Voto shock a Bruxelles: Terremoto politico in Unione Europea… Ora la Moretti (PD) deve…

Il terremoto sulla corruzione a Bruxelles torna a far scricchiolare i palazzi dell’Unione. Nel pieno del nuovo scandalo che ha travolto Federica Mogherini e il diplomatico Stefano Sannino, il Parlamento europeo compie un altro passo delicatissimo sul fronte del Qatargate: la commissione giuridica (JURI) ha dato il primo via libera alla revoca dell’immunità parlamentare dell’eurodeputata Pd Alessandra Moretti, mentre ha bocciato la stessa richiesta per la collega dem Elisabetta Gualmini.

È un voto che pesa sia sul piano giudiziario, perché potrebbe aprire formalmente un nuovo filone d’indagine in Belgio, sia su quello politico, perché acuisce le tensioni tra socialisti e popolari e segna una nuova linea di frattura tra destra e sinistra in Europa.

Cosa ha deciso la commissione Juri

La vicenda nasce da una richiesta della procura federale belga, che a marzo 2025 ha chiesto al Parlamento europeo di togliere l’immunità a Moretti e Gualmini nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, lo scandalo di presunte mazzette e regali da Qatar e Marocco per addolcire le posizioni dell’Eurocamera su diritti umani e accordi economici.

Dopo mesi di istruttoria, la commissione giuridica Juri ha votato due relazioni separate:

per Alessandra Moretti ha prevalso la linea favorevole alla revoca dell’immunità, con 16 voti a favore, 8 contrari e 1 astenuto;

per Elisabetta Gualmini la richiesta belga è stata respinta, con 7 sì e 16 no.


La partita, però, non è ancora chiusa: la decisione definitiva spetta ora alla plenaria del Parlamento europeo, che nelle prossime settimane dovrà confermare o ribaltare l’esito della Juri. Fino a quel momento, Moretti mantiene formalmente la sua immunità.

Cosa succede se l’Aula conferma la revoca

La procedura di revoca dell’immunità non equivale in alcun modo a una condanna: è semplicemente la condizione necessaria perché la giustizia belga possa trattare l’eurodeputata come qualsiasi altro cittadino, compiendo atti di indagine che oggi sarebbero bloccati dalle guarentigie parlamentari.

Se la plenaria voterà sì:

Moretti potrà essere formalmente iscritta nel registro degli indagati e sottoposta ad atti istruttori (perquisizioni, acquisizioni di documenti, eventuali interrogatori) senza bisogno di ulteriori autorizzazioni dell’Eurocamera;

il procedimento penale potrà proseguire fino, se ci saranno elementi, a un eventuale rinvio a giudizio.


Resta in piedi, come ricordano tutte le comunicazioni ufficiali, il principio della presunzione di innocenza: la revoca dell’immunità non implica che la parlamentare sia colpevole, ma solo che la magistratura possa accertare se esistano o meno responsabilità.

Per Gualmini, invece, lo “scudo” parlamentare al momento resta intatto: senza revoca, la procura belga avrà margini molto più limitati per procedere.

Perché il voto viene definito “shock”

A rendere il voto esplosivo non è solo il tema in sé – un nuovo capitolo del Qatargate – ma anche la frattura politica che si è aperta dietro le quinte di Juri.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, socialisti (S&D) e popolari (Ppe) avevano tentato fino all’ultimo di trovare una linea comune che preservasse un “patto garantista”, anche in vista di altre richieste di revoca dell’immunità già sul tavolo, come quelle che riguardano gli eurodeputati di Forza Italia Fulvio Martusciello e Salvatore De Meo, coinvolti nel caso Huawei.

L’intesa però è saltata. La decisione di parte del Ppe di non sostenere Moretti è stata letta dai socialisti come una rottura politica e come un segnale di irrigidimento, tanto più che il voto è arrivato all’indomani del nuovo scandalo Mogherini–Sannino, che ha riacceso i riflettori sull’immagine delle istituzioni europee.

In altre parole, in un clima già avvelenato dalle inchieste, il voto su Moretti è diventato il banco di prova di un rapporto tra gruppi che, dopo le europee, era già fragile.

La posizione di Fratelli d’Italia: “Da ora valutazioni solo politiche”

La delegazione di Fratelli d’Italia–ECR al Parlamento europeo ha rivendicato pubblicamente il proprio sì alla revoca dell’immunità di Moretti – e, per coerenza, anche di Gualmini, nonostante su quest’ultima la richiesta sia stata respinta.

In una nota, gli eurodeputati di FdI sostengono che la sinistra avrebbe “svuotato di senso” l’istituto dell’immunità, piegandolo a logiche di parte, citando anche il precedente della vicenda di Ilaria Salis. Per questo, spiegano, d’ora in avanti voteranno sulle revoche seguendo “esclusivamente valutazioni politiche”, e non più in nome di un automatismo garantista.

