Roma, 30 luglio 2025 – Con 118 voti favorevoli, 18 contrari (tutti del Movimento 5 Stelle) e nessun astenuto, il Senato ha approvato la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che riconosce come insindacabili — ai sensi dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione — le dichiarazioni contenute nel libro Il Mostro di Matteo Renzi, oggetto di un procedimento civile presso il Tribunale di Milano.
L’Aula ha dunque deciso che quelle affermazioni devono essere considerate opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari, sottraendole così alla valutazione del giudice ordinario. Si tratta di un voto che ha suscitato forti polemiche, soprattutto per il fatto che soltanto il M5S si è espresso contro, denunciando pubblicamente la decisione come un colpo alla credibilità delle istituzioni e al principio di uguaglianza davanti alla legge.
Le frasi contro la pm Von Borries nel libro “Il Mostro”
Il caso giudiziario riguarda un passaggio del libro di Renzi, Il mostro. Inchieste, scandali e dossier. Come provano a distruggerti l’immagine, in particolare il quinto paragrafo del primo capitolo, in cui l’ex presidente del Consiglio e oggi senatore di Italia Viva critica duramente la pm Christine Von Borries, che si occupò di due fascicoli a carico dei suoi genitori, Tiziano Renzi e Laura Bovoli.
Renzi scrive che, nel procedimento per emissione di fatture false, la magistrata avrebbe “mancato di adempiere al proprio dovere professionale”, sostenendo che la procura avrebbe omesso di mettere a disposizione della difesa elementi di prova a discarico che, a suo dire, avrebbero potuto dimostrare l’innocenza dei genitori. La pm seguì anche un secondo fascicolo per traffico di influenze illecite (2019), poi archiviato.
Tali affermazioni hanno spinto Von Borries a citarlo in giudizio per diffamazione, chiedendo un risarcimento civile presso il tribunale di Milano, sede della casa editrice che ha pubblicato il volume.
La difesa di Renzi in Giunta: “Inaccettabile invasione di campo”
Nella giornata di ieri, lo stesso Matteo Renzi è intervenuto davanti alla Giunta delle immunità per spiegare le proprie ragioni e chiedere che quelle frasi venissero coperte da immunità parlamentare. Il leader di Italia Viva ha definito il procedimento in corso “una violazione dell’articolo 68 della Costituzione”, già la seconda in pochi mesi, e ha parlato di “invasione di campo assurda e illegittima” da parte della magistratura.
“Il Senato non può accettare un’ingerenza così profonda — ha detto Renzi — che mina le basi della nostra democrazia parlamentare. Non si può consentire che le opinioni di un parlamentare vengano trascinate in tribunale solo perché espresse in un libro.”
Il voto dell’Aula e l’isolamento del M5S
Dopo l’intervento del senatore, la questione è passata all’Aula. Il voto ha registrato una netta maggioranza a favore della proposta della Giunta, con 118 voti favorevoli, 18 contrari (tutti dal gruppo del Movimento 5 Stelle) e nessun astenuto.
Il dato più rilevante è l’isolamento politico del M5S, unico gruppo parlamentare ad aver votato contro l’immunità per Renzi. I 5 Stelle hanno ribadito che si tratta di un uso improprio dell’articolo 68, utile solo a proteggere un potente dalle sue responsabilità civili, in un contesto in cui le parole contestate non sono mai state pronunciate in Parlamento, ma scritte in un libro pubblicato in libreria.
Un precedente giuridico e politico
La decisione del Senato fa riferimento all’interpretazione estensiva dell’articolo 68 della Costituzione, già applicata in passato per dichiarazioni pubbliche di parlamentari ritenute connesse alla loro attività istituzionale. Tuttavia, il caso Renzi solleva nuove perplessità, poiché si tratta di contenuti editoriali rivolti al pubblico, non di atti parlamentari in senso stretto.
Il procedimento civile per diffamazione resta dunque parzialmente bloccato, almeno per quanto riguarda le frasi coperte dall’immunità. Il Tribunale di Milano non potrà giudicarle nel merito, a meno che non emerga una valutazione differente su altri elementi non espressamente protetti dalla delibera del Senato.
Altri voti su Gasparri, Corrado e Sangiuliano
Nella stessa seduta, l’Aula ha anche votato su altri casi esaminati dalla Giunta delle autorizzazioni. In particolare, è stata respinta la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Gennaro Sangiuliano, nella sua veste di ministro della Cultura pro tempore. Voti simili hanno riguardato anche il senatore Maurizio Gasparri e l’ex senatrice Margherita Corrado: in tutti i casi, la Giunta aveva espresso parere negativo, sostenendo l’assenza dei presupposti per concedere il via libera agli inquirenti.
Una giornata che agita la politica
La votazione su Renzi è destinata a far discutere ancora a lungo. I 5 Stelle parlano apertamente di “scandalo parlamentare”, mentre da Italia Viva si rivendica una vittoria del principio costituzionale. In mezzo, restano i dubbi dell’opinione pubblica su un sistema che — ancora una volta — sembra proteggere se stesso.
Intanto, Renzi ha già annunciato che continuerà a denunciare quella che considera una persecuzione giudiziaria, mentre l’opposizione interna al Palazzo si prepara a sollevare il caso nelle sedi europee, chiedendo una riflessione più ampia sull’abuso delle immunità in un contesto democratico.
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Conclusione: tra immunità e giustizia, una frattura che divide
La decisione del Senato di riconoscere l’insindacabilità delle frasi scritte da Matteo Renzi nel suo libro segna un passaggio delicato per il rapporto tra potere legislativo e autorità giudiziaria. Se da un lato la maggioranza parlamentare rivendica il rispetto dell’articolo 68 della Costituzione come presidio dell’autonomia dei rappresentanti eletti, dall’altro l’opposizione — in particolare il Movimento 5 Stelle — denuncia l’ennesimo scudo offerto a vantaggio dei “soliti noti”.
Al centro del dibattito resta una questione irrisolta: dove finisce il diritto di critica di un parlamentare e dove inizia la responsabilità civile per eventuali offese? La scelta dell’Aula rischia di consolidare l’idea di una casta che si autoassolve, mentre cresce la distanza tra istituzioni e cittadini. In un tempo in cui la fiducia nella giustizia e nella politica è fragile, la vera sfida sarà ristabilire equilibrio e credibilità.



















