno dei suoi attacchi più feroci (e più teatrali) alla Commissione Europea, centrando il mirino sulla presidente Ursula von der Leyen e sul suo controverso piano di riarmo da 800 miliardi di euro. Il titolo – La Fiera del Tartufo – è solo l’antipasto di un pezzo che mescola sarcasmo, indignazione e denuncia in perfetto stile travagliano.

Il contesto è quello di un’Europa attraversata da tensioni belliche, riassestamenti geopolitici e fratture interne sempre più evidenti. E proprio in questo scenario, secondo Travaglio, si consuma l’ennesima scorciatoia autoritaria di Bruxelles: von der Leyen tenta di approvare il piano senza passare dal Parlamento, invocando l’articolo 122 dei Trattati europei, pensato per emergenze specifiche e limitate. Il problema? Nessuna emergenza, se non quella – implicita – di evitare il dibattito pubblico e il voto democratico.

Travaglio non si limita a criticare la procedura, ma costruisce un impianto narrativo che disegna von der Leyen come simbolo della decadenza democratica europea. Non risparmia nulla: la definisce “nullità tenuta insieme dalla lacca”, “tronfia come la cofana che porta in testa”, e accusa apertamente la Commissione di essere “la prima a tradire” i valori che pretende di difendere. L’editorialista del Fatto non è nuovo a questi registri, ma qui si spinge fino al punto di paragonare le istituzioni europee agli stessi autocrati che dichiarano di combattere – con una provocazione al vetriolo: “sono molto più stupidi”.

Il bersaglio però non è solo von der Leyen. L’ipocrisia dell’intera architettura europea viene denunciata a colpi di esempi concreti: la Polonia graziata perché allineata alla NATO, l’Ungheria perseguitata perché “pacifista”, la Romania ignorata nonostante lo scandalo elettorale, la Germania che sfrutta un Parlamento scaduto pur di far passare il suo piano.

Il linguaggio è caustico, irriverente, e come sempre divisivo. Ma l’analisi tocca un nervo scoperto: le contraddizioni di un’Unione che chiede rispetto delle regole agli altri, ma poi si affida a forzature e trucchi quando le conviene. Travaglio, come spesso accade, non fa sconti, e l’editoriale di oggi si inserisce in una linea critica che da mesi accompagna la deriva bellicista e tecnocratica dell’Europa.

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Per i detrattori, il suo stile resta fazioso e ideologico. Ma per i lettori più affezionati, questo è il valore aggiunto: la capacità di rovesciare la retorica dominante e raccontare il potere senza filtri, con parole che non si trovano nei comunicati ufficiali.

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