Beccati Meloni e Crosetto – L’hanno fatta veramente grossa – Ecco cosa hanno scoperto

Per mesi si è discusso di aumento delle spese militari, degli impegni assunti dall’Italia con gli alleati e della possibilità di ricorrere a nuovo debito pubblico per rafforzare la Difesa. Una discussione che ha attraversato il Parlamento, provocato polemiche tra maggioranza e opposizioni e alimentato interrogativi sulle priorità economiche del Paese. Adesso, però, le intenzioni del governo cominciano a trasformarsi in stanziamenti concreti, con cifre, programmi e nuovi strumenti militari.

La manovra economica per il 2027 contiene infatti un piano che prevede la creazione di una riserva militare pronta a essere impiegata a sostegno delle Forze armate, il ritorno dei carabinieri ausiliari, la costruzione e l’ammodernamento di caserme, nuovi finanziamenti per un caccia da combattimento di ultima generazione e oltre un miliardo di euro destinato alle missioni internazionali.

A rendere possibile il finanziamento di questi interventi è il ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa, autorizzata nell’ambito delle regole europee. Una scelta che consente di aumentare il deficit per sostenere investimenti militari, con la conseguenza di accrescere il fabbisogno di finanziamento dello Stato.

Secondo quanto emerge dal testo della legge di bilancio bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, per il biennio 2027-2028 il governo dispone di oltre quattro miliardi di euro di margine per nuove spese militari. Ed è proprio dalla distribuzione di queste risorse che emerge la portata del piano.

Nascono le Forze di riserva della Difesa: personale addestrato e pronto all’impiego

Una delle novità più significative riguarda la creazione delle cosiddette Forze di riserva della Difesa, un progetto discusso da tempo e ora inserito tra gli interventi da finanziare.

L’obiettivo è costituire un bacino di personale addestrato, disponibile a intervenire per integrare e sostenere le Forze armate quando necessario.

Non si tratta, almeno sulla base delle disposizioni attualmente note, del ripristino della leva militare obbligatoria. Il progetto riguarda la costituzione di una riserva organizzata, la cui disciplina dovrà essere definita attraverso successivi provvedimenti normativi.

È una distinzione importante, perché il testo della manovra non chiarisce ancora tutti gli aspetti relativi al reclutamento, alla durata dell’addestramento, alle modalità di richiamo e ai compiti operativi che potranno essere assegnati ai riservisti.

Le risorse, invece, sono già indicate.

Per gli interventi destinati alla costituzione delle riserve e all’adeguamento delle capacità militari vengono previsti circa 885 milioni di euro nel triennio 2027-2029. Dal 2030 lo stanziamento si ridurrebbe progressivamente, passando da 300 milioni fino a 220 milioni annui dal 2032.

A questi importi si aggiungono ulteriori risorse destinate al potenziamento dei servizi operativi della Difesa: circa 412 milioni nel biennio 2027-2028 e 170 milioni all’anno a partire dal 2029.

Considerando complessivamente questi interventi, il piano mette a disposizione circa 860 milioni di euro nei primi due anni, 600 milioni nel 2029 e risorse annuali nell’ordine di 400 milioni negli esercizi successivi.

Cifre che mostrano come la creazione della riserva non sia pensata come un intervento temporaneo, ma come un investimento destinato a produrre effetti anche negli anni successivi.

Tornano i carabinieri ausiliari: reclutamenti già dal 2027

Un’altra misura riguarda il ritorno della figura del carabiniere ausiliario, attraverso l’istituzione di una riserva volontaria destinata a rafforzare l’Arma.

La manovra prevede il reclutamento di 600 persone nel 2027 e di mille unità all’anno a partire dal 2028.

Potranno candidarsi giovani tra i 18 e i 26 anni in possesso dei requisiti che saranno stabiliti dalle disposizioni attuative.

Il percorso previsto comprende un corso iniziale di formazione della durata di tre mesi, seguito da un periodo di servizio di un anno, rinnovabile per ulteriori due.

I nuovi carabinieri ausiliari potranno essere impiegati in compiti di carattere militare, ma anche in attività operative e addestrative presso i reparti dell’Arma sul territorio nazionale, prevalentemente su base regionale.

Le modalità concrete di utilizzo dovranno essere definite dal Comandante generale dei Carabinieri.

Anche in questo caso, il governo ha previsto una crescita progressiva degli stanziamenti.

La spesa iniziale dovrebbe essere di circa 42 milioni di euro nel 2027, per poi aumentare insieme al numero del personale reclutato, fino a raggiungere una cifra nell’ordine di 150 milioni di euro all’anno.

L’introduzione della nuova figura apre una questione più ampia sul modello di organizzazione delle forze militari e di sicurezza, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra personale permanente e personale volontario impiegato per periodi limitati.

Nuove caserme e strutture militari: oltre 100 milioni in due anni

Il piano non riguarda soltanto il personale.

Un altro capitolo della manovra è dedicato all’ammodernamento delle infrastrutture dell’Esercito, della Marina militare e dell’Aeronautica.

L’intervento comprende la possibilità di costruire nuove caserme, ampliare quelle esistenti e ristrutturare edifici e strutture utilizzate dalle Forze armate.

Per il 2027 sono previsti 17 milioni di euro, mentre per il 2028 lo stanziamento sale a 87 milioni.

Il totale raggiunge quindi 104 milioni di euro nel biennio.

Non è ancora disponibile un elenco definitivo delle strutture interessate, né una distribuzione territoriale dei finanziamenti.

La procedura prevista affida ai vertici militari il compito di individuare gli interventi prioritari, che dovranno successivamente essere approvati dal ministero della Difesa.