Nel comunicato, il partito di Giorgia Meloni collega inoltre il caso Moretti al più recente scandalo che ha portato alle dimissioni di Mogherini dal Collegio d’Europa, auspicando che sulla gestione dei fondi Ue venga fatta “piena luce”.

Le parole di Alessandra Moretti: “Voto politico, non sui fatti”

L’eurodeputata dem ha reagito con toni molto duri. In dichiarazioni all’ANSA e ad altri media, Moretti si è detta “amareggiata”, spiegando che gli elementi alla base della richiesta della procura belga sarebbero già stati da lei confutati con documenti davanti alla commissione Juri. Secondo la sua lettura, il voto non avrebbe valutato nel merito quelle spiegazioni, ma sarebbe stato condizionato da strategie e convenienze elettorali tra i gruppi.

Moretti ribadisce la totale estraneità alle accuse sul Qatargate: dichiara di non aver mai ricevuto denaro, regali o benefici né dal Qatar né dal Marocco e si dice “serena” in vista del voto della plenaria, prontissima a rispondere a ogni domanda dei magistrati.

Al tempo stesso, sposta il discorso su un piano istituzionale:

afferma di non essere preoccupata per le conseguenze personali,

ma teme l’impatto sull’indipendenza del Parlamento europeo, ricordando che l’immunità non è un privilegio, bensì uno strumento per proteggere la libertà del mandato dei rappresentanti di milioni di cittadini.

Il Qatargate: tre anni di inchieste e sospetti su Bruxelles

La vicenda Moretti–Gualmini è solo l’ultima diramazione di un’indagine che ha sconvolto l’Eurocamera dal dicembre 2022.

Il cosiddetto Qatargate esplode quando la polizia belga trova valigie e trolley pieni di contanti – in totale circa 1,5 milioni di euro – nelle abitazioni e negli uffici di alcuni eurodeputati e loro collaboratori. Tra i nomi finiti sotto i riflettori:

l’ex europarlamentare socialista Antonio Panzeri, considerato la mente della rete;

la vicepresidente del Parlamento Eva Kaili;

altri deputati come Andrea Cozzolino e Marc Tarabella.


Secondo gli inquirenti, i soldi provenivano da ambienti vicini ai governi di Qatar, Marocco e Mauritania, interessati a influenzare le posizioni dell’Eurocamera su diritti umani, visti e accordi commerciali. Da allora il procedimento è andato avanti tra confessioni, patteggiamenti, scarcerazioni e nuove perquisizioni, arrivando fino alle richieste di revoca dell’immunità per Moretti e Gualmini nel 2025.

La sensazione, a Bruxelles, è che la stagione del Qatargate non sia affatto chiusa: ogni nuovo atto sembra riaprire il tema della credibilità delle istituzioni europee di fronte all’opinione pubblica.

Un voto che pesa su Bruxelles e sulla politica italiana

Il primo sì alla revoca dell’immunità per Alessandra Moretti è quindi un voto shock per almeno tre motivi:

1. Giudiziario – avvicina l’eurodeputata Pd alla condizione di indagata formale in Belgio, anche se ogni accusa dovrà essere dimostrata;


2. Politico interno all’Ue – sancisce una rottura tra socialisti e popolari in un momento in cui la maggioranza “Ursula” è già sotto stress, e mostra un fronte conservatore (Ppe + destre) più disposto a usare la leva dell’immunità come arma politica;


3. Politico italiano – offre munizioni alla destra per attaccare il Pd, già sotto pressione per il caso Mogherini, mentre il campo progressista prova a difendere il principio di presunzione di innocenza e a denunciare una “giustizia a orologeria” europea.

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La parola passa ora alla plenaria del Parlamento europeo, chiamata a decidere in via definitiva sul destino dell’immunità di Alessandra Moretti. Qualunque sarà l’esito, il voto in commissione Juri ha già prodotto due effetti:

ha riacceso i riflettori sul Qatargate e sulle fragilità etiche dell’Eurocamera;

ha trasformato ancora una volta un istituto di garanzia – l’immunità parlamentare – in un terreno di scontro politico frontale.


Per la giustizia belga, il sì della plenaria significherebbe poter lavorare senza vincoli su un fascicolo ancora tutto da chiarire. Per il Parlamento europeo, però, la vera sfida sarà un’altra: dimostrare che, anche in mezzo a scandali e vendette incrociate tra gruppi, è ancora in grado di difendere allo stesso tempo trasparenza, presunzione di innocenza e autonomia delle sue decisioni.

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