La plenaria del Parlamento europeo, riunita a Strasburgo, ha votato oggi la revoca dell’immunità parlamentare all’eurodeputata del Partito democratico Alessandra Moretti, nell’ambito dell’inchiesta nota come Qatargate, esplosa a dicembre 2022. La decisione arriva al termine di una procedura avviata su richiesta della procura federale belga e passata al vaglio della commissione competente dell’Eurocamera.
Il cosiddetto Qatargate è il più grande scandalo di corruzione mai esploso intorno al Parlamento europeo: un’inchiesta avviata dalla procura federale del Belgio che ipotizza un sistema di tangenti e riciclaggio di denaro con cui alcuni Paesi terzi – in particolare Qatar, ma anche Marocco e Mauritania – avrebbero cercato di comprare influenza politica a Bruxelles, migliorando la propria immagine e attenuando risoluzioni critiche sui diritti umani. Nel corso delle indagini, scattate a dicembre 2022, le autorità belghe, italiane e greche hanno sequestrato circa 1,5 milioni di euro in contanti, trovati in abitazioni, uffici e persino in valigie, e hanno coinvolto un nucleo di eurodeputati, ex eurodeputati, assistenti e soggetti legati a ONG: tra i nomi emersi ci sono l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, l’ex eurodeputato italiano Antonio Panzeri (considerato uno dei principali registi del sistema), il suo ex assistente Francesco Giorgi, il sindacalista Luca Visentini, oltre ai deputati Andrea Cozzolino e Marc Tarabella, e più recentemente altre figure come l’eurodeputata Marie Arena e, sul fronte italiano, le dem Alessandra Moretti ed Elisabetta Gualmini, per le quali la procura belga ha chiesto la revoca dell’immunità parlamentare.
Il voto in Aula: numeri e risultato
Secondo i dati diffusi dalle agenzie e ripresi da più testate, la revoca dell’immunità a Moretti è stata approvata con 497 voti favorevoli, 139 contrari e 15 astensioni.
Nella stessa sessione, l’Assemblea ha invece scelto una strada diversa per l’altra eurodeputata Pd coinvolta nella richiesta, Elisabetta Gualmini, respingendo la revoca e quindi confermando l’immunità: 382 voti a favore del mantenimento, 254 contrari e 19 astensioni.
Cosa significa “revoca dell’immunità” e cosa non significa
La revoca dell’immunità non equivale a una condanna né a un giudizio di colpevolezza: è un passaggio che, in sostanza, consente all’autorità giudiziaria richiedente di procedere con eventuali atti di indagine o iniziative giudiziarie senza l’ostacolo della protezione parlamentare. La procedura, come ricordato anche nelle ricostruzioni giornalistiche, non pregiudica la presunzione di innocenza.
In termini politici, però, il voto dell’Aula ha un peso rilevante: perché segnala come la maggioranza del Parlamento europeo abbia ritenuto, nel caso di Moretti, che gli elementi presentati fossero sufficienti a non opporsi alla richiesta della magistratura belga.
L’iter: dalla richiesta del Belgio al via libera della plenaria
Il percorso che ha portato al voto odierno nasce da una richiesta della procura federale belga, presentata nei mesi scorsi e poi trasmessa al Parlamento europeo secondo la procedura prevista. La fase decisiva, prima della plenaria, è passata dalla commissione giuridica JURI, che il 3 dicembre aveva già adottato un orientamento differenziato: raccomandazione per la revoca nel caso Moretti e indicazione opposta nel caso Gualmini.
Oggi la plenaria ha sostanzialmente confermato quel doppio binario: sì alla revoca per Moretti, no per Gualmini.
La linea del Pd: la dichiarazione di Zingaretti
Dopo il voto, è intervenuto Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo. In una dichiarazione riportata dalle agenzie, Zingaretti afferma di essere “certo” che Alessandra Moretti dimostrerà “correttezza e trasparenza” rispetto ai fatti contestati e sostiene che nella fase che si apre ci sarà “l’opportunità per verificare la sua estraneità”, aggiungendo che l’impegno di Moretti continuerà nel lavoro parlamentare.
Alla vigilia, lo stesso Zingaretti aveva anche annunciato l’intenzione della delegazione dem di votare contro la revoca per entrambe, contestando l’impianto di parte delle circostanze indicate nelle carte e rivendicando una maggiore tutela delle prerogative parlamentari.
Le posizioni degli altri gruppi: il caso M5S
Sul fronte italiano, si registra anche la posizione del Movimento 5 Stelle: fonti del gruppo, sempre secondo quanto riportato da ANSA, avevano fatto sapere prima del voto che gli eurodeputati M5S si sarebbero espressi a favore della revoca dell’immunità sia per Moretti sia per Gualmini.
L’esito finale ha quindi prodotto un risultato “misto”: la linea M5S è risultata coerente con la decisione su Moretti, ma non ha inciso a sufficienza per rovesciare l’orientamento dell’Aula sul caso Gualmini.
Un passaggio politico che riaccende i riflettori sul Qatargate
Il voto del Parlamento europeo si inserisce in un quadro in cui l’inchiesta Qatargate continua a rappresentare una ferita reputazionale per le istituzioni europee, a distanza di anni dall’esplosione del caso. L’Eurocamera, in questi mesi, si è mossa su un crinale delicato: da un lato la tutela dell’autonomia e delle prerogative dei parlamentari, dall’altro l’esigenza di non apparire come uno scudo automatico di fronte alle richieste delle autorità giudiziarie.
La revoca dell’immunità ad Alessandra Moretti, in questo senso, apre ora una fase in cui l’inchiesta belga potrà proseguire senza quel vincolo. Parallelamente, la decisione opposta su Elisabetta Gualmini segnala che il Parlamento ha ritenuto non sovrapponibili i due fascicoli o comunque non identico il livello di elementi ritenuti necessari per autorizzare il passo.
Cosa succede adesso
Dopo il voto dell’Aula, l’effetto pratico è che nel caso di Moretti cade la protezione parlamentare legata alla specifica richiesta: da qui in avanti, l’eventuale sviluppo giudiziario seguirà i tempi e le modalità dell’autorità competente, mentre sul piano politico il Pd ribadisce la fiducia nell’eurodeputata e la convinzione che potrà chiarire la propria posizione.
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In definitiva, il voto di Strasburgo non chiude nulla: apre. Da un lato, consente alla magistratura belga di andare avanti sul fronte giudiziario, facendo cadere per Alessandra Moretti il diaframma dell’immunità; dall’altro, rimette al centro il nodo politico del Qatargate e della credibilità delle istituzioni europee. La scelta differenziata tra Moretti e Gualmini dimostra che il Parlamento non ha voluto trasformarsi in un “notaio” delle richieste della procura, ma ha esercitato una valutazione autonoma, assumendosene la responsabilità.
Ora la partita si sposta su due piani: nelle aule giudiziarie, dove dovranno emergere fatti, prove e chiarimenti, e nel dibattito pubblico, dove partiti e gruppi politici saranno chiamati a dimostrare di saper coniugare garantismo e rigore. Per Moretti si apre una fase delicata, in cui la presunzione di innocenza dovrà convivere con l’inevitabile pressione mediatica. Per il Parlamento europeo, l’ennesimo banco di prova: dimostrare che la lotta alla corruzione e alle interferenze straniere non è solo un caso di cronaca, ma una condizione minima per chiedere fiducia ai cittadini.



