Il programma rappresenta quindi un investimento infrastrutturale, ma per conoscere quali territori e quali caserme saranno coinvolti sarà necessario attendere i provvedimenti successivi.

Oltre 1,3 miliardi per le missioni militari all’estero

Una delle voci economicamente più rilevanti riguarda il finanziamento delle missioni internazionali alle quali partecipa l’Italia.

La legge di bilancio destina a questo capitolo circa 1,3 miliardi di euro nell’arco di due anni.

Nel dettaglio, sono previsti 520 milioni di euro nel 2027 e 804 milioni nel 2028, per un totale di 1 miliardo e 324 milioni.

Le missioni internazionali comprendono operazioni di diversa natura, dalla presenza militare nei contingenti multinazionali alle attività di stabilizzazione, sicurezza, addestramento e cooperazione.

Il finanziamento non equivale automaticamente all’autorizzazione di nuove operazioni. La partecipazione italiana alle missioni segue procedure specifiche e richiede il coinvolgimento del Parlamento secondo le disposizioni vigenti.

La novità riguarda soprattutto la scelta di utilizzare una parte consistente del margine di deficit consentito per la Difesa per sostenere queste attività.

Una decisione destinata a entrare nel confronto politico, perché una quota significativa delle risorse aggiuntive viene impiegata per finanziare impegni operativi che richiedono stanziamenti ricorrenti.

Il nuovo caccia da combattimento con Giappone e Regno Unito

Nel piano compare anche il programma GCAP, acronimo di Global Combat Air Programme, l’iniziativa internazionale che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone nello sviluppo di un velivolo da combattimento di nuova generazione.

Il progetto è stato formalizzato nel 2023 e coinvolge importanti gruppi industriali del settore aerospaziale e della difesa, tra cui Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi Heavy Industries.

L’obiettivo è sviluppare un sistema aereo avanzato destinato a sostituire progressivamente alcuni degli attuali velivoli militari, integrando nuove tecnologie, sensori e capacità operative.

La manovra prevede ulteriori 32 milioni di euro nel 2027 e 16 milioni nel 2028.

Questi 48 milioni non rappresentano il costo complessivo del progetto, che è molto più ampio, ma risorse aggiuntive destinate a coprire specifici oneri amministrativi legati alla sua realizzazione.

Il programma GCAP è considerato uno degli investimenti strategici più importanti per l’industria aeronautica militare italiana, ma comporta anche impegni finanziari destinati a protrarsi nel tempo.

Intanto il governo taglia sulla scuola

Mentre dalle piazze arrivano richieste di maggiori investimenti nell’istruzione e nei servizi pubblici, la legge di Bilancio apre un nuovo fronte di polemica sulla scuola. La manovra prevede infatti, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, una riduzione di 4.925 posti nell’organico dei docenti, ai quali si aggiungono 2.049 posti del personale Ata, per un totale di 6.974 unità in meno. Il governo punta così a ottenere risparmi per circa 84 milioni di euro nel primo anno e oltre 250 milioni annui dal 2028. Una scelta che ha immediatamente provocato la reazione delle opposizioni e dei sindacati, che accusano l’esecutivo di ridurre le risorse proprio mentre il mondo della scuola chiede più personale, maggiore sostegno agli istituti e interventi contro le difficoltà educative e sociali.

Intanto sulla sanità restano risorse insufficienti

Anche sulla sanità la manovra apre un fronte di forte contestazione. Per il 2027 il governo prevede circa 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per il Fondo sanitario nazionale, ai quali si aggiunge un miliardo già stanziato con la precedente legge di Bilancio. Una cifra che resta però molto lontana dalle richieste avanzate dalle Regioni, che avevano indicato la necessità di 6,8 miliardi in più nel solo 2027 e oltre 18 miliardi nel triennio 2027-2029 per sostenere personale, farmaci, innovazione e aumento dei costi.

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha parlato di risposte «ancora insufficienti», sottolineando come le risorse disponibili rischino di essere assorbite in larga parte dall’aumento dei costi, lasciando irrisolti problemi strutturali come carenza di personale, retribuzioni e liste d’attesa. Nella manovra sono previsti anche 380 milioni annui per le indennità del personale dei Pronto soccorso e 300 milioni nel 2027 per prestazioni aggiuntive contro le liste d’attesa, ma per il mondo sanitario il nodo resta la distanza tra gli stanziamenti previsti e le necessità complessive del Servizio sanitario nazionale.

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Il nodo del debito pubblico: le spese militari finanziate in deficit

Uno degli aspetti più discussi della manovra riguarda la provenienza delle risorse.

Gli stanziamenti sono collegati all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per la Difesa, che consente una maggiore flessibilità rispetto ai vincoli ordinari di bilancio.

In sostanza, il governo può programmare spese militari aggiuntive ricorrendo a un maggiore deficit, nei limiti e alle condizioni previste dal quadro europeo.

Questo significa che non si tratta di risorse ottenute attraverso nuove entrate fiscali già disponibili, ma di una maggiore possibilità di finanziamento della spesa pubblica.

L’aumento del deficit, a parità delle altre condizioni, si traduce in un incremento del debito pubblico.

La scelta ha una motivazione strategica dichiarata: rafforzare le capacità militari dell’Italia in una fase internazionale caratterizzata da conflitti, instabilità e crescenti richieste di investimenti nella sicurezza da parte degli alleati.

Allo stesso tempo, pone interrogativi sulla sostenibilità degli impegni pluriennali e sulle priorità da assegnare alle diverse voci della spesa pubblica.

Il governo dovrà infatti conciliare gli investimenti militari con le altre esigenze di bilancio, dalla sanità all’istruzione, dalle pensioni agli interventi per famiglie e imprese.

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